L'editoriale — 25 febbraio 2010
Sulla vicenda Zapata?

Sono estremamente incazzato!

Ho visto la notizia nascere, crescere, diffondersi ed invadere il web, i titoli dei quotidiani nella mia immaginazione prima ancora che questi divenissero effettivamente fatto compiuto.

Si riporta la notizia, poche righe, nessun approfondimento, e ancora una volta pochi elementi per farci andare un pò più a fondo. Noi vorremo sapere, avremmo bisogno di sapere per valutare. Ma l’informazione è diventata leggere la pillolina e assorbire il fatto, senza farne una valutazione. Leggiamo centinaia di notizie del genere e non sviluppiamo alcun senso critico. Puntiamo il dito contro qualcuno senza sapere, come, dove, perché, quali siano i retroscena, e voltiamo pagina. In senso figurato e anche in senso pratico. Alcune notizie diventano il fatto del giorno, l’opinione pubblica diventa una opinione fatta di niente, fatta di titoloni e poche righe e sensazionalismo.

No amici, noi non forniamo questo. Perché è assurdo irridervi e irriderci. Perché la verità è da sempre interessante e fonte d’interesse, soprattutto quando nel leggere si viene messi nella condizione di farsi delle domande.

Chi è Zapata? Ce lo siamo chiesto? Per cosa è in carcere? Da quanto tempo? Quali sono i suoi reati d’accusa? Chi è un prigioniero politico? A Cuba vi sono prigionieri politici? Quanti? Perché?

Nessuno credo sa esattamente rispondere a queste domande se non attraverso quei numeri che si leggono sui fogliettini di propaganda da una parte e dall’altra. Numeri senza fonti. Episodi di cui non conosciamo i protagonisti, le informazioni, le motivazioni, le colpe, la storia.

La cosa peggiore è che la notizia non viene inserito in alcun contesto o discorso più ampio se non il ritornello che sancisce da una parte chi sono i buoni e dall’altra i cattivi, come in un vecchio film western.

Ecco perché sono incazzato. Una notizia nasce e sviluppa dal niente. E ciò che ci offre in fatto di conoscenza è zero. E le notizie a che servono se non a sviluppare un senso critico, etico nei lettori?

Zapata è morto. Era un dissidente politico. Ha fatto uno sciopero della fame. Come fa Marco Pannella da noi. Solo che questo sciopero ha portato alla perdita di una vita umana prolungandosi per 85 giorni. Uno sciopero che si è protratto a lungo. Un ricovero presso uno dei centri ospedalieri della capitale cubani più all’avanguardia Hermanos Almeijeiras, ma le situazioni del paziente erano oramai critiche. La disidratazione aveva compromesso le funzioni vitali e la funzionalità di alcuni organi era divenuta insostenibile. Le guardie carcerarie cubane stavano forse sonnecchiando nela conta dei giorni di effettiva denutrizione,a prescindere da ciò che quest’individuo poteva fare per innervosirle? Non vi era un medico in grado di tamponare, quantomeno non rendere irreversibile le situazioni di debilitazione causate da una scelta comunque personale, lecita, come avviene tutti i giorni in ogni luogo del mondo?

Si viene a sapere che il detenuto ha 42 anni, che inizialmente era stato condannato a tre anni di carcere e che poi la pena si è via via inasprita per via del suo atteggiamento di sfida, ribelle ed accusatorio all’interno del carcere, aggiungendo continue condanne per episodi di violenza in carcere con i quali sfiora una condanna di quasi tre decadi.

Si parla di diritti umani a Cuba. E io sono imbarazzato nel constatare che è in corso una sorta di moratoria mai ufficializzata inerente le condanne a morte che le rende ormai uno strumento abbandonato.

Quel che mi fa arrabbiare sono gli Stati Uniti di Obama, che ha alimentato le mie speranza e che si sta manifestando pressoché nullo nella questione cubana. Obama infatti vuole mediare con tutti, Miami, Havana e alla fine non media con nessuno. Lascia semplicemente le cose scadere ed invecchiare, uno stato delle cose marcio.

Il presidente cubano, Raul Castro, si è detto pubblicamente dispiaciuto per la morte del detenuto. Ha riferito che la colpa di ciò è dovuto al rapporto con gli Stati Uniti e che a Cuba non ci sono torturati.

Io credo e non credo.

Sono incazzato con gli Stati Uniti perché è ora di eliminare un blocco fatto di dispettini e che violenta le masse cubane. E Obama è complice di questo omicidio di massa. Un omicidio di coscienze. Il blocco degli Stati Uniti cosa rappresenta? Rappresenta l’amore dell’uomo, la volontà di unire bandiere, colori, di progettare insieme un futuro? Cos’ha di pacifico e costruttivo questo blocco? Questo blocco che ci trasforma in animali al sol pensiero?

