Ritratto della Repubblica Dominicana

Sono da poco tornato dalla Repubblica Dominicana. Intreccio di lavoro, curiosità, desiderio di ritrovare amici preziosi e riassaporare il clima tropicale tanto gradito al fine di spezzare la monotonia invernale pronto a riabbracciare al mio ritorno in patria la tanto amata primavera.

Ci sono tabelloni pubblicitari con i più fantasiosi slogan elettorali ad ogni angolo di qualsiasi calle, autopista, carretera, esquina. Campeggiano i leader dei vari partiti politici per le Presidenziali 2016.

Il Presidente in carica appartenente al partito PLD, l’unico che pare amato dal popolo dominicano per il proprio temperamento timido, gentile ed allo stesso tempo deciso ed intelligente, pare non volerne sapere di ricandidarsi.

Sebbene manchi ancora oltre un anno all’importante appuntamento elettorale è dagli inizi del 2014 che la macchina politica è in moto e continua a spendere cifre iperboliche in un paese in cui il dramma è quello della mancanza di una classe media sufficientemente agiata. I soldi sono ben presenti all’interno del Paese, ma a viverlo, sfruttarne le bellezze e governarlo è una oligarchia che selvaggiamente protegge i propri beni incuranti di una equa ridistribuzione.
E il dominicano in questa definizione si riconosce. Amante della propria terra, orgoglioso della propria nazionalità, dei propri usi, costumi e tradizioni è capace d’abbracciare in modo ipocrita la propria bandiera ed allo stesso tempo non concedere nulla al vicino dominicano.

Un Paese di puro stampo statunitense, una sorta di confusionaria esportazione di marchi, capitali e società rivisti in chiave caraibica. Ed eccolo il Paese dei controsensi, unico e bello proprio per questo.
Non mancano le note negative, quali retribuzioni medie vergognose in riferimento al costo della vita, microcriminalità diffusa e corruzione che invade ogni attività.

Un altro aspetto che colpisce è la cessione di fette d’economia e di guadagno ad imprenditori esteri, statunitensi, canadesi, italiani, spagnoli e francesi.

Quando vivi nella Repubblica dominicana il sole sin dall’alba ti dà il buongiorno ed una passeggiata sul Malecon ha un prezzo impagabile. Frutta fresca e una comida apprezzabile s’interpongono ad un traffico pesante incessante che risente della mancanza di una rete ferroviaria nel paese quale alternativa prioritaria per lo sviluppo e per rendere l’aria ben più respirabile. Le patologie alle vie aeree sono diffuse e gli ospedali pubblici non godono di una buona fama. Ecco perché la gente cerca di avere con sé una assicurazione sanitaria decente che possa loro permettere di rivolgersi ad una clinica di una certa qualità, in linea con le possibilità economiche.

I sistemi di trasporto pubblico sono affidati ai taxy pubblici definite guague, e in un comedor è possibile pranzare a basso costo il tipico piatto Arroz, Habichuela y pollo. Il tutto condito da un refresco o da una birra nazionale, tra tutte la famosa Presidente.

Puoi essere affacciato a fissare il flusso di un continuo divenire quotidiano, che appare a rapido consumo che in Italia ma anche meno monotono e il sole che sino a pochi momenti prima di accarezzava il viso si può tramutare in pochi minuti in un violento acquazzone. Mosquitos sono i piacevoli nemici quotidiani, ma appaiono per la maggior parte delle volte poco aggressivi.

Al mio fianco neanche il tempo di respirare e mi arriva un odore acre dei prodotti della combustione che il traffico pesante mi aleggia in volto. Neppure il tempo di voltare le spalle alla strada e sprofondo in uno dei tanti crateri che sono disseminati lungo i marciapiedi. Per i dominicani è naturale schivarli, quasi facessero parte della normalità, tant’è che ci sono cresciuto e forse sono stato anche uno strumento di gioco.

Sto provando ad attraversare la strada. Le strisce non esistono. Si ha quasi la percezione in questo angolo di mondo che le strisce più che un diritto siano una sciocchezza borghese di un fine e delicato europeo che altezzoso pare richiamare all’ordine convogliando su di sé l’attenzione più per ego che per etica. Questo aspetto così differente accomuna moltissimi lati del vivere quotidiano. Un adattamento a regole che ancora non esistono.

