USA – Washington: XIX Conferenza Internazionale sull’AIDS

L’Italia si è dimenticata dell’HIV. La scienza è intervenuta come in ogni emergenza sostenuta dai finanziamenti, alla base di ogni progetto di ricerca e sviluppo.

Si sono trovate soluzioni farmacologiche, i farmaci antiretrovirali, che hanno permesso di controllare la mortalità della malattia e trasformarla in un chronic disease.

Il nemico c’è ancora, sempre, ma una volta conosciuto lo si è addomesticato.

Tutto bene quindi? Tutt’altro. Una riduzione importante del tasso di mortalità che si è tramutato in un continuo aumento dei sieropositivi.

Bene forse per quelle stesse case farmaceutiche che continuano a rendere sempre più efficace la terapia passando anche da un più semplice controllo di una corretta compliance; in altre parole, il fine è arrivare alla pillolina giornaliera e dimenticarsi poi del problema sociale senza trascurare quello dei costi sanitari.

Al XIX Convegno Mondiale per la lotta Aids, che ha preso il via ieri ad Washington e che proseguirà sino al 27 Luglio, si ricorda che l’AIDS non è sconfitto, è solo sedato, grazie agli sforzi, ai fondi, all’informazione, alla prevenzione ostinata fatta in tutti questi anni.

Presenti alla conferenza lunga è la lista dei personaggi di spicco provenienti dal mondo della scienza, politica, diplomazia, intrattenimento, pronti ognuno a dare un proprio contributo in termini di visibilità alla manifestazione. Tra questi l’ex Presidente Bill Clinton, il Segretario di Stato U.S. Hillary Rodham Clinton, il segretario USA della salute e dei servizi umani Kathleen Sebelius, il Presidente del Sudafrica Kgalema Motlanthe, l’ex First Lady Laura Bush, HRH Mette-Marit, il Presidente della banca mondiale Jim Yong Kim, il Direttore esecutivo dell’UNAIDS Michel Sidibé, Il Premio Nobel per la Medicina Françoise Barré-Sinoussi, il Direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) Anthony Fauci,  Elton John,  Whoopi Goldberg ed il Presidente di Microsoft Bill Gates che ha finanziato uno studio poi pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet,  condotto su 26.000 persone sieropositive e che testimonia l’aumento della resistenza ai farmaci, soprattutto nell’Africa subsahariana, dove tocca picchi del 29% e che mette a repentaglio tutto il lavoro fatto sino ad ora. Per questo è importante insistere su un vaccino, che pare, ancora molto, troppo lontano ed abbandonato, forse anche perché in contrasto con le strategie commerciali adottate negli anni dalle case farmaceutiche.

Un conferenza che si basa su un lavoro di ricerca enorme, che tiene conto di 3.600 abstracts (articoli scinetifici) a fronte degli 11.715 ricevuti, scelti da una commissione di oltre 1300 esperti provenienti da 94 differenti paesi, che li hanno scelti con una modalità che garantisse l’oggettività di valutazione.

Africa e America Latina sono i continenti più colpiti per motivi legati ad aspetti culturali, alla mancanza di prevenzione, passando dall’ignoranza medico-scientifico ai pregiudizi societari quali il maschilismo.

Il virus ha ucciso oltre 30 milioni di persone nel mondo e 34 milioni sono gli attuali sieropositivi nel mondo.

Nella stessa Washington il 3 persone su 100 sono sieropositive, percentuale che raddoppia tra le file degli abitanti di colore.

Se la sintomatologia la si controlla ciò che non si riesce a controllare è la trasmissione del virus. Prima che una persona sia diagnosticata sieropositiva si stima che abbia già contagiato altri due individui. Ciò su cui si riflette è pertanto introdurre nuove misure preventive, ad esempio un accesso più semplici e diretto ai test, mentre continua la sperimentazione (e la discussione sull’eticità) sulla pillola basata sul concetto di Pre-Exposure Prophylaxis, a base di alta concentrazioni di antiretrovirali, che andrebbe assunta prima dell’eventuale rapporto a rischio e che abbasserebbe le probabilità di contagio come riferito dalla rivista scientifica New England Journal of Medicine.

Il fondo per la ricerca parla di una mancanza di altri 22 – 24 miliardi per riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati per il 2015.

Monique Moree, è una donna di colore di Summerville, South Carolina. Sposata, 31 anni, ha scoperto con stupore la sieropositività. Neanche a crederci. Casi come il suo sono in continuo aumento.

Negli USA gli afroamericani rappresentano solo il 14% della popolazione, ma da soli contano il 44% delle 48000 nuove infezioni di HIV registrate nel 2009.

A Baltimora, nel Maryland, Charles Flexner, un famosi infettologo della Johns Hopkins University, ha parlato di una infezione che si diffonde a tassi di crescita di 5 volte superiori a quelli che erano previsti dal governo prima dello studio condotto. Questo tra le persone di colore, che rappresentano una realtà a tutti gli effetti povera, che non può usufruire dei servizi del sistema sanitario.

Ad Atlanta molti medici testimoniano che vedono uomini neri presentarsi già con la sintomatologia avanzata. Il virus viene bloccato ma spesso quando l’individuo non è più autosufficiente.

E i portatori sani, che hanno facile accesso al farmaco sovente sono irresponsabili, sono un vettore di contagio sempre più presente.

I fondi destinati alla lotta contro l’AIDS sono stanziati per il 59% del totale dagli USA. L’Associazione Pepfar, US President’s emergency Plan for AIDS Relief, ha visto con Obama ridursi i fondi a 6,4 bilioni di dollari per il 2013, circa un 10% in meno rispetto a quanto stanziano da G.W.Bush, che nel suo ultimo mandato aveva comunque triplicato gli stanziamenti.

A parte la crisi Obama ha anche voluto dare un segnale importante e scuotere gli altri Stati dall’apatia. Il coordinatore in tema di AIDS del Presidente Obama ha detto: “gli Stati Uniti non possono essere i garanti della salute per tutti i paesi. La nostra grande opportunità non è avere gli USA in un posizione predominante del mercato mondiale per il trattamento di HIV e tubercolosi, bensì portare al tavolo della discussione altri paesi per sostenere con le risorse tutte le attività decise insieme da attuare.

L’AIDS, a differenza di qualche ottimismo lanciato dall’Organizzazione, preoccupa e diventa sempre più emergenza sociale, mascherata da business, ipocrisia, egoismo e mentalità. I nemici alla lotta alla malattia sono tanti e subdoli. Il virus evolve una volta radicatosi nell’individuo, un vero parassito che pare nutrirsi proprio dei nostri errori e della nostra leggerezza.

Per il programma completo dell’evento.

http://pag.aids2012.org/Downloads.aspx

 

fonti:

  1. http://www.bloomberg.com/news/2012-07-22/u-s-aids-program-should-nix-anti-sex-work-pledge-activists-say.html
  2. http://www.pepfar.gov/
  3. http://www.aids2012.org/Default.aspx?pageId=375

http://pag.aids2012.org/PAGHome.aspx?tab=2

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *