Un Venezuela tristemente allo sbando tra fame e default

Siamo al giro di boa? E’ possibile che un Paese potenzialmente ricco come il Venezuela sia caduto in una tale crisi economica, lasciando sul lastrico milioni di persone?

A cosa è dovuto il crack economico-finanziario? Ci sono possibilità di rialzare la testa o assisteremo impotenti ad un peggioramento continuo della crisi in atto?

Se il popolo scappa,se l’opposizione, incapace di strutturare una alternativa seria, si diverte a destabilizzare ricorrendo alla violenza, se il governo è vittima di sé stesso e della propria ideologia, nascondendosi dietro le presunte colpe del nemico yankee, chi metterà mano in questo fardello con la giusta soluzione?

La risposta evidente è che in questo momento non vi è un santo a cui aggrapparsi, non vi è una voce autorevole degna di nota, e tantomeno autoritaria con un Maduro che fà acqua da tutte le parti. E questo insegna che l’ideologia spinta è “cosa pericolosa”, a cui i non convinti devono astenersi. E’ cosa da poca avere le idee chiare e perdurare all’insegna di un popolo trascinato per mano come lo era quello del primo Chavez. 

Volete andare andare al supermercato a comprare i beni di primaria importanza, definiamoli direttamente collegati al concetto di sopravvivenza, soprassedendo la totale ed ovvia mancanza dei beni più o meno superfluo. Manca la pasta, la farina, la carne, il pesce. Mancano anche i saponi. Cosa fareste?

La gente fà la fila in coda per 16-20 ore. Ottiene così il permesso di entrare nel supermercato. Ciò che trova è desolazione estesa a quasi tutti gli scaffali…vuoti. Per mangiare allora si deve cercare altrove, ma fuori dall’ufficiale i prezzi lievitano e si rincarano di oltre 300 volte. E i bolivar, peso venezuelano, nella tasca della gente latita.

Da qui la sofferenza, la delusione, la rabbia di non sapere chi incolpare e allo stesso tempo non sapere dove e a chi riporre la fiducia. Dopo Chavez tutto è crollato. Non che fosse un paradiso prima, ma almeno l’entusiasmo di chi teneva tutti uniti con la propria leadership e con i propri interminabili sermoni “alla Fidel” c’era.

Poi è crollato il petrolio, l’opposizione ha giostrato il malcontento per trarne personale beneficio, la politica statunitense ha visto l’opportunità di finanziare il malcontento per appoggiare e sostenere un governo con una maggiore attitudine alle idee filoamericane.

Il sistema socialista, bolivariano e ancora, il chavismo, il comunismo, sono definizioni cadute a terra e la coesione del popolo è venuta meno. Si soffre a vedere un popolo come quello Venezuelano, attraversare queste difficoltà, un popolo unito che solo qualche anno fà cavalcava un buon trend economico ed ora spaventato, attaccato a valori delle masse che hanno scalfito la ricca oligarchia e che ora devono chinare la testa davanti alla bimba che piange perché il latte sullo scaffale del supermercato è diventata merce rara.

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Sono spariti animali allo zoo tanto è primitivo il bisogno di nutrirsi. Sono aumentati gli omicidi, le rapine, i furti, gli assalti veri e propri ai supermercati, i sequestri, è emerso il lato animale dell’uomo, quando è incapace di fare ordine e raccogliere le energie convogliandole in un progetto sociale. Sociale, ecco la parola, sociale, quel parolone annacquato di fronte alla corruzione dilagante, di fronte al caos.

Inflazione galoppante e rischio di default entro 5 anni che tocca il 91% secondo gli analisti, gli stessi che vedono nelle imposizioni statali e nei divieti al libero commercio la prima causa del debacle economico-finanziario. Un governo che espropria catene di supermercati, che infierisce sui detrattori. In questo clima, la peggior economia al mondo, con una inflazione ormai a tripla cifra rende vana la presenza delle imprese straniere, che fanno i bagagli e lasciano il Paese. Anche i voli internazionali per Caracas sono drasticamente precipitati ed il turismo è ai minimi storici per il pesante clima d’insicurezza che si è creato.

Ma vediamo in breve i prezzi dei beni primari di alimentazione, al mercato statale e a quello nero, sempre più florido. Una situazione che inizia a far vacillare anche la presenza del Venezuela al Mercosur.

Farina, pasta e latte. Tre elementi basici. 

