L'editoriale — 08 agosto 2010
Road-movies cubani: viaggio ironico-satirico tra La Habana e l’Oriente (Parte I)

fonte foto: internet.

Il cinema cubano d’autore spazia tra i generi più diversificati, dal dramma storico (Cecilia, di Humberto Solás, 1980; Hello Hemingway, di Fernando Pérez, 1990) ai problemi adolescenziali (Doble Juego, di Rudy Mora, 2002), narrando difficoltà quotidiane (El Vals de la habana Vieja, di Luis Felipe Bernaza, 1988) e utopici sogni ad occhi aperti (Madagascar, di Fernando Pérez, 1994; Lista de Espera, di Juan Carlos Tabío, 2000). In questo modo, si ritrova continuamente sospeso tra impegno ed ironia.

Uno dei modelli -forse il principale- a cui si ispira la cinematografia dell’ICAIC è il cinema neorealista italiano. Non è difficile capire perché: molti problemi della Cuba di oggi sono simili a quelli dell’Italia dei nostri nonni e genitori; una realtà che, per chi non l’ha mai vissuta, può risultare perlomeno sconcertante. Solo un viaggio per la Isla Grande ce la può mostrare sotto tutti i suoi aspetti, e, di conseguenza, farci riflettere sul presente dei cubani e sul passato nostro di italiani.

Viaggiare a Cuba per scoprire la Cuba autentica, lontana mille miglia dai villaggi turistici: per chi lo ha già fatto e per coloro che finora tale impresa l’hanno sognata soltanto, il cinema cubano offre una serie di pellicole che narrano il lungo e difficile vagabondare tra La Habana e le province d’Oriente.

Uno degli obiettivi principali del genere road-movie in salsa cubana è proprio quello di mostrare al pubblico, attraverso una satira più o meno bonaria, l’andamento del paese.

In questo filone si possono inserire a pieno titolo tre film: Guantanamera (di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío, 1995), Miel para Oshun (di Humberto Solás, 2001) e Viva Cuba (di Juan Carlos Cremata, 2005).

Attraverso un’analisi di queste opere è possibile delineare il genere e scomporlo nei suoi tratti e temi fondamentali, al fine di capire “quale Cuba” esse vogliono rappresentare.

Ho individuato alcune tematiche di base comuni a tutti e tre i film, sia per quanto riguarda gli aspetti logistici dei viaggi rappresentati, sia in merito ai problemi, le scoperte interiori e il retroterra culturale-religioso dei protagonisti. A seguire, fornirò i dati che ho raccolto attraverso una tavola sinottica e cercherò di giustificarli alla luce della complessa realtà socio-culturale cubana.

  1. Aspetto tecnico dei viaggi

a) La Habana: costituisce la tappa d’arrivo in Guantanamera ed è località di partenza in Miel para Oshun e Viva Cuba. Come fa notare Frank Padrón (Sinfonía inconclusa para el cine cubano, Editorial Oriente, Santiago de Cuba, 2008), la maggior parte dei film cubani è ambientata nella capitale o in qualche modo fa riferimento ad essa. Sotto questo aspetto, le pellicole di viaggio non fanno eccezione. La Habana è simbolo dell’Occidente Cubano e funge da caput mundi per tutta Cuba in generale.

In Guantanamera è ripreso solo il cimitero prinicipale avanero, il Cristóbal Colón, paradigmatico esempio della vita (passata) dei morti e di quella dei vivi; in Miel para Oshun tutta la prima parte del film illustra i luoghi più significativi dell’Avana, dal Morro al Malecón; Viva Cuba si concentra sulla zona di Regla -dove vivono i due bambini- e ci offre uno scorcio su Plaza de la Revolución e il Cristóbal Colón

b) Punto più a Oriente: ogni film contrappone all’Havana un punto collocato all’estremo Oriente di Cuba. Tali luoghi sono Guantánamo (in Guantanamera, punto di partenza del viaggio), Baracoa e Punta Maisí (rispettivamente in Miel para Oshun e Viva Cuba, tappe finali del percorso). É interessante osservare come tutte e tre le località si trovino nella Provincia di Guantánamo, a circa 900 km dall’Havana; gli itinerari tracciati, pur nella loro diversità (numero di tappe e senso di marcia) percorrono tutta la spina dorsale del “coccodrillo verde” fino alla coda. I film cubani on the road vogliono fornire un’ampia panoramica dell’isola, unendo Oriente e Occidente.

c) Tappe del Viaggio: non tutti i luoghi sono facilmente identificabili, specie per i non-cubani. Cito con sicurezza:

i- Guantanamera: Guantánamo- Bayamo- Las Tunas- Camagüey- Sancti Espíritus- Santa Clara- Matanzas- La Habana

ii- Miel para Oshun: La Habana- Camagüey- Gibara- Baracoa

iii- Viva Cuba: La Habana- Matanzas- Varadero- Trinidad- Costa paludosa a sud- Campagna intorno a Sancti Espíritus- Camagüey- Bayamo- Parque Nacional Alejandro de Humboldt- Punta Maisì

