Breaking News Italia ed Europa — 21 settembre 2011
S&P ed il downgrade che fa arrabbiare l’Italia berlusconiana

S&P l’agenzia di rating più famosa e rilevante del mondo, balzata agli onori di cronaca negli ultimi tempi per aver messo in discussione la solidità del sistema economico a stelle e strisce ha colpito ancora con l’ennesima pagella negativa. Questa volta Standard & Poor’s ha colpito la situazione creditizia del’Italia.

E ancora si ripercuotono le analogie inerenti alle reazioni del downgrade. IL Tesoro Americano aveva addirittura contestato il risultato, parlando di un grave errore da duemila miliardi di dollari, responsabile del downgrade stesso. Per Obama pertanto sarebbero stati gli esperti dell’agenzia ad aver commesso un grave errore, che aveva poi indebolito ulteriormente il dollaro e visto naufragare le borse di tutto il mondo.

S&P l'agenzia di rating che ha declassato l'Italia

E’ ora il turno del Presidente Italiano Silvio Berlusconi che ha parlato di un 2013 entro il quale le misure prese aiuteranno a risanare budget economico per così preparare il paese a beneficiare dei frutti nel lungo periodo. Un lungo periodo ahimé indeterminato.

Un  periodo di promesse lunghissimo, fatto di tanti slogan elettorali. Un periodo con Silvio Berlusconi fallimentare. Certo, tutta l’economia mondiale è nella morsa d’un grossa e duratura crisi, di cui appena si intravedono le fasi critiche all’orizzonte. Nonostante lo scenario di certo non rassicurante, l’Italia risulta essere uno dei fanalini di coda dei Paesi Europei e di certo non una delle sette superpotenze.

Certo l’Italia non è ancora paragonabile alla Grecia, ma il problema sta nel debito pubblico secondo gli analisti dell’agenzia di rating, che con il loro downgrade provocheranno ulteriori ripercussioni in una economia che già stenta a crescere.

L’Italia rappresenta la terza economia dell’area euro, dopo Francia e Germania, con un 17% dell’intero giro d’affari. Nello specifico il potere economico è quantificabile per i primi sei mesi dell’anno in corso in 394 bilioni di euro, ma deve anche fare i conti un debito pubblico di 1,9 trilioni di euro, il più alto in Europa sebbene inferiore a quello greco se rapportato al prodotto interno lordo.

Eppure la credibilità nazionale è ai minimi storici. Non è facile dar contro e mettere alla gogna il Paese in cui si è nati e cresciuti. Vederlo quasi alle corde in mezzo ad una giungla di persone che se ne vanno, rinunciatari di turno, desiderosi di far fortuna altrove o semplicemente gente che arde dalla speranza di far valore i propri diritti basilari, che aspira ad un futuro in cui si possa accedere alle varie possibilità senza per questo dover scendere ogni momento a compromessi col furbetto di turno.

Ora è passera a stilare l’ennesima ricetta da economista di turno. Per carità, gente preparata, questi economisti sono gente in più, ma in fin dei conti non dimentichiamoci che si stava meglio quando c’erano meno maestrini nozionistici e qualche saggio maestro in più, di quelli autentici.

E così suonano sorde parole come debito, credibilità e crescita. Si certo collegate, ma la parola mentalità, ideali e dignità dove sono? Onestà? E’ il prete di turno che deve ricorrere, con la Bibbia in mano e la falsa speranza nell’altra, salvare l’uomo dalla perdizione?

L’Italia è schiacciata da un fallimento colossale il cui nome non è Silvio Berlusconi, ma coloro i quali si sono affidati a lui, credendo di poter galoppare in avanti facendo i furbetti.

E intanto il rischio di crack dell’Italia è una ipotesi assolutamente improbabile e remota. Certo, parola degli economisti di turno.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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