Il governo cubano, dopo i piccoli ritocchi degli anni scorsi, ha intrapreso la strada d’una riforma economica su larga scala che interesserà a breve tutti i settori statali.

Era stata annunciata e sta per essere intrapresa. Ad onor del vero i dubbi sono ancora molti, non si capisce quali rami saranno ceduti, quali ristrutturati e quali invece rimarranno intatti. Se lo chiedono anche gli stessi lavoratori statali cubani, preoccupati e nello stesso tempo speranzosi di una ventata di novità che ne coinvolgerà nei prossimi sei mesi (questo è l’orizzonte temporale diramato dalle fonte ufficiali di Stato) una cifra che si attesta intorno al milione di unità.

Il Governo Cubano ha fornito ulteriori particolari qualche giorno fà, precisando che la sanità sarà uno dei settori interessati dalla riforma, con il fine di eliminare le spese irrazionali che lo affliggono. Queste dichiarazioni ufficiali in fin dei conti sono delle disarmanti ovvietà e l’unico quesito che sorge spontaneo nel leggere così tanti esempi di disorganizzazione è riconducibile al perché sino a questo momento si sia convissuto con tante spese irrazionali così dannose per le casse dello Stato.

Il Direttore sanitario della Provincia dell’Havana, Armando Andrés Marrero Mederos ha fornito alcuni esempi: vi sono oltre 25 strutture ospedaliere materne che attualmente hanno non più di cinque posti letto ma entro ognuna delle quali operano oltre 20 dipendenti. Vi sono depositi per le ambulanze che contano sulla gestione di un solo veicolo sanitario, ma dove, per ognuno di essi, presta lavoro una trentina di impiegati. Si rimane sbigottiti nel leggere questa disorganizzazione,  che spreca laddove vige la necessità di contenimenti razionali, con la doppia funzione di diminuire le spese, ma soprattutto di stimolare il personale lavorativo effettivo, per la ricerca di soluzioni più efficienti e produttive. Inutile pagare poco decine di persone, quando poche unità possono adempiere a tutti i compiti, con benefici sulla loro retribuzione.

La cifra di dipendenti nel settore sanitario a Cuba supera le seicentomila persone. Una enormità considerando una nazione che conta 11 milioni di individui. Lo ribadisce Marrero, che non esita a ribadire che in otto municipi dell’Havana l’apparato del sistema sanitario conta un numero doppio di dipendenti, se confrontato con le reali necessità impiegazionali.

E’ chiaro quindi che i problemi che affliggano i conti pubblici, sta maturando una coscienza sociale proiettata alla propria salvaguardia. Questo non vuol dire che la riforma vada a toccare la coscienza morale, gli ideali ed i valori umani impiantati con tanta pazienza dalla Rivoluzione, ma che si cerchi di responsalizzare il singolo lavoratore dinnanzi al proprio ruolo professionale, aumentandone quella produttività ad oggi tanto limitata da una mentalità che non convive ancora con il termine d’una efficienza imposta.

Marrero sulla base delle nuove direttive ha quindi riunito il personale della provincia dell’Havana, valutando le esigenze dei vari servizi, quali quelli legati alle sale operatori, al pronto soccorso, ad alcuni esami spacialistici, ai laboratori d’analisi e di ricerca.

Raul Castro spinge per una rapida tempistica dell’applicazione della riforma. Con essa si garantirà totale gratuità dei servizi sanitari e quelli dell’educazione. Gli altri sussidi sociali saranno invece soppressi, a fronte di aumenti salariali. Ovvio quindi che l’aumento sarà volto alla quantità di risorse umane necessarie effettive. Il popolo dovrà abituarsi a non poggiare più le proprie esigenze sullo Stato, come la stessa Cuba non avrà più sostentamenti importanti dagli Stati amici (sperando che di pari passo cessino i condizionamenti negativi dettati dall’aberrante embargo statunitense).

Lo stesso giornale del Partito, Granma, parla di una riforma che va fatta urgentemente, per evitare il collasso interno, senza (tirare di mezzo) paternalismi né romanticismi.

