Breaking News L'editoriale — 02 dicembre 2010
Wikileaks e lo schianto della democrazia

Come spesso accade, siamo bombardati da notizie che piombano come bombe sulle nostre teste attraverso le tecnologie che hanno praticamente annullato il concetto di privacy.

Tali notizie diventano pane quotidiano e si mescolano alle nostre attività personali. Le cogliamo per radio in ufficio o in automobile, mentre in auto ci rechiamo al lavoro, quando parliamo con i colleghi o sentiamo vociferare al nostro fianco due persone che indignate commentano un fatto sorseggiando un caffé, quando accendiamo il televisore o navighiamo in internet.

Non possiamo non aver sentito parlare di Wikileaks e, diciamoci la verità, alla maggior parte di noi questo sito sino a qualche giorno fa ci era totalmente indifferente, nonostante fosse già salito alla ribalta con gli scoop avvalorati da documenti ufficiali statunitensi relativi alla guerra in Iraq.

Wikileaks è un sito internet no-profit che raccoglie, grazie ad un team di esperti tecnici e giornalisti, documentazioni esclusive che testimoniano cattive condotte e gravi inadempienze governative. Il sito assicura di verificare ogni singola parola, ogni singola documento per garantirne massima attendibilità, ma le fonti delle notizie ed i sistemi utilizzati per i contatti e la raccolta delle stesse informazioni rimangono sotto il più stretto riserbo, sotto quel top-secret di cui il sito stesso si sta facendo beffa giorno dopo giorno.

Ovvio che un sito di questo tipo divide l’opinione pubblica e lo fa creando differenti correnti di pensiero. Quella dei sostenitori parla di difesa alla libertà di informazione, mentre i detrattori parlano di attacco al cuore della diplomazia ed alle pubbliche relazioni, nonché alla sicurezza nazionale ed alle vite di molte persone che dovrebbero aver garantita massima segretezza a tutela del compimento delle loro missioni.

Se con la guerra in Iraq, con quella in Afghanistan, con il centro di detenzione di Guantanamo è caduto il mito di una America che agisce sempre e comunque nel pieno rispetto del cittadino e che non infierisce sui detenuti con sadici strumenti di tortura, con la pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti vediamo vacillare l’integrità del Dipartimento di Stato Statunitense.

Il mastino Hillary Clinton, da sempre manipolatrice del succube Bill, ci ha stupito con le dichiarazioni così aspre e severe nei confronti di chi starebbe violando numerose leggi, a suo dire, ma che ancora non si è capito quali.

Abbiamo colto i termini perseguitare, colpire, incriminare. Quel che risuonava al di là di questi gravi termini saporava di vendetta. Vendetta, verso coloro che hanno utilizzato internet, la libertà di informazione stravolgendone il concetto, che ora diventa pericoloso.

Il punto è questo. Pare che la cotanta democrazia sia assolutamente libera sintantoché resta vincolata nella propria stessa definizione, a giocare nell’orticello. Perché, per quanto possa dire un articolo, o per quante testate vi possano essere, per quanto qualche scandalo possa giungere nelle case dell’elettorato, non può essere in grado di ledere il sistema e gli aspetti che sono parte integrante dello stesso ma che è bene restino coperti da segreto. Emerge una doppia morale, che in realtà già tutti conoscevamo, come pure i contenuti, più o meno sensazionalistici. Per quanto gravi essi siano, non ce ne stupiamo perché dentro di noi ognuno sa di quanto siano sporchi i giochi dietro la facciata. E lo sappiamo perché la nefandezza esiste anche ai piani piccoli, quelli che siamo soliti toccare nel quotidiano, per i quali ci incazziamo e ci scontriamo. Possiamo immaginare quello che esiste quindi là dove gli interessi si moltiplicano a pari passo con il potere decisionale. Là le coscienze si sgretolano molto più facilmente, sovente il libero arbitrio porte a scelte che sgretolano l’integrità morale ed il compromesso è l’unico modo per sopravvivere in ambienti popolati da famelici squali. In quegli ambienti talora un coraggio inaudito popola qualche individuo, pazzia o incoscienza che sia, e diventa quasi una sorte di eroe.

