L'editoriale — 17 agosto 2010
Road-movies cubani: viaggio ironico-satirico tra La Habana e l’Oriente (Parte II)

FONTE FOTO: INTERNET.

2. Spiritualità, problemi e scoperte interiori

a) Motivo del Viaggio: la ragione che spinge i protagonisti di questi road-movies a intraprendere un viaggio è sempre legata a problemi familiari. In Guantanamera è il funerale della Zia Georgita; in Miel para Oshún la ricerca della madre da cui Roberto era stato portato via da ragazzino; in Viva Cuba, invece, si vuole impedire che il padre di Malú firmi l’autorizzazione per l’espatrio della figlia negli Stati Uniti. I problemi familiari sembrano riprodurre nel loro piccolo i problemi della patria.

b) Religione Yoruba (Santería): interagisce con la trama e svolge un ruolo di cornice in tutte e tre le opere. In tutti i film riecheggia il suono dei tamburi Batà, specie in Guantanamera e Viva Cuba; diversi sono però gli Orisha e gli spiriti coinvolti in ciascuna pellicola: vediamo quali e perché.

In Guantanamera, film dominato da un’atmosfera cimiteriale, è costante il riferimento ad Oyà ed Iku.

Oyà, osha della morte e dei cimiteri nonchè dei temporali e delle tempeste, è rappresentata nella pellicola cubana da una bella bambina vestita di nero che appare ai moribondi prima o durante il decesso. Nel film compare in numerose sequenze: in una foto al momento della morte di Georgita; sotto la scritta “Socialismo o Muerte” (notevole simbolo della morte del socialismo); davanti a Cándido nell’obitorio di Bayamo; offre fiori in quello di Las Tunas (simbolo dell’amore che muore per poi rinascere); nella foto in mano alla parente del defunto di Santa Clara-Cárdenas; nella strada verso Matanzas accompagna col suo ombrello sotto il temporale una vecchietta al camposanto; è presente al momento del malore fatale di Cándido, quando egli si accorge che hanno scambiato le bare; causa la pioggia improvvisa al Cristóbal Colón con l’apertura dell’ombrello durante il funerale di Georgita e Cándido e tende una mano ad Adolfo per farlo scendere (o meglio cadere, morire) dal piedistallo.

Anche Ikú rappresenta la morte ed è legato alle piogge torrenziali: in Guantanamera una voce narrante racconta come il mito del diluvio nella tradizione Yoruba sia strettamente connessa all’invenzione della morte da parte di Ikú.

In Miel para Oshún tutto il viaggio è imperniato sulla profezia fatta da una santera all’Habana: “troverai tua madre dove le acque di Yemayá si mescolano alle acque di Ochún”. Yemayá e Ochún (o Oshún, è lo stesso) sono gli orishas femminili per eccellenza: la prima è più materna e protegge le acque salate, la seconda più sensuale e protegge le acque dolci. Doni gradito a Ochún-Oshún sono il miele e oggetti-fiori di colore giallo. Roberto, il protagonista, sebbene scettico nei confronti di quel che definisce una superstizione, troverà la madre alla foce del Río Miel, dove appunto le acque dolci di un fiume che si chiama “miele” si uniscono al mare. La figura della madre è dunque rappresentata come l’emblema della femminilità, una sintesi tra Yemayá e Ochún.

Viva Cuba è esplicitamente dedicato a Elegguà, ma si apre e si chiude nel segno di Yemayà. Elegguà è un bimbo guerriero che protegge le strade ed apre/chiude le porte del destino, perfetto angelo custode per i protagonisti: bambini, viaggiatori pronti a lottare per cambiare ciò che gli adulti hanno deciso per loro. Essi sono il simbolo delle nuove generazioni che hanno in mano le sorti future.

Yemayá è, come ho detto prima, la donna madre che protegge le acque marine, sincretizzata con la Virgen de Regla. A tal proposito, il film e il viaggio iniziano a Regla (dove vivono Malù e Jorgito) e si concludono davanti al mare di Punta Maisì con un canto in onore di Yemayá. Il fatto che l’inizio e la fine del percorso siano contrassegnati da un riferimento a questo Osha non può essere una mera coincidenza. Difficile risulta semmai dedurre la funzione svolta all’interno dell’opera. Forse allude al mare che circonda e protegge l’isola (con La Habana e Baracoa presi come estremi simbolici) come una madre fa col proprio figlio; o, forse, Yemayá fa da madre ai due bambini che hanno alle spalle due famiglie disastrose e li guida nella giusta direzione. Le interpretazioni possono essere varie. Appartengono invece all’immaginario popolare infantile i Güije, spiritelli che rappresentano le paure che un individuo deve superare per vincere la propria lotta (come l’orco e l’uomo nero nelle nostre fiabe, per intenderci).

In generale, gli Orishas vengono inseriti nelle pellicole cubane per evocare una spiritualità magica, autoctona e tradizionale cubana e, allo stesso tempo, evocare attraverso simboli alcuni temi chiave dei film, quali la morte e i funerali in Guantanamera, la ricerca della figura femminile in Miel para Oshún e il rapporto delle nuove generazioni con la Patria e la Famiglia in Viva Cuba. L’evocazione simbolica amplia ed affronta la portata del messaggio principale.

Road-movies cubani: viaggio ironico-satirico tra La Habana e l’Oriente (Parte I)

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