Testimonianza diretta di una cittadina venezuelana, sostenitrice di Capriles, sulla vittoria di Chavez

Succede di scrivere per un sito e succede di avere degli amici Venezuelani. Come si è visto dall’elevata partecipazione alle elezioni che hanno appena decretato presidente Hugo Chavez.

Quel che mi ha stupito è che sovente si chiedano libere elezioni per identificare un popolo come libero di esprimersi e capace di essere sovrano del futuro che sceglie, sostenendo l’uno o l’altro candidato.

In Venezuela si sono svolte libere elezioni. Talmente ben organizzate, che la campagna elettorale, lunga e complessa è stata soddisfacente per entrambi i candidati. Ben organizzata da far si che non vi sono stati ritardi a scrutinare le preferenze, così come non si sono verificati incidenti. E infine, a verdetto raggiunto, vinti e vincitori si sono stretti la mano, riconoscendo l’esito sancito.

Quel che è incredibile è che alcune persone parlano di elezioni libere o meno a seconda dell’esito. Già da ieri, sul nostro sito, o sulla pagina facebook o su twitter, c’era chi parlava di elezioni truccate se avesse vinto il Presidente in carica Hugo Chavez e di elezioni storiche se avesse vinto Capriles.

Ma sono a volte le testimonianze dirette, quelle che più illustrano un sentiment generale, che và forse al di là di quel che un articolo sterile e distaccato può raccontare.

I Venezuelani sono un popolo latino, e come tale caloroso e vivace, legato alla propria bandiera, nazionalità e tradizioni. 

Ma ahimè la borghesia non ha perso i propri modi per definire quella massa di “cialtroni ignoranti” che hanno votato per Chavez.

Un esponente della borghesia, affranto dall’esito elettorale, mi esplode contro, contrariato dagli articoli presenti sul nostro sito, che manifestano l’entusiasmo riflesso del volere del popolo venezuelano.

“Il basso prezzo del carburante non è un merito dell’operato politico di Hugo Chavez. E se proprio dovessimo affrontare l’argomento dovremmo dire che con Chavez abbiamo perso quel che rappresenta ancor oggi l’ingresso economico più importante del nostro paese e cioè il commercio degli idrocarburi. Chavez e “i suoi” non ha neppure l’idea di come gestire al meglio una raffineria a fini commerciali, con tanto di ingenti “regali” petroliferi (vedi Cuba), sorvolando sull’ottimizzazione della produzione nazionale e relativa esportazione. E questo esempio non rappresenta neppure lo 0,01% della decadenza che Chavez ha causato nell’ultima decade al Venezuela.

E voi (ndr:italiani) vi lamentate del, come lo definite “Paese di merda”, invece di apprezzarne i lati positivi, soprattutto a confronto dei problemi che Chavez ha portato in Venezuela. Un Venezuela che molti italiani, cinquant’anni fà avevano visto come il loro futuro e nel quale avevano creato con il loro sudore grandi opportunità e realtà. Uno di questi è mio nonno, che si è fatto il culo per costruire un azienda, portata avanti dalla mia famiglia con sacrifici e che poi il governo di Chavez ci ha espropriato dalla sera alla mattina. 

La testimonianza, che va oltre un attacco personale e svela tutta la sincera delusione dietro una rinomina dice: “che la benzina costi poco è un fattore irrilevante, così come i soldi quando rischi di essere ucciso quando cammini per strada. Queste cose non le possono conoscere, interpretare e vivere chi non risiede lì in prima persona. Solo in quel modo si può percepire la decadenza cui l’interno sistema politico ed economico sta andando incontro. Quindi inutile parlare di benzina a basso prezzo quando è il contesto generale a non garantire alcuna sicurezza, a rendere Caracas una delle città più pericolose al mondo, dove ogni giorno qualcuno che conosci muore ammazzato, quale sintomo che qualcosa non và. Preferisco pagare tutte le accise che avete in Italia sulla benzina che vedere un amico morire. Se non capite queste cose è perché non le vivete nel quotidiano direttamente e perché grazie a Dio non le avete mai dovute affrontare qui. E’ per questo che il messaggio è quello di avvalorare quel che l’Italia ha di positivo piuttosto che lasciarvi andare a critiche stupide e ad una visione che un peggio non esiste. Esiste, e questo Venezuela passa anche dal Venezuela.

La tv Venezuelana non trasmette queste cose, e  l’inflazione, la criminalità e la svendita di materia prime preziose per sostenere i malanni ed i limiti del resto dell’economia come la situazione reale del Paese è attribuibile per buona parte a Chavez. 

Al che gli chiediamo il perché l’elezione di Chavez passi proprio attraverso le masse. Da dove arrivano insomma quel 55% dei consensi? Vedi, il Venezuela è un paese povero, in buona parte ignorante, dove l’ignoranza è dovuta al fatto che vi siano tanti piccoli paesini disposti in zone in cui ancora manca l’educazione. Il PSUV quando le elezioni si avvicinano manda i propri uomini a distribuire un pacco di riso alla settimana, poca cosa, ma sufficiente per guadagnare i voti di chi non ha niente.. In questi posti non hanno accesso alla tv e quando se la possono permettere i programmi stessi sono ristretti ad un unico canale di stato, in mano a Chavez. Tutto il resto identificabile sotto il nome comunicazione non è resente. E qui si crea un monopolio che Chavez sà gestire benissimo. Oltre a questi c’è anche tanta gente che è radicata nel tessuto sociale, i tanti parassiti che attingono risorse preziose e sono gli uomini che in qualche modo hanno contatto col governo e si garantiscono favori, vantaggi e soldi più o meno direttamente. A livello personale posso anche dirti che un mio parente 8 anni fà, quando aveva 14 anni, aveva un piccolo incarico della struttura politica del governo Chavez. E a 14 anni aveva una carta d’identità valida per votare, così come questi pseudo documenti sono consegnati a tanti cinesi e cubani, oltre che venezuelani stessi, che governano con vari compiti e mansioni, nel governo.

Una sola domanda. Se Chavez vince puntando sull’ignoranza del popolo venezuelano, perché uno dei cavalli di battaglia del programma del socialismo bolivariano è proprio garantire istruzione, sanità e servizi essenziali? 

Altra domanda. Cosa fai in Italia? Studio, frequento un master universitario.

Lavori? Sinora mi hanno inviato i soldi i miei genitori, anche se ora Chavez non permette di cambiare troppa valuta nazionale in dollari. Ha posto dei limiti. 

Da quanto vivi in Italia? Quasi due anni.

Visti il risentimento di chi solo con alcune domande poteva sembrare sostenere Chavez abbiamo preferito concludere l’intervista senza tergiversare oltremodo.

Ma  tutti gli elementi e la conoscenza diretta  di chi ci ha fornito questa spiegazione, diretta, sincera, appartiene ad una classe sociale d’un ambiente appartenente all’alta borghesia venezuelana.

In effetti per ridurre la povertà diffusa il governo ha limato molto la differenza tra ceti sociali e in alcuni casi ha interferito con i profitti di una certa classe sociale, soprattutto quella più ricca. Il Paese, almeno ideologicamente è ancora spaccato in due, e mostra un grande astio tra i sostenitori ed i detrattori di Chavez.

 

 

 

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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