Il punto è che come non pensavamo che l’America potesse utilizzare tanto sistematicamente lo strumento della guerra sui civili, le torture sui detenuti e a volte solo su presunti colpevoli in alcuni casi riconosciuti poi completamente innocenti, così non pensavamo che lo Stato democratico per definizione al mondo potesse iniziare a vacillare di fronte agli stessi strumenti di cui si fa garante.

Ancor più grave è questa ferma condanna al disobbediente,  colui che viola leggi. E per spulciare tra possibili violazioni viene addirittura creato un team apposito di scagnozzi il cui compito è spulciare tra marasmi di carta bianca per creare ad arte una incriminazione. Un vero e proprio complotto contro il creatore del sito, che ora è rifugiato chissà dove e perseguito da Waghington con il risultato che solo Ecuador, Cuba, Svizzera ed Islanda sono gli unici paesi in cui può muoversi con una certa tranquillità.

Giusto o sbagliato che sia Assange non può essere braccato, tesi confermata a tutto il mondo da Hillary Clinton e dal Ministro della difesa americano Eric Holder, che ha già annunciato l’avvio delle indagini e l’apertura di fascicoli con accuse penali sulla testa del direttore del giornale, del portavoce Kristinn Hrafnsson, dei rappresentanti legali della Sunshine Press Production, cui il sito fa affidamente per difendere il proprio operato. Dalla Giordania, in località segreta, Assange aveva detto che non solo lui era braccato ma che tutta l’organizzazione era sotto attacco, anche alla luce dei documenti che continueranno ad uscire e che andranno ad intaccare il nucleo dell’economia statunitense, le banche e Wall Street.

In Wikileaks la gravità sta nella reazione stessa che ha scatenato più che nei suoi contenuti. Diciamocelo chiaramente che se in diplomazia ci si stringe una mano davanti ai fotografi, quando si chiude la porta, si è liberi di mandare a quel Paese l’altro avversario o di nutrire una antipatia a titolo personale o un giudizio, che comunque non va ad interferire con il lavoro che la carica comporta. L’essere liberi, è un concetto oggi sformato, deviato e Wikileaks colpisce là, proprio dove ci si slaccia la cravatta e ci si sente liberi di parlare. Non è più così. Wikileaks colpisce al cuore, in quella privacy che è venuta a mancare e con il cui concetto ho voluto aprire questa riflessione. Una sorta di grande fratello, che supera i contenuti spazzatura della omonima trasmissione televisiva lavaneuroni, e che si appropria di un sistema di monitoraggio senza filtri andando oltre i cancelli di riservatezza sbandierati e le facciate diplomatiche, per proporre a fronte di un lungo lavoro, i fatti, trasparenti, cristallini, disarmanti.

Wikileaks, è espressione mediatica dei nostri tempi ed ennesima dimostrazione di quanto internet stia ancora evolvendo nella manifestazione della propria infinita identità.

Wikileaks: un aiuto a rispolverare la verità

Forse la vera democrazia sta proprio in internet e l’America credeva di essere pronta solo di facciata, solo sino a quando l’inconveniente sabotava quella stessa struttura liberale cui il sistema poggiava tronfio per dimostrare al mondo la propria trasparenza.

Forse si dovrà ricredere anche la confusa blogger cubana Yoani Sanchez, che proprio in questi giorni spera d’andare a ritirare un Premio in Danimarca di 55.000 euro, per ottenere quei fondi che le permetterebbero d’aprire a Cuba una testata giornalistica dallo stampo pluralista. Forse anche là, nell’auspicata meta oltreoceano, la libertà è subordina al volere del sistema. Si tratta solo di rilevarne e confini e poi ci si sentirà nuovamente in trappola. Ma Yoani è uno strumento che pare sciacquato della propria originalità oramai, uno strumento vecchio così come lo è la continua e blaterante lamentela ed indignazione per la realtà in cui vive e che non accetta. Ora il futuro è in Wikileaks, nella sua condivisione di contenuti senza filtri.

E se qualche testa dovrà cadere e se di attacco terroristico, per dirla alla Frattini, si tratta non se la si prenda con Wikileaks, ma con un sistema semmai, che ha fatto leva sulle proprie libertà per farsi grande, sino a quando le stesse non sono diventate sufficientemente forti e vere da metterne di denunciarne la falsità e metterne a repentaglio l’integrità. Le regole non si cambiano con giochi fatti.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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