Il latte? Introvabile, tanto fresco quanto in polvere. A meno che non si abbiano le tasche piene di quattrini. Allora, ipotizzando di avere risorse che il 98% dei Venezuelani non hanno, un litro di latte lo troviamo a 700 bolivares, quasi settecento dollari al cambio ufficiale, anche se servendoci del florido mercato nero delle valute, lo troviamo ad un cambio ben più favorevole. 

Il prezzo della farina di mais, ingrediente unico per le tradizionali arepas? 190 bolivares per un 1 Kg ai supermercati statali. Ma risulta talmente introvabile, che ora si specula sul prodotto con un prezzo che lievita a 200 volte il valore.

E concludiamo con la pasta. Altrettanto cara. Insomma, basta rifornirci di questi tre prodotti, senza tirare in ballo i rischi che si corrono usufruendo del mercato nero, per spendere un’intero stipendio medio mensile, che va dai 15.000 ai 20.000 bolivares. Ed è inutile a tal proposito, aumentare del 50% gli stipendi quando l’inflazione si mangia ogni beneficio di tale aumento concesso dal Presidente Maduro.

Siamo stati forse troppo duri nel ritrarre la situazione? Neanche idea, vorrei vedere una qualsiasi persona dover sopportare nella quotidianità i mille risvolti di questa situazione drammatica, se ha ancora il coraggio di non dipingere a tinte nere il presente ed il prossimo futuro della Nazione bolivariana.

 

 

 

 

 

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L’autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

  1. Gentile Sr. Luca S.., prima di tutto le chiedo scusa per i “orrori” ortografici. Da 4 anni in Italia, dopo 55 anni in Venezuela (tutta una vita), oggi giorno da Pena e dolore vedere a cosa e stato ridotto quel bel paese. Figlio di immigranti Italiani come tanti altri, che furono in quel paese per fare un po di fortuna, e sono rimasti incantati e attratti dal suo fascino e dalla sua gente, e in molti ci rimasero e anche deceduti ma di vecchiaia, perche per loro tornare in Italia, cosi dicevano, insomma mi sento straniero nella mia terra. Persone che si sono fatte un “mazzo”, senza conoscere domeniche o giorni feriali, o ferie, che lavoravano da sole a sole come si dice, che con il tempo crearono molti di loro, famiglie, altri come me portato da piccolo(1 1/2 anni), chi sposati per procura, insomma si sono fatti la loro vita, che con il tempo fecero (molti di loro) fortune, ma il “cuoricino” verso l’italia, la madre patria in qualche maniera faceva nel loro cuore il richiamo, e vennero in Italia, a investire, in beni mobili e immobili, ad’aiutare i loro parenti. Insomma un Paese che li accolse con le braccia aperte, che li coinvolse nello sviluppo del paese, che li a integrati, due Presidenti Venezuelani avevano il cognome Italiano, Leoni (1964-1969), Lusinchi (1984-1989), Ministri, Personaggi, Artisti, Pittori,Architetti, Ingegneri,Miss, Dottori, Tecnici, Minieri, Giornalisti, Commercianti,Ristoratori, Operai, tutta una società che da “colonia”, diventò parte di un Paese.e che oggi giorno a su per giù si calcola in quasi 2 milioni di persone tra Nativi Italiani e i loro discendenti. Ma da considerare che oggi giorno anche loro stanno subendo il dramma della tragedia che soffre il Venezuela, ragioni che Lei, a spiegato nell’articolo. A questo punto essendo Lei una persona documentata obiettiva, e professionale, Le chiedo; Perche lo Stato Italiano, in questo caso rispetto a i suoi connazionali e discendenti non collabora , non adopera una voce energica, e non ” da una mano”, a tutte queste persone?.Limitandosi solo a piccoli interventi nel Senato e a riunioni con la MInistra dei Esteri Venezuelana…Non sono razzista, e non lo sono mai stato, ma un’altra domanda che mi faccio, perchè queste persone che arrivano nei barconi, sono cosi”ben Trattate”, anche economicamente ?. Accaso coloro che si trovano in Venezuela, non si trovano in una Crisi Umanitaria?, e da considerare che questi cittadini Italiani e i loro discendenti sono persone che se dovrebbero venire in Italia, non verrebbero a chiedere elemosina, ma ben si a integrarsi in tutti i sensi. Senz’altro lei sara informato, che il Governo Spagnolo, conoscendo la situazione dei suoi connazionali e discendenti in Venezuela, sta dando “una mano”, a chi vuole recarsi in Spagna, peche sanno che sono cittadini, che culturalmente sono preparati, e gli portano dei soldi…..Grazie per il suo articolo Sr. Luca S, e grazie per leggermi. Cordiali saluti, Hubert Daolio.

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