Leggo che gli Stati Uniti hanno chiesto a gran voce la liberazione dei prigionieri politici cubani.

Secondo il governo cubano questi prigionieri politici sono elementi pericolosi trovati in flagranza di reato nell’organizzare la destabilizzazione dello stato cubano con una serie di interventi attraverso finanziamenti di provenienza nordamericana. In altre parole gruppi di estremisti, tra cui alcuni esuli cubani, finanzierebbero attentati per il cambio di linea politica all’Havana. Questo è inaccettabile. Quindi non si capisce bene chi siano queste 200 persone detenute a Cuba e soprattutto se sia lecito definire prigioniero politico una persona che si è macchiata di avere a che fare con ambienti di chiara matrice terroristica.

Ma la cosa principale è che l’accusa deriva di certo da chi si macchia ogni giorno di reati contro il genere umano, con basi militari sparse del mondo più o meno lecite, con una industria della “guerra” che produce armamenti senza freno, con una politica che in alcuni contesti alimenta l’odio attraverso guerre preventive, con carceri in cui i sistema di tortura sono mostrati al mondo ) come proprio quella di Guantanamo dove i prigionieri subiscono chissà quali trattamenti), con video in cui i marines incappucciano i prigionieri di guerra e gli infliggono umiliazioni inimmaginabili, con monitoraggio di cieli e mondo intero attraverso sistemi di dubbia leciticità, con un sistema giuridico che ammette la condanna a morte e la applica in modo sistematico e con fatti comprovati dalle sentenze pubbliche di corti di appello che incarcerano persone cubane per omicidi mai commessi.

Mi fa innervosire questo perché si sta soffocando Cuba ed il popolo che amiamo attraverso sistemi di guerriglia subdoli, terroristici e disumani, oserei dire. E questo clima e questa insicurezza non ci fa capire dove inizino gli abusi e dove finiscano da una parte e dall’altra.

Perché gli Stati Uniti non eliminano il blocco? Perché?

Il governo cubano, in questo caso, non avrebbe scuse cui aggrapparsi per giustificare episodi come questo, che devo anche dire il vero trovano un risulto sulla stampa mondiale che mi fa pensare male. Voglio dire muore un detenuto per sciopero della fame. Nella zona in cui Cuba è sita accadono ogni giorno centinaia di episodi ben più gravi e non vengono a galla.

Inoltre è strano sapere che ciò viene a galla con questo impeto in un periodo importantissimo per i futuro di Cuba in cui alcuni fatti in questi giorni hanno portato a delineare una situazione favorevole per una Cuba che – è sempre più leader politico della zona del latino america, in un momento in cui la stessa è sempre più unita nell’affrontare problematiche mondiali – vede l’UE impegnata ad allentare alcune posizioni di chiusura verso il governo cubano – vede il Ministro degli Esteri della Spagna progettare un avvicinamento concreto in termini di collaborazione tra popoli da sempre vicini

Vorrei insomma che queste notizie non venissero, come avviene anche in questo caso, per l’ennesima volta strumentalizzate. E’ scorretto mescolare un episodio a

Se c’è un modo per progredire di certo non ha a che fare con questi racconti miseri, fatti di imprecisione, e strumenti per malleare equilibri politici nell’ottica di interessi commerciali e strategici.

E’ morto un uomo detenuto. Qualora venga appurato fosse stato un detenuto politico in carcere ingiustamente e maltrattato durante la permanenza nel penitenziario di Camaguey, bisognerà lavorare nella direzione che tutti noi stiamo indicando e che non è intrapresa solo perché non c’è abbastanza pressione da parte delle masse, di tutti noi. E cioè la voglia di migliorare insieme, condannando li elementi che si riconducono sotto il nome di ingiustizia, perpetrata contro un qualunque essere umano, da una qualsiasi istituzione o in qualsiasi forma.

Se invece si crede che la strumentalizzazione, l’odio, le accuse reciproche e le sentenze siano la soluzione ad episodi di ingiustizia che ci vengono sommariamente presentati ad arte, attraverso queste modalità che possiamo definire “freddamente strateghiche e premeditate“, posso dire con una certa sicurezza che non faremo altro che decuplicare questi avvenimenti. E non vengano poi gli Stati Uniti d’America a raccontarmi che non è ora di togliere questo maledetto bloqueo, che affligge un intero pueblo senza alcun motivo, in quanto sappiamo che Cuba non è un pericolo per nessuno; vuoi per la cultura del popolo, vuoi per l’assenza di credi religiosi estremisti, e soprattutto non è un campo di battaglia su cui vengono addestrati terroristi.

E’ ora di smetterla di prendere in giro il lettore che vuole vedere una via d’uscita a queste situazioni.

Basta.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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