Un breve resoconto di viaggio a Cuba

Un breve resoconto di viaggio nella Cuba odierna, dove tutto sta cambiando velocemente  e dove nonostante i vari problemi, continuo a sorprendermi e ritornare sempre volentieri.

ESP: Un breve informe de viaje en la Cuba actual, dónde todo está cambiando rapidamente y dónde a pesar de todos los problemas, sigo sorprendiéndome y volver siempre con placer.

Sono da poco ritornato da Cuba.

NO,  non mi vergogno a dirlo, e non ho neppure il timore di sembrare un fesso. Cuba è riuscita  a penetrare poco a poco in quella parte della mia Anima dove solo pochi vi sono riusciti ad accedere.  Il mio amore verso Cuba, oggi come oggi  non affonda più profondamente  le sue radici nell’ideologia politica dell’isola come lo era in  passato. La mia ammirazione, attualmente è forse filtrata da quella ponderatezza e disillusione  che si acquista con il passar del tempo,  o forse anche per me le cose cambiano evolvendosi anche in questi termini. Cuba e molto imporatnte per me e nella mia vita ha influito decisamete tanto.

La politica in generale si è dimostrata lontana anni luce dalla quotidianità del cittadino,  diventando una sorta  di “espressione nichilista dell’amministrare “ che gioca  a sfavore dell’essere umano, e me ne guardo bene  di entrare in quelle logiche di basalto o purpuree, se con una tonalità di colore le vogliamo identificare, dove purtroppo quando ci si incanala nelle stesse si sputa spesso  in faccia alla logica del bene comune, per il bene del politicante di turno  o del partito in voga in quel momento.

Tuttavia, nonostante la mia allergia verso la politica, ammetto limpidamente che ai miei occhi Fidel Castro rimane tutt’oggi una persona che riesce a colpire appieno la mia attenzione, e che rispetto ed ammiro come politico anche se ora è fuori dallo scenario principale. Fidel per me è superiore, come spesso e senza remore definisco,  in termini di qualità di operato all’apostolo cubano  Josè Martì. Ritengo oltretutto, leggendo i libri di storia, veramente incredibile, quasi da racconto di Ken Follet, ciò che questo signore è riuscito a fare, durante la sua carriera politica. Solo pochi in questo pianeta collimano i suoi risultati.

La mia personale contraddizione, lo ammetto, è abbastanza improbabile.  Se da una parte ammetto di essere allergico alla politica, dall’altra ammiro chi della politica ne ha fatto per varie e complicate ragioni una battaglia, uno stile di vita, diventandone un’icona della stessa.

Quest’anno, cambiando decisamente tema, ho odiato come non mai il reggaethon, che sembrerebbe aver il dominio incontrastato nella cultura musicale  cubana attuale. Il reggaethon è quello stile dove vengono mescolati i  vari ritmi musicali della zona caraibica, e dove ahimè il prodotto finale è praticamente  un hip hop  ripetitivo e monotono.

Ovunque lo si senta e dalle sterili e fredde note bordate da testi improbabili che inneggiano a “fellazi” di ogni tipo, esce come se fosse sputata da una bocchetta dell’aria condizionata, tutta quella freddezza che sembrerebbe non avere nulla a che vedere  con un qualsiasi panorama cubano fatto di palme sole e nuvole ovattate. Eppure odiernamente a Cuba esiste solo il reggaethon. La salsa stile musicale pressoché defunto,  se ne  può venerare il  “simulacro” in qualche raro locale dedicato al tema.  Anche sui taxi  particular che abitualmente e senza remissione  ti sparano a tutto volume questa musica nei timpani, impedendoti di profferir parola con il tuo compagno di viaggio,  ti inondano di note che ti fanno venir voglia di scendere e salire sul primo camion passeggeri che passa, cosa che tra l’altro in tutta franchezza faccio volentieri quando capita.