L’itinerario con meno tappe è quello di Miel para Oshun; più ricco di tutti quello di Viva Cuba. In quest’ultimo, i luoghi sono spesso indefiniti e di stampo “naturalistico-campestre”; percorre invece le grandi città delle province cubane il corteo funebre di Guantanamera.

d) Mezzi di Trasporto: il sistema dei trasporti è forse la nota più dolente del paese. Muoversi da una località all’altra, anche solo per poche decine di chilometri, può essere un’impresa. La drammatica odissea degli spostamenti da un luogo all’altro e le varie difficoltà connesse costituiscono l’asse portante di tutto il filone dei film di viaggio cubani. Rappresentare sullo schermo questo aspetto così drammatico significa porre in evidenza che il problema esiste ed è di grande rilevanza su scala nazionale. Ci si chiede perché le cose non funzionino e allo stesso tempo si vuole sensibilizzare il governo affinché si mobiliti in tal senso.

In Guantanamera (1995) il motto del burocrate di stampo sovietico Adolfo “todo tiene que funcionar como un reloj” verrà puntualmente disatteso per colpa di emergenze (donna che deve partorire in ospedale a Bayamo e non vi sono ambulanze in giro) o rotture impreviste di auto (veri e propri catorci ambulanti) o contrattempi dovuti alla scarsità di veicoli a disposizione nell’isola. Il tutto viene risolto più con l’ingegno e il buonsenso che con una rigida pianificazione: “de alguna manera lo vamos a arreglar”, e spesso con risultati del tutto insoddisfacenti. Il progetto dei funerali itineranti con auto funebre e taxi al seguito è destinato a fallire. La sconfitta nel settore dei trasporti è l’emblema della sconfitta del socialismo (sovietico?): il murales Socialismo o Muerte con la figura di Oyà ai suoi piedi che compare all’inizio del viaggio è la chiave di lettura dell’intero film. Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío lanciano una critica forte alla burocrazia castrista in pieno período especial. Le peregrinazioni di Cándido dopo la rottura con l’insensibile Adolfo e il viaggio dei due camionisti Mariano e Ramón ci mostrano una serie di mezzi di trasporto “alternativi” all’auto e al taxi: la guagua, i camion, il carretto trainato da cavalli e.. i piedi! La pratica del dar/pedir botella è presente in più di un momento dell’opera.

In Miel para Oshún (2001) la satira si serve delle disavventure di un turista cubano-americano che percorre Cuba in cerca della madre. Lo yuma in questione si lascia ingannare dall’autista della compagnia di taxi e concorda per 40$ giornalieri più extra un viaggio per Camagüey su un vero e proprio catorcio. L’auto in questione li lascerà in panne in mezzo all’autopista nacional e per arrivare alla prima tappa i tre membri del gruppo dovranno munirsi di biciclette. La jeep ottenuta al posto dell’auto una volta giunti in città non li farà arrivare nemmeno alla tappa successiva, e di nuovo tornano utili le bici. Per giungere infine a Baracoa l’unico mezzo su cui i viaggiatori potranno contare saranno le proprie gambe, causa strada interrotta. Muoversi a Cuba non è facile nemmeno per i turisti, che rischiano di essere ingannati a ogni passo; tuttavia, le vere amicizie non sono impossibili: l’autista imbroglione si scuserà apertamente e aiuterà Roberto a non desistere dai suoi propositi. La vita dura rende l’uomo imbroglione, ma la generosità lo fa onesto.

In Viva Cuba (2005) il problema dei trasporti non sembra essere legato alla vita dei cubani o dei turisti ma a qualcosa di più generale. Colpisce la varietà dei mezzi utilizzati dai due bambini ma la polemica assume contorni molto più sfumati. Malù e Jorgito rappresentano la “parte buona” di Cuba, che vede e conosce le profonde differenze del paese ma si sforza di amare la Patria nonostante le profonde contraddizioni interne. A fare ben più magra figura sono i loro genitori, trasferitisi da una parte all’altra dell’isola per motivi di lavoro o di divorzio. I due ragazzini prendono la lancha da Regla all’Habana Vieja, il treno fino a Matanzas, chiedono “botella” fino a Varadero, si infilano in un bus turistico fino a Trinidad, si perdono nella campagna alternando i piedi al carro trainato da animali fino a Camagüey, prendono un pulmino pieno di pioneros fino a Bayamo e proseguono a piedi nel parco naturale Humboldt; gli ultimi chilometri li percorreranno nel sidecar della moto di uno speleologo.

