Breaking News — 28 novembre 2010

E’ un giallo ancor prima di iniziare.

Un termine: Wikileaks.Letteralmente “fuga di notizie”. Il sistema è semplice. Vengono raccolti documenti riservati, si indaga, si fanno tutte le opportune verifiche e poi le si mettono online. Una vera informazione spericolata, che non bada agli effetti, ma solo alla diffusione di contenuti.

Un sito internet che è famoso per i propri scoop, che riporta dati, cifre, numeri e le sventola sotto gli occhi di tutti.Nessuna censura, nessun filtro.

Alle 22.30, ore italiana di questa sera finisce l’attesa e scatte la fatidica ora X, che già sta facendo tremare i governi di tutto il mondo, per quel che hanno detto, al di là delle tante belle recite pubbliche tipiche ai volit incerati dei piani alti e, quel che hanno fatto, al di là di tutte quelle strette di mano cordiali e quelle tavole rotonde esposti com’erano agli occhi di cotante telecamere e microfoni.

Il sito però non è raggiungibile online e gli autori hanno fatto sapere attraverso Twitter di essere sotto attacco informatico. Si legge infatti una stringa precisa ma essenziale, tipica del social network: “Stiamo subendo un DDoS

Di altro attacco ha parlato il Ministro degli Esteri Italiani, Carlo Frattini, che lo ha definito come una nuova forma di terrorismo, una vera e propria bomba mediatica che farà saltare i rapporti diplomatici tra molte nazioni.

Hillary Clinton, Capo di Stato statunitense e repubblicana doc in prestito all’amministrazione democratica di Obama, parla all’unisono con l’ammiraglio delle forze armate Mike Mullen, di informazioni che sono pericolosissime per la stabilità mondiale, per i rapporti diplomatici ma anche perché si rischia di fornire informazioni che possono mettere a rischio intere missioni di pace nel mondo e quindi la vita di molti soldati.

Tremano i capi di Stato di mezzo mondo, tra cui Putin, Sarkozy, Gheddafi, Berlusconi, Karzai, Netanyah, ed altri personaggi che oramai sono stati messi all’angolo, come l’ex Presidente degli Stati Uniti con l’indice di gradimento più basso della storia, il guerrafondaio George Bush.

Tremiamo anche noi, nell’attesa di analizzare il materiale. Se da un lato consideriamo un diritto leggere l’insieme di file, dall’altro confidiamo che il sensazionalismo, lo scalpore e le conseguenze preannunciate siano solo un iperbole giornalistica che fa leva sulla curiosità della gente, anche quando si parla di top-secret.

In realtà nessun file è definito top secret. Il materiale pubblicato è costituito circa 260.000  documenti di cui 8.000 del Dipartimento di Stato Americano. Più precisamente i redattori del sito precisano che sono 251.287 telegrammi e 8.000 direttive.

Il 40,5% di questi  e’ “confidenziale”, e solo 15.652 sono definiti”segreti”. Oltre la metà invece non avrebbe alcun vincolo di riservatezza.

La documentazione sarebbe stata ‘prelevata’ dal Secret Internet Protocol Router Network (SIPRNet), fonte a cui possono accedere circa 2,5 milioni di funzionari pubblici degli Stati Uniti.

Le più importanti testate giornalistiche, tra cui il quotidiano americano New York Times, quello spagnolo El Pais e l’inglese The Guardian hanno già annunciato che pubblicheranno i contenuti forniti da Wikileaks, mentre il direttore Julian Assange, un vero e proprio investigatore, ha riferito in una videoconferenza (da un luogo segreto della Giordania) , poco fa, dei problemi del sito, ribadendo però che oramai l’informazione non può essere in alcun modo fermata.

I primi contenuti stanno uscendo in questi minuti. Si parla delle feste selvagge cui ha partecipato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dell’esercito di procaci infermiere bionde al servizio del libico Muammar Gheddafi e del “paranoico” presidente afgano Hamid Karzai.

