Breaking News L'editoriale — 28 febbraio 2012
Senegal: dopo gli scontri pro-democrazia, si va verso un amaro ballottaggio

Il Senegal è uno sprazzo d’Africa di grande storia e tradizione. Ma, questa  democrazia all’avanguardia del continente africano, rischia d’essere offuscata con lo spettro d’una dinastia illegittima, quella della famiglia Wade. Il ballottaggio appare ormai scontato e il popolo senegalese e non, ne attende più che mai l’esito.

 ESP: El Senegal es un pedazo de África de grande historia y tradición. Pero, esta democracia a la vanguardia del continente africano, amenaza de ser ofuscada con el espectro de una dinastía ilegítim: la familia Wade. El segundo escrutinio ya aparece bien claro  y el pueblo senegalés y no, espera más que nunca el resultado.

Abdoulaye Wade è l’ottantacinquenne Presidente del Senegal che corre per un terzo mandato. Illegittimo o legittimo poco importa ormai, dal momento che il consiglio costituzionale del Paese ha approvato la sua ricandidatura, lo stesso consiglio che ha bocciato la candidatura del cantante Youssou N’Dour. L’opposizione, anzi, le mille opposizioni sono unite nel correre ed unirsi contro il “nemico” politico. Ma al final dei conti, anche in questo caso, saranno i numeri a parlare. E le Alleanze, che all’unisono si schierano lontano da Wade, sono tutte da verificare.

Le giornate elettorali si sono svolte in un clima calmo, quantomeno apparente, senza incidenti di rilievo. Gli scontri infatti risalgono a qualche giorno addietro proprio per la terza ricandidatura del Presidente attuale.

Nella culla africana della democrazia, nell’ex colonia francese, sono avvenuti scontri e violazione dei diritti umani, che come spesso accade, perdono i propri connotati durante episodi di guerriglia e protesta. Molti i manifestanti percossi e minacciati; tanti altri gli arresti intimidatori, indipendentemente dal carattere pacifico o meno delle proteste. Per il vertici dello Stato, la cosa importante è che gli scontri non si diffondessero a macchia d’olio, che non turbassero l’esito delle elezioni. E così è scattata la dura prevenzione del corpo di polizia, pronta a colpire brutalmente, come nel caso del celebre cantante ed intellettuale cattolico, Youssou N’Dour ferito durante le proteste pacifiche da una carica della polizia.

In un Paese dove oltre il 90% della popolazione è di credo musulmano, Abdoulaye Wade ha pregato Dio (nel suo caso Allah) affinché gli concedesse la grazia di mantenerlo in buono stato di salute da qui al termine  dell’eventuale terzo mandato, che nel frattempo è stato prolungato dai 5 ai 7 anni. Riguardo le proteste su una presunta anticostituzionalità, l’arzillo vecchietto nonché scaltro politico, si è rivolto agli altri 13 candidati, tra cui due donne, ribadendo che la normativa sul numero di mandati è stata introdotta a mandato in corso (2001) e che per questo non lo riguarda non essendo la norma retroattiva. Un aggiramento delle democrazia palese, che però non ha tolto sino a questo momento un provvisorio 32% dei voti.

A vigilare sui voti è il Presidente nigeriano Alunsegun Obasanjo, nella capitale Dakar dallo scorso martedì, in missione di osservazione per l’Unione Africana e che stenderà un rapporto nei prossimi giorni su come si sono svolti gli scrutini presidenziali. Monitoraggio a 360 gradi sul Senegal, occhi puntati dagli osservatori di spicco della scena politica internazionale per la situazione politica, che desta preoccupazioni e riflessioni; dall’ONU agli Stati Uniti, dalla Francia ad Amnesty international, che vedono nella ricandidatura di Wade una sorta di colpo di Stato se non un despota capace di mettere in pericolo le radici della democrazia Africana. Inoltre vi sono gli strascichi delle rivolte popolari che hanno interessato di recente i paesi africani alla ricerca di democrazia, oltre a qualche focolaio d’integralismo, limitato per il contesto storico e comunque offuscato dalla laicità dello Stato proclamata nel 2001.

In questo sprazzo d’Africa di quasi dieci milioni di persone, la religione islamica è vissuta in modo particolare, che si mescola alle tradizioni delle varie tribù sino a trasformarlo in un islamismo velato e soft, etnico e con mille differenti sfaccettature. E così nel Paese senegalese, si versano le basi di una nuova dinastia, quella di casa Wade, dedito alle grandi opere ed infrastrutture, plurilaureato e decorato, ma sin troppo aggrappato al potere, così come lo dimostrano le abili mosse politiche in atto dallo scorso Maggio, quando erano emerse le varie proposte di legge fantoccio, quale quella del  “ticket président – vice président”, di fatto un lasciapassare tra padre e figlio, al fine (dice Wade) di destabilizzare il Paese con troppe elezioni e costi inutili o quella di permettere al candidato con oltre il 25% dei voti di evitare ballottaggi. In quel caso proposta di legge ed emendamenti disordinati emessi, furono ritirati dopo che la folla si era riversata inferocita in piazza, con un bilancio degli scontri che in poche ore aveva causato 5 morti e oltre 100 feriti.

Gli scrutini sono attualmente in corso, ma appare chiaro, anche dalle dichiarazioni dei protagonisti, che si andrà ad un ballottaggio tra Wade e l’ex Primo Ministro Macky Sall, personaggio quest’ultimo attorno al quale si uniranno tutte le speranze ed i propositi delle forze politiche d’opposizione. Sall è un personaggio carismatico, con un ruolo importante nel Partito Democratico di Wade sino a quando ha creato il proprio movimento nel 2009 dopo essersi dimesso da Presidente dell’Assemblea Nazionale.

E dopo il primo turno elettorale, alla vigilia di un ballottaggio ormai scontato, staremo a vedere cosa ci riserverà il Senegal, luogo amato, sognato, piccolo regno d’Africa, stimato ed ammirato, ma certamente non immune ai mali del mondo, quale, in primis, la corruzione.

 

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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