Road-movies cubani: viaggio ironico-satirico tra La Habana e l’Oriente (Parte II)

Il cinema cubano d’autore spazia tra i generi più diversificati, dal dramma storico (Cecilia, di Humberto Solás, 1980; Hello Hemingway, di Fernando Pérez, 1990) ai problemi adolescenziali (Doble Juego, di Rudy Mora, 2002), narrando difficoltà quotidiane (El Vals de la habana Vieja, di Luis Felipe Bernaza, 1988) e utopici sogni ad occhi aperti (Madagascar, di Fernando Pérez, 1994; Lista de Espera, di Juan Carlos Tabío, 2000). In questo modo, si ritrova continuamente sospeso tra impegno ed ironia.

Uno dei modelli -forse il principale- a cui si ispira la cinematografia dell’ICAIC è il cinema neorealista italiano. Non è difficile capire perché: molti problemi della Cuba di oggi sono simili a quelli dell’Italia dei nostri nonni e genitori; una realtà che, per chi non l’ha mai vissuta, può risultare perlomeno sconcertante. Solo un viaggio per la Isla Grande ce la può mostrare sotto tutti i suoi aspetti, e, di conseguenza, farci riflettere sul presente dei cubani e sul passato nostro di italiani.

Viaggiare a Cuba per scoprire la Cuba autentica, lontana mille miglia dai villaggi turistici: per chi lo ha già fatto e per coloro che finora tale impresa l’hanno sognata soltanto, il cinema cubano offre una serie di pellicole che narrano il lungo e difficile vagabondare tra La Habana e le province d’Oriente.

Uno degli obiettivi principali del genere road-movie in salsa cubana è proprio quello di mostrare al pubblico, attraverso una satira più o meno bonaria, l’andamento del paese.

In questo filone si possono inserire a pieno titolo tre film: Guantanamera (di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío, 1995), Miel para Oshun (di Humberto Solás, 2001) e Viva Cuba (di Juan Carlos Cremata, 2005).

Attraverso un’analisi di queste opere è possibile delineare il genere e scomporlo nei suoi tratti e temi fondamentali, al fine di capire “quale Cuba” esse vogliono rappresentare.

Ho individuato alcune tematiche di base comuni a tutti e tre i film, sia per quanto riguarda gli aspetti logistici dei viaggi rappresentati, sia in merito ai problemi, le scoperte interiori e il retroterra culturale-religioso dei protagonisti. A seguire, fornirò i dati che ho raccolto attraverso una tavola sinottica e cercherò di giustificarli alla luce della complessa realtà socio-culturale cubana.

  1. Aspetto tecnico dei viaggi

a) La Habana: costituisce la tappa d’arrivo in Guantanamera ed è località di partenza in Miel para Oshun e Viva Cuba. Come fa notare Frank Padrón (Sinfonía inconclusa para el cine cubano, Editorial Oriente, Santiago de Cuba, 2008), la maggior parte dei film cubani è ambientata nella capitale o in qualche modo fa riferimento ad essa. Sotto questo aspetto, le pellicole di viaggio non fanno eccezione. La Habana è simbolo dell’Occidente Cubano e funge da caput mundi per tutta Cuba in generale.

In Guantanamera è ripreso solo il cimitero prinicipale avanero, il Cristóbal Colón, paradigmatico esempio della vita (passata) dei morti e di quella dei vivi; in Miel para Oshun tutta la prima parte del film illustra i luoghi più significativi dell’Avana, dal Morro al Malecón; Viva Cuba si concentra sulla zona di Regla -dove vivono i due bambini- e ci offre uno scorcio su Plaza de la Revolución e il Cristóbal Colón

b) Punto più a Oriente: ogni film contrappone all’Havana un punto collocato all’estremo Oriente di Cuba. Tali luoghi sono Guantánamo (in Guantanamera, punto di partenza del viaggio), Baracoa e Punta Maisí (rispettivamente in Miel para Oshun e Viva Cuba, tappe finali del percorso). É interessante osservare come tutte e tre le località si trovino nella Provincia di Guantánamo, a circa 900 km dall’Havana; gli itinerari tracciati, pur nella loro diversità (numero di tappe e senso di marcia) percorrono tutta la spina dorsale del “coccodrillo verde” fino alla coda. I film cubani on the road vogliono fornire un’ampia panoramica dell’isola, unendo Oriente e Occidente.

c) Tappe del Viaggio: non tutti i luoghi sono facilmente identificabili, specie per i non-cubani. Cito con sicurezza:

i- Guantanamera: Guantánamo- Bayamo- Las Tunas- Camagüey- Sancti Espíritus- Santa Clara- Matanzas- La Habana

ii- Miel para Oshun: La Habana- Camagüey- Gibara- Baracoa

iii- Viva Cuba: La Habana- Matanzas- Varadero- Trinidad- Costa paludosa a sud- Campagna intorno a Sancti Espíritus- Camagüey- Bayamo- Parque Nacional Alejandro de Humboldt- Punta Maisì

L’itinerario con meno tappe è quello di Miel para Oshun; più ricco di tutti quello di Viva Cuba. In quest’ultimo, i luoghi sono spesso indefiniti e di stampo “naturalistico-campestre”; percorre invece le grandi città delle province cubane il corteo funebre di Guantanamera.

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