Ma come funziona Wikileaks? I contenuti ora verranno diffusi attraverso i maggiori quotidiani e si diffonderanno per giorni a macchia d’olio in rete e continueranno ad alimentare a catena i titoli degli altri giornali.

Wikileaks, dove Wiki oramai è sinonimo di collaborazione, dove tutti gli utenti del web possono dare il loro contributo, in questo caso la vendetta parte dal basso e colpisce al cuore quella politica che nasconde il proprio voto, dietro affari di Stato, dove spesso di Affari di Stato proprio non si tratta.

Non abbiamo la pretesa di ripercorrere nel dettaglio il contenuto delle migliaia di files che vengono resi pubblici vcol passare delle ore. Non è neppure ciò che desideriamo. L’intento è invece l’opposto. Agevolare il lettore tra migliaia di siti informativi fornendo dati certi in modo assolutamente schematico. Da questa prima sintesi, si potrà poi fare una ricerca più specifica scegliendo l’argomento di maggior interesse.

Nel marasma informativo i documenti della diplomazia americana parlano di:

– le festine di Berlusconi

– la consiederazione reale degli USA per Berlusconi, definito dall’incaricata d’affari americana a Roma un “Incapace, vanitoso oltre che un  inefficace come leader europeo moderno” . La stessa continua definendolo fisicamente e politicamente indebolito dalle  “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party per i quali non si riposa a sufficienza”

– il rapporto troppo stretto fatto di tanti regalini tra lo stesso Presidente del Consiglio e Putin, definito alpha dog”, cioè il maschio dominante;

– spionaggio vero e proprio, come riporta The Guardian, del Dipartimento id Stato USA, che ordina a 30 ambasciate di spiare i vertici delle Nazioni Uniti, il segretario generale Ban Ki-moon e non possono mancare i diplomatici di Cina, india e Russia.

– Il Der Spiegel, palra dei rapporti tra USA e Iran, e cita il principe ereditario Abu Dhabi e funzionari USA tra cui il generale americano David Patraesus, in colloqui che parlano di una guerra rapida per evitare futuri ed aspri confronti nucleari.

– In molti documenti, a partire dal 2007,   appare un forte timore USA per il nucleare Pakistano, in via di sviluppo.

– La Libia è toccata da El Pais. Anche qui i documenti della diplomazia americana toccano il Presidente Gheddafi per bocca dell’ambasciatore americano a Tripoli. Il diplomatico parla del lider libico come di un narcisista assoluto, un ipocondriaco, con numerose manie. Usa il botulino, è circondato da infermiere bionde e servizievoli, ricorre a continue analisi mediche. Che sia un pò svitato comunque è sotto gli occhi di tutti, quindi tanto di cappello alle affermazioni dell’ambasciatore americano.

– Si parla di Guantanamo. Era ed è talmente spinoso per gli USA piazzare i prigionieri (ciò è anche uno dei tanti fattori che sta ritardando la chiusura promessa da Obama) del centro di detenzione che si barattano le accettazioni con Serbie e Belgio: per il primo è un diktat per ottenere la visita nel paese di Obama, per il secondo è un modo low cost per l’ascesa europea.

– Si parla della Turchia e dell’influsso negativo e pericoloso, in quanto fondamentalista del Ministro degli Esteri Davutoglu sul Primo Ministro Erdogan. Si cita anche una affermazione ironica “vogliamo riprenderci l’Andalusia”

– Corea del Nord /Sud. Anche qui si rende ufficiale ciò che tutti sanno e che è scontato. Gli USA hanno forti interessi. (ma che scoperta!). USA e sudcorea, nell’ottica di una prevedibile tracollo della Corea del Nord parlano di offrire incentivi economici alla Cina per sedare la preoccupazione di una Corea unificata, forte alleata in Asia degli USA. Ovvio che il conflitto di questi giorni e il pronto interventi statunitense con tanto di portaerei, esercito, marines, navi, e altri mezzi d’artiglieria inizia a chiarire il giallo sul conflitto più di mille parole.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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