Breaking News — 22 settembre 2010

La più grande banca d’Italia, una tra le più grandi d’Europa, la più discussa, il titolo di borsa dei rimpianti, per i moltissimi investitori che hanno visto le azioni Unicredit scendere a picco, accentuando il mercato “orso” in questi anni di crisi economica delle masse.

Il suo amministratore delegato che percepisce, o meglio dire, da pochi minuti, percepiva uno stipendio folle. Uno tra i tanti, si dirà.

Profumo si è dimesso, dopo che un consiglio di amministrazione lungo e colmo di tensione. Si è dimesso e a consolarlo, forse, ci penserà una buona uscita di 40 milioni di euro.

Siamo abituati a tutto noi. Talmente abituati che le notizie scorrono su d’uno schermo televisivo, su di un monitor, sono impresse nella pagina stampata di un quotidiano, ma alla nostra mente diventano spazzatura. La coscienza dapprima è scalfita, poi viene sopraffatta da una montagna di marciume.

L’indifferenza è la replica alle notizie. Al messaggio contenuto un fatto. I tempi sono rapidi e sempre più stretti e il contenuto si perde dietro ad un titolo, che a sua volta brucia in una data che è solo un 24 ore di notizia e qualche altra di ripercussione a scemare. Poi il quotidiano imprime altre prime pagine nella memoria e la sequenza, perde continuità e continua laconica, a macinare carburante verso una destinazione ignota.

La moglie dell’ex a.d. Profumo, subito precisa che due milioni dei 40 ricevuti saranno devoluti a a don Virgino Colmegna. Gli altri 38? – mi chiedo subito –

Le conseguenze sono come il solito nella democrazia fittizia. La nostra conquista sono queste elezioni che ci fanno scegliere tra Bersani, Berlusconi e qualche altro viso, presente a giorni alterni, e che poi si trovano tutti a discutere insieme su come mandare avanti un Paese che chissà quale beneficio trova in questa politica, se non quello di crogiolarsi nell’assistere all’ennesima puntata di un teatrino che questa gentilmente ci regala (regala si fà per dire).

E così oggi la Lega attacca, con Flavio Tosi, sindaco di Verona -il quale parla in quanto la città che rappresenta è presente con il 4,8% che detiene Cariverona, tra gli azionari di spicco della banca – che afferma:” Spero che ora gli organismi di controllo, Bankitalia e Consob vedano di fermare quella che io considero la scalata libica a Unicredit

Subito il centrosinistra che critica l’atteggiamento della Lega e critica l’atteggiamento di una politica che vuole entrare a far parte delle situazioni bancarie.

Intanto però la Libia ha in mano una fetta che va pericolosamente oltre il 5%,.Il fondo libico LIA (Lybian investment Authority) infatti, mentre il cda Unicredit sonnecchia sotto il solleone, acquista il il 2,07 per cento del capitale di Unicredit. Questa si somma, di fatto, al 4,99% detenuto dalla Banca centrale libica (Gheddafi in persona in pratica). Totale che va oltre il 7%.

Ovvie quindi le ire del Cda, dello stesso Presidente Il presidente di Unicredit Dieter Rampl, che, come la Banca d’Italia non sà nulla dell’operazione conclusa.

E la vicenda non ha una fine, questa è sola una pagina, che fa un pò di scalpore tra le mille sepolte chissà dove.

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(2) Readers Comments

  1. Pingback: Unicredit, Profumo, i libici e 40 milioni | This is Cuba : Vacanze a Cuba

  2. Poverino…una buona uscita di 40 milionii di euro,dopo il kasino ke’ ha’ kombinato,e’ la mogliettina dice ke 2 di quei 40 saran devoluti in beneficenza…ha’regalato una Banca alla lybia ke vergogna!!!!Ben vengano gli Arabi si comperino tutta l’Italia,c’e’ lo meritiamo kon dei personaggi al governo!!!Evvaiiiiiiiiiiii

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