Venezuela: Juan Guaidó il mercenario che dà fuoco agli aiuti umanitari

E’ il 23 di Febbraio 2019.

Nella temibile Venezuela socialista, bolivariana è in corso una rivoluzione. Si, rivoluzione. Partita anni prima dal “lider quasi maximo“, Hugo Chavez, che riversa soldi di una economia petrolifera fiorente in aiuti sociali e nell’edificazione di un’ampia unione socialista, ispirata agli insegnamenti del grande maestro Bolivar e a quelli della politica cubana. 

Si cerca di creare una vera e forte alternativa all’egemonia economica USA, che la fà da padrona condizionando (il più delle volte schiacciando), tutte le piccole economie latinoamericane. Questi stati, non hanno le possibilità di creare una vera indipendenza economica e, la consapevolezza è che è necessario un processo d’unione lungo e sincronizzato. 

Ci si prova affiliando L’Ecuador, La Bolivia, l’Argentina in primis, ma poco alla volta il puzzle inizia a perdere pezzi, e gli USA iniziano a rafforzare la propria posizione smantellando e creando contrasti interni.

In Venezuela manca tutto. Direte, i beni materiali? Si, ma sinceramente la mentalità. Un popolo che, allo stremo, è oramai nazionalista solo quando conviene, e che si vende in toto, non per mancanza di cultura ed ideali, quanto per necessità. E qui si insediano interessi ed equilibri che sono tra i più grandi al mondo. Lo Stato tenta di tenere botta, creare una unione ma è un’agonia, un soffocare a poco a poco.

 

una signora venezuelana prega i militari di far entrare i camion con gli aiuti umanitari

In questa situazione le ingiustizie la fanno da padrone, e poco importa che siano proprio quelle per le quali ci si batte. Come diceva Martì “il genere umano non ha che una sola guancia: in qualsiasi posto un uomo riceve uno schiaffo, lo ricevano anche tutti gli altri”. Una di queste è proprio quella del 23 Febbraio 2019. Da un lato le forze militari del governo ufficiale, dall’altro quelle mercenarie guidate dall’eroe di rappresentanza statunitensi, il politico Juan Gauidò. L’opposizione è ovviamente fortissima, sostenuta economicamente dagli USA e riconosciuta a livello ufficiale quale governo alternativo alla dittatura feroce di Maduro.

Guaidò non disdegna la violenza, più volte cerca di sabotare i basici servizi messi a disposizione del governo. Il 23 Febbraio gli scontri si svolgono anche sul confine tra Colombia e Venezuela e precisamente anche sul ponte Francisco de Paula Santander,  che unisce Cúcuta (Colombia) con Ureña (Venezuela). 

Qui viene dato fuoco a camion carichi di aiuti umanitari per il popolo, quantificati in 600 tonnellate per l’esattezza. Un atto scellerato, intollerabile, l’ennesimo che colpisce la popolazione. Solite scene di guerriglia, disordine e povertà che strema e sminuisce l’uomo all’icona animale. Dopo mesi, appare la verità, testimoniata dal New York Times (1), a smentire ciò che il mondo imputava alle forze dell’esercito di Maduro. E ciò la molotov che ha incendiato il primo camion e da cui poi è nato tutto il resto è partito da un combattente di Guaidò. Il primo a smentire, è il periodico venezuelano El Pais, che ammette l’errore dei precedenti articoli, a fronte delle prove portate per l’appunto dal New York Times.

 

RIPORTIAMO QUI IL LINK DI YOU TUBE POSTATO DAL NEW YORK TIMES

 

Sapete che guerra si vive in mezzo a quella vera della sofferenza del popolo? La guerra delle idee, degli interessi economici che la fanno da padrone, la guerra che punta all’instabilità politica e mantenere il latino america una polveriera disorganizzata ed instabile succube dei trattati statunitensi. Chi scrive non è assolutamente a sfavore degli USA, ma non può in tale frangente che riportarne ciò che è ovvio.  Guaidò è ovvio che non è la soluzione, ben più complessa. Riportare un equilibrio necessita di un cambio direzionale supportato da tutti i protagonisti della scena mondiale. Sino a quando invece il territorio venezuelano è ambito per ciò che offre il sottosuolo, il popolo dovrà subirne le drammatiche conseguenze. E un governo che si oppone, per quanto disorganizzato, all’equilibrio imposto, non può che restare agonizzante. 

 

 

Dov’è la soluzione, dov’è la verità? non lo sappiamo, ma cerchiamo almeno di fare ordine nei fatti e questi in più frangenti sottolineano quanto sudicia sia la figura imposta di Guaidò,  e quanto sia grave essere sprezzanti con la sovranità d’un Paese scegliendone di fatto un Presidente ad interim, senza alcuna autorità per farlo. Il Chile del 1973 è un esempio non tanto lontano, si pensi a Salvar Allende…

 

  1. https://www.nytimes.com/es/2019/03/10/venezuela-ayuda-incendiada/

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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