 

Fonte foto internet

Nonostante questo contrasto personale verso il reggaethon, più inteso in termini culturali che musicali, ho notato dei sostanziali cambiamenti negli usi e costumi della società cubana,  che sempre emergono quando una nazione è  evoluta ed emancipata. Il cubano  non vuole più sentirsi solamente autoctono come in passato, ma coltiva dentro di sé un profondo desiderio di sentirsi “cittadino del mondo”. E per cittadino del mondo mi riferisco all’adeguamento in termini di abitudini, a tutte quelle cose positive ed ahimè negative, di costume o materiali che siano, che oramai da anni vengono introdotte dai turisti o che apprendono dai racconti spesso esagerati dei cubani “dalle grosse collane in oro”, che vivono all’estero.

Questa tendenza è in piena evoluzione, senza ombra di dubbio.  Non si spiegherebbe ad esempio  la folle corsa verso i cellulari, che pagati a prezzi imbarazzanti, rappresentano un vero e proprio status symbol, oppure la “perdita di interesse”  per  le storiche macchine dell’isola, vera icona cubana, tradite con le nuove e costose macchine moderne pagate anche 18/20 mila euro. E come questi esempi se ne potrebbero descrivere parecchi, ma quello che voglio ribadire sostanzialmente e che il nostro “modus operandi” il modo di vivere all’ occidentale, ha conquistato (purtroppo)  anche l’isola ribelle.

Cuba sta cambiando, non vi è dubbio.

Le nuove riforme introdotte dal governo di  Raul Castro, hanno portato sicuramente nuova energia vitale e speranza alla malconcia economia dell’isola.  È ovviamente un capitolo nuovo quello del “cuentapropistas”  del lavoratore in proprio, o del fatto che ora si possa vendere la propria abitazione, e ritengo visto il fermento, la forte vivacità in tali ambiti,  che era proprio ora di voltare pagina e di aprire nuovi varchi  come saggiamente è stato fatto (forse un po’ in ritardo). Certamente il percorso è ancora lungo e l’assestamento in tal senso necessita tempo ed esperienza.

Il blocco economico seppur rimane un grosso deterrente  per lo sviluppo dell’isola,  non placa la voglia del cittadino tipo di avere la meglio sulle difficoltà del quotidiano. Certo il blocco è una parte del problema. Questa barbara presa di posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, non ha modificato solo l’economia dell’isola ma ha anche colpito duramente le abitudini ed il morale della popolazione essendo lo stesso anche di matrice culturale. Nonostante questo, sento dire dai miei amici cubani che il blocco sono gli  stessi cittadini dell’isola. Con questo concetto si riferiscono al folto mercato nero, che odiernamente assume proporzioni enormi quasi da prima economia dell’isola,  daneggiando gravemente le casse dello stato. Questo fenomeno è una vera piaga che porta spesso a non trovare la mercanzia all’interno dei negozi ma solamente  al di fuori, illegalmente,  e non tanto distante dal negozio stesso.  Questo trend purtroppo è veramente marcato e in ascesa. Spero di cuore che lo stato ponga rimedio a questo flagello. Tutti i cittadini cubani  sicuramente ne trarrebbero profitto sotto ogni aspetto, principalmente sotto quello economico.

Ma non solo l’aspetto economico è in evoluzione.

A parte la tendenza musicale odierna come sopra citavo, sono veramente tanti gli aspetti culturali che vedono un parziale o totale cambiamento della fisionomia tipica del cubano. In linea generale la maggiore disponibilità economica, l’apertura al turismo, il confronto quindi con altre culture, sono stati dei veri e propri detonatori sociali che hanno permesso tutto ciò. Ricordo i tempi tristi del “Periodo Especial”  quando per citare un esempio emblematico un dollaro valeva 140 pesos Moneda Nacional. Tutto il sistema Cuba in quel tempo era bloccato e imperversava una recessione senza precedenti, drammatica, che si riversava gravemente anche sul morale della popolazione. Passare da un epoca dove “tutto” era garantito, come mi racconta mia moglie, alla miseria quasi totale raggiunta subito dopo la prima picconata data al muro di Berlino, non deve essere stata una cosa  semplice da metabolizzare. Nonostante ciò ora sono rose e viole a confronto, ed è chiaro che se pur rimane un’economia terzomondista, Cuba ha fatto passi da gigante.

