USA: 52 overdosi in 32 ore in Kentucky. Lo scenario del proibizionismo


E’ difficile capire cosa sia giusto e sbagliato ai giorni d’oggi. Un mondo con miliardi di differenti opinioni, che si confrontano, dibattono, combattono, si riappacificano. E’ ancor più difficile capire dove, in nome del presunto concetto di democrazia ed ancor più vano concetto di libertà, il libero arbitrio privato cozzi contro l’interesse comunitario. In un mondo dove male e bene non trovano definizione comune e dove l’asticella vari a seconda delle più svariate interpretazioni, non ci resta che renderci cronisti dei fatti e cercare il “centro di gravità permanente” per elevarci ad opinione oggettiva e commentare secondo l’evidenza e comune e non secondo concetti e pregiudizi.

Ad oggi il termine droga è abusato, mal interpretato, soggetto a mille tabù, censurato.

Droga. Il figlio del più famoso narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, ha da poco pubblicato un libro. Un libro interessante, in cui il figlio cerca redenzione, denaro, forse qualcosa da fare. Più che identità propria, sarà il riflesso della fama e delle malefatte del padre. Un pò come lo saranno i figli di Michael Jackson e così via.

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Ma qualcosa di veritiero dal libro emerge. Ed emerge il solito quadro che per quanto evidente risulta complottista ai più o fantasioso. Perché sarebbe stata proprio la CIA statunitense a comprare la cocaina a Pablo Escobar. Motivo? Riuscire a recuperare fondi da investire nella lotta contro il male di sempre: il comunismo. Questo male, rosso sangue, che si propagava da Cuba e dal pensiero rivoluzionario, alle Farc colombiane, alla rivoluzione sandinista del nicaragua, ai contadini boliviani laddove Che Guevara aveva provato a far breccia lavorando sul male comune dell’indifferenza e dell’assopimento intellettuale cercando di risvegliare le coscienze.  

Insomma Pablo Escobar era una importante pedina, che produceva e vendeva con l’appoggio della CIA. Reagan incassava e finanziava per evitare ogni simbolo o esempio d’una lotta contro il potere. Il cattivo era Pablo Escobar, che tanto era riuscito nella compiacente corsa all’oro quanto aveva miserabilmente fallito la corsa al potere.

Dopo questo prologo non possiamo non prendere coscienza di cosa sia la droga oggi. La droga è morte. Morte diretta di chi la assume e morte indiretta, che si estende in tutto il mondo nelle forme più svariate. Perché colui che muore di droga è anche colui che anche indirettamente tocca un mercato che nasce dal bacino di guadagni miliardari che poi vengono reinvestite in attività a volte illecite e a volte pulite, laddove insomma i soldi si lavano e tornano disponibili per mantenere e/o estendere il potere.

Ecco perché, questa catena che crea violenza, morti, danni economici, in grado di sradicare tessuto sociale sano e convertirlo in luogo di perdizione. 

Triste constatare poi, con fonte CNN, come in un solo Stato degli Stati Uniti, il Kentucky, siano 52 le chiamate per overdose registrate in un arco di tempo di 32 ore. Questo testimonia ed è sotto gli occhi di tutti il potere della stessa e forse il volere di non volerla liberalizzare, almeno per quanto concerne la cocaina.

I criminali in questo modo possono attingere ad inestinguibili riserve monetarie, che vengono poi pericolosamente messe sul territorio. Inutile nascondere pertanto che il mercato della coca in primis e di tutti i mix e nuove e vecchie sostanze stupefacenti, sia direttamente collegato al potere economico. 

Qual’è pertanto il nemico? Siamo poi sicuri che lo stesso potere che dovrebbe dare la caccia ai narcotrafficanti non sia alla fine dei conti il primo socio in affari degli stessi?

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L’autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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