SEXTA CUMBRE: scandalo durante la Cumbre senza Cuba a Cartagena

Cuba non può partecipare al vertice delle Americhe che si è svolto in Colombia il 14 e 15 Aprile scorso. Hanno potuto partecipare gli USA, gli stessi che hanno imposto la non presenza dello Stato cubano, sotto embargo economico asfissiante da oltre mezzo secolo. Questo blocco di fatto determina un totale annullamento circa le reali possibilità di sviluppo in termini di scambi commerciali, dell’Isola.

E l’embargo proprio con questa assenza forzata di Cuba alla Cumbre, ha dimostrato di essere molto di più di una mancanza di relazioni diplomatiche e commerciali bilaterali (anzi, a senso unico). Si perché gli USA vanno oltre i propri confini e senza far valere l’elementare diritto democratico di sovranità dei popoli impongono il loro modus operandi, che democrazia certamente non è.

Cuba aveva detto in più occasioni che avrebbe partecipato con grande interesse alla sesta edizione del Vertice, qualora invitata, ma la Colombia, quale stato organizzatore, in evidente imbarazzo non ha potuto fare l’invito ufficiale, in quanto non tutte le nazioni erano d’accordo (USA).

E prima dell’arrivo del Presidente americano ecco lo scandalo. Secondo le ultime dichiarazioni della  senatrice Susan Collins, che ha parlato con Mark Sullivan, direttore dei servizi segreti, sarebbero 20 o 21 le prostitute portate dagli uomini della sicurezza statunitense nell’albergo dove avrebbero dovuto prendere gli ultimi accorgimenti per preparare l’arrivo del Presidente Obama. Undici gli agenti della sicurezza sotto indagine oltre ad alcuni marines. Se le indagini riveleranno alcuna responsabilità degli agenti, così come riportato dalla stampa – ha dichiarato il Presidente Obama – prenderò dei provvedimenti che faranno trasparire la mia delusione e la mia collera.

In collera la città colombiana di Cartagena, secondo la cui stampa locale lo scandalo avrebbe determinato un’immagine molto negativa per la location, che tanto si era preparata per accogliere il vertice e per far vedere come la Colombia è uno Stato in grande sviluppo, in pieno cambiamento e che non è più identificabile nella malavita, nella cocaina e nella bande del narcotraffico. E questo poteva essere un altro tassello per provare gli sforzi fatti dal Presidente Juan Manuel Santos, che tanto si è scusato per l’impossibilità di invitare formalmente Cuba.

Cuba che di fatto ha spaccato il Vertice sul nascere e che di fatto ha segnato l’insuccesso e le tensioni.

Mancava infatti il Presidente Venezuelano Chavez, in trattamento proprio a Cuba per l’intervento per sradicare il cancro.  Il Presidente Ecuadoregno Correa ha tenuto fede alla lealtà e all’amicizia nei confronti verso Cuba e non ha partecipato sdegnato, così come il Nicaragua che ha preferito affiancare Cuba ed evitare i bei volti e le presenze farlocche, come quella del Presidente Boliviano Morales, che promette che senza Cuba sarà la sua ultima presenza (da calciatore non professionista perlomeno) al vertice delle Americhe.

“E’ impensabile un altro vertice senza Cuba” ha tuonato il Presidente Colombiano.

Altri governi a rafforzare la posizione dei Paesi dell’Alba, quel progetto nato proprio da Cuba e Venezuela, proprio per condannare un’indecifrabile OSA, che sventola diritti di democrazia, senza riconoscere i crimini del passato, le stragi fatte, le centinaia di migliaia desaparecidos, i colpi di Stato, che passano tutti per Washington e per politiche economiche cui la macchina neoliberale non può per definizione sottrarsi. Questa è storia. Vogliamo ricordarla o continuiamo a passeggiare nel presente senza capire il senso degli eventi presenti, così come dei mali? Tutti a prodigarsi per far notare li cambio che avviene quotidianamente sull’Isola e soprattutto a condannare il bloqueo, fonte principale della povertà cubana. Se già Cuba offre dignità al proprio popolo, senza questi ostacoli dei detrattori, sarebbe certamente uno degli stati più avanzati economicamente dell’area latino americana. E questo è un risultato che gli USA non possono permettersi di far notare, soprattutto se raggiunto da uno stato di matrice socialista.

“Cuba è uno stato antidemocratico e come tale non può partecipare e che la non partecipazione è la semplice attuazione di quanto previsto dalla carta democratica delle americhe”

La carta democratica in questione se presa ad esame con le dovute precisazioni non permetterebbe certo la partecipazione degli USA, dell’ipocrita Presidente democratico Obama e delle farlocca Hillary Clinton, che balla oramai disperata per i bar di Cartagena.

Un Obama che per intelligenza si è fermato all’abilità oratoria e a qualche titubante intento iniziale. Poi basta. Surclassato sin dall’inizio, in temi di politica estera dalla mentalità conservatrice dei repubblicani e di parte dei democratici stessi.

Certo, Obama ha anche parlato di restituzione dei terreni, ma è stato un discorso di circostanza. Si sa bene che poi le multinazionali sono radicate in ogni angolo del Latino America e che le radici non lasceranno l’elemento essenziale di cui si nutrono, il popolo latinoamericano.

Eppure gli Stati tardano a dare risposte su tutto. I vertici sono barzellette oramai, non tanto per i temi trattati, quanto per i protagonisti. Incapaci di fatto e avanti tutta solo a parole. E il capitalismo in questa forma ha creato un’altra forma di schiavitù. Una dipendenza cui i governanti hanno il dovere di sottrarsi. E i democratici d’America hanno il dovere di fare un passo indietro. Ma questo economicamente non è possibile. Ed ecco quali sono i limiti dell’OEA, del Summit, della Cuba tagliata fuori. Non mi si venga a dire che i temi affrontati senza Cuba sono stati fruttuosi.

Non lo sono stati. Ma la voce dei popoli latinoamericani si sta alzando, anche se molti sono ancora gli aspetti che impediscono  una presa di posizione globale.

Ma bello è stato il riferimento di Fidel Castro alla frase di Josè Martì. Otro momento de la historia será necesaria la fórmula previsora de José Martí: “¡los árboles se han de poner en fila, para que no pase el gigante de las siete leguas! Es la hora del recuento, y de la marcha unida, y hemos de andar en cuadro apretado, como la plata en las raíces de los Andes.”

Trad.: Gli alberi si devono mettere in fila per far sì che non passi il gigante delle sette leghe! È giunto il momento di ricompattarsi e marciare uniti  e dobbiamo camminare in un quadrato stretto come l’argento nelle radici delle Ande

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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