Nel paese dove solitamente vivo le mie vacanze, ubicato vicino a Playa Giron, nell’epoca del “periodo especial”  era impensabile ad esempio trovare una sorta di “negoziazione” in termini di diritti tra uomo e donna. Cosa voglio dire; il machismo dal volto crudele ed esibizionista, ahimè non ancora totalmente archiviato, padroneggiava alla grande in taluni casi nel rapporto di coppia, compromettendo quasi sempre la relazione stessa.  Ora tra i giovani, le cose sono cambiate, evolute per meglio dire, anche grazie alle varie campagne di sensibilizzazione,  come nel caso della famosa lotta contro l’omofobia  portata avanti da Mariela Castro direttrice del Censex (Centro nazionale di educazione sessuale) . Mai come quest’anno ho visto una così libera e vivace esposizione della propria appartenenza sessuale tra i giovani. È ovvio che il problema non è risolto ma sono tangibili  i miglioramenti camminando per strada.

L’isola, apparte tutto rimane sempre un baluardo della semplicità, dei colori  e delle amicizie  vere e straordinarie. A molti verrà da ridere, mi rincresce, ma proprio chi ora sta ridendo forse dovrebbe riflettere prima di tutto sul come si è posto nei confronti dell’interlocutore e poi valutare di conseguenza. Ho visto molti italiani trattare i cubani come se fossero dei mendicanti,  con quella tipica “puzza sotto il naso” di chi pensa di aver capito tutto dalla vita, convinto che il resto non conti. È chiaro che neppure a Cuba tutto è perfetto e che il bastardo di turno non è poi tanto difficile incontrarlo, ma spesso siamo proprio noi, portatori sani dell’illusione di essere i primi della classe, il detonatore di tali traversie.

Anch’io  ho preso delle fregature, spesso anche pittoresche, ma ciò non toglie che di contro ho amici e amiche indissolubili da oltre tre lustri, ed in questo lasso temporale  non mi hanno mai chiesto nulla se non la mia amicizia ed un cristallina interazione per accrescere e coltivare i rispettivi interessi.

Vabbè volevo solo creare qualche spunto di discussione, poi ognuno avrà o farà le proprie esperienze. Rimane il fatto e lo voglio sottolineare, che il vero tesoro, la linfa vitale che scorre nelle vene dell’isola, sono i cittadini, la gente comune che riempie le strade,  l’alto e diffuso tasso di  cultura che li porta a intraprendere un percorso fatto di unicità e di contraddizioni straordinarie, dove noi  come bravi spettatori  spesso è necessario non porsi domande, ma solamente rispettare ciò che è diverso dalla nostra cultura. Cuba è fatta da  persone che non smetteranno mai di sorprendermi e di meritare, per quel che vale, tutta la mia ammirazione. Grazie Cuba  ancora una volta.

 

 

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Articolo scritto da:

È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

(2) Readers Comments

  1. Pingback: Un breve resoconto di viaggio a Cuba – This is Cuba | Nocera Cronache

  2. condivido tutto cio’che hai detto,dalla prima all’ultimo tuo scritto
    il popolo cubano e’straordinario,dignitoso laborioso con tuttele difficolta’che tu hai scritto.il suo lider castro e’una leggenda da vivo e lo sara0ancor piu’quando non ci sara’piu’
    ho apprezzato moltissimo le tue opinioni e come gia’detto le condivido al 100×100
    con simpaTIA GIOACCHINO

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