Vi sono fili della luce, linee telefoniche che scorrono in modo disordinato da un lato della strada all’altro. Ci si chiede come possa esservi un tal disordine, così come ogni attività non presenta la cura che la parte di mondo più ricco pare dedicare alla propria proprietà privata. Non è però una questione di denari a fare la differenza, sovente è proprio una questione di mentalità.

La vita scorre sulla calle e hai quasi la sensazione che un giorno duri più ore e che lo stesso luogo possa essere come qualsiasi altro al mondo inferno e paradiso allo stesso tempo. Dipende dal ruolo in cui la società decide di convogliare l’individuo e al tempo stesso dipende da come l’individuo sviluppa le proprie risorse, debolezze e qualità per inserirle nel contesto sociale.

Risulta facile fare il turista. Quasi noioso. Reciti una parte. Per uscire da questo ruolo interpretativo devi capire la mentalità dominicana, razionalizzarla e lavorare. In questo modo anche l’angolo di paradiso da cartolina assume una valenza differente, un valore che va oltre le onde, i colori, il riflesso del cielo. Tutto diventa possibilità ed opportunità.

Ti rendi conto che sono i primi anni di vita a determinare l’individuo nel proprio modo di essere. Così si scolpisce l’istinto e l’individualità della persona. In un intreccio quasi filosofico e così astratto percepisci dalle differenze evidenti le sottigliezze che ci portano a riflettere in un determinato modo. La cultura è solo un mezzo per poter esprimere in modo più chiaro alcuni concetti, per poterli estrapolare e razionalizzare. Ma è l’ambiente che ci condiziona in primis e che determinerà come ci porremo, a fronte di una personalità acquisita nei confronti della cultura in senso scolastico e pertanto nell’ambito societario.

Boca Chica poi è la spiaggia più vicina alla capitale. Mezz’ora in macchina, o con trasporto pubblico e lo scenario è notevole. Bella spiaggia, bel mare e…brulica di italiani. Coppie più o meno anziane, ragazzi o signori in pensione che cercano emozioni, magari con qualche signorina disinibita, offrendole una birra, stando in compagnia e scherzando. Le danze spopolano la sera, il luogo diventa regno di musica, discoteche, eccessi talora. La Politur monitora attentamente la zona cercando di contenere la delinquenza a qualche fatto sporadico ed isolato.

La notte la vita si riversa nelle strade, soprattutto quando arriva la quincena e la gente ha in portafoglio qualche peso in più. Ogni angolo diventa energia pura, trambusto e divertimento. Si può scegliere di passarla lungo il Malecòn con del ghiaccio, della coca cola e del buon vecchio ron. Le onde dell’oceano portano con sè un’accattivante brezza e nei parcheggi limitrofi le macchine arrivano con un vero e proprio arsenale di casse che in pochi minuti si montano sul tetto delle autovetture ed emettono musica trasformando il locale all’aperto in una vera e propria discoteca. La gente inizia a ballare ed a divertirsi. Quando le bibite finiscono, puntuali arrivano motorino che prendono gli ordini dai bar vicini e tornano da lì a pochi minuti consegnando il tutto.

L’Avenida Venezuela è il regno delle discoteche e della gente sofisticata del luogo ma pare quasi storpiare il senso del viaggio immolarsi in un locale dal sapore tipicamente mondano. Preferiamo pertanto curiosare all’interno e voltare i tacchi, non dopo aver battagliato con la polizia che a tutti i costi vuol trovare un motivo per farci pagare un piccolo “dazio” non autorizzato.

Non si può mancare di citare le cabaña, una struttura appartata, un hotel a ore in cui le coppie hanno garantita la massima riservatezza accedendo alla stanza direttamente da un parcheggio connesso ad ogni abitazione.

Gli acquisti spaziano a seconda dei luoghi. Luoghi turistici rinomati quali Punta Cana, sviluppati con capitale estero esclusivamente per stranieri, sono costosi e poco rappresentativi. In capitale, dove la vita è molto meno all’insegna del turismo, si può andare dal famosissimo mercato della Duarte, luogo in cui il famoso cantante Enrique Iglesias ha girato il video della hit mondiale “Bailando”, ai centri commerciali moderni che offrono una grande varietà di prodotti.

Un ammiccare di sguardi, di domande, di curiosità e la mente volta ad assaporare il momento senza perdere di vista il contesto, i progetti. Ecco lo scorrere che ti prende e sveglia un assopito europeo.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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