La famosa libreta, garanzia di sostentamento dello Stato cubano verrà gradualmente eliminata. Gli alimenti compresi nel cesto basilare, i combustibili domestici e le medicine saranno a carico dell’individuo. La razionalizzazione e gli Studi effettuati dal governo mirano proprio a far si che vengano a crearsi le condizioni necessarie all’incremento dell’offerta lavorativa privata, e al conseguente potere d’acquisto, garantendo allo Stato una maggiore resa.

Le misure disposte all’Havana, come su tutto il territorio nazionale, sono iniziate nello scorso anno con l’indicazione del Ministero della Salute a tutti i medici, affinché le prescrizioni di visite mediche e medicinali venissero limitate ai soli casi di reale necessità. Queste misure sono una sorta di copia alle misure messe in atto da qualche anno dai Paesi industrializzati, quali l’Italia stessa, cui le direttive in tal ambito spingono ad esempio gli operatori sanitari alla prescrizione di farmaci equivalenti laddove disponibili, o all’impiego delle stesse note CUF in ricetta, che esprimono la mutualibità di certe prestazioni o medicamenti solo nei casi indicati dalla stessa nota.

Nel 2010 le autorità diedero il via ad una ispezione su scala generale nelle strutture sanitarie di Villa Clara,  ed evidenziarono le palesi lacune presenti nella destribuzione e nel controllo delle risorse. Ad esempio molti farmacie e dispositivi medici risultavano essere in eccesso in certe strutture, mentre in altre sussisteva una situazione di disagio per la mancanza degli stessi. In tal modo si generava una cattiva gestione delle risorse disponibili, con parte di esse destinata all’inutilizzo o alla scadenza.

Il Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato Cubano, José Ramón Machado Venturo si sta impegnando fortemente in prima persona, girando le strutture sanitarie, icontrando tutto il personale sanitario assunto, e marcando sui punti indispensabili per migliorare i servizi sanitari di cui si dicono scontenti la metà dei cittadini cubani, per contenere con razionalità la spesa pubblica, per proporre soluzioni circa le lamentele ricevute, per ascoltare eventuali critiche o suggerimenti, e per stimolare e motiviare gli stessi dipendenti incitandoli a lavorare nel rispetto dei valori sociali ed umani. Il Ministro è stato in taluni incontri estremamente duro, come nella visita a Santiago Cubano, dichiarando con fermezza che il livello di infestazione della regione orientale non erano accettabili a fronte delle ingenti risorse erogate per il contenimento della stessa attraverso l’organizzazione di campagne pubblicitarie, forme preventive e profilassi.

Quello a cui si assiste è una battaglia finalizzata al cambio di mentalità dei dipendenti statali e della popolazione cubana dal punto di vista professionale. Il lavoro non può più essere limitato al banale compitino eseguito in tutta calma, magari approfittando di un controllo centrale che favorisce la negligenza, l’illecito, la corruzione. Ogni cubano sà che il luogo di lavoro statale è diventato sempre più una zona franca e qui si ripercuotono i mali della società ed il malessere dei cubani. Gli stessi cubani che chiedono con una mano di più e con l’altro arraffano quanto possibile contribuendo alla mancanza di risorse del proprio Paese. E lavorare inq uesta giungla, diventa difficile per gli i dipendenti seri,che si applicano quotidianamente per tenere alto il livello culturale del proprio Paese. Non dimentichiamo come Cuba per dare continuità ai tanti programmi umanitari internazionali che vedono i medici cubani impegnati in tutte le zone povere del globo, compia un continuo quanto profondo sforzo economico. Cuba si è sempre adoperata per offrire un servizio completamente gratuito a favore delle popolazioni bisognose, compresa anche quell’Haiti in cui spesso ci si dimentica che la presenza cubana era praticamente l’unica ad offrire gratuitamente servizi importanti a tutta la popolazione prima del devastante earthquake, che ha solo successivamente smosso aiuti umanitari che qualcuno vede anche legati a profondi interessi economici nella ricostruzione del Paese.

Alla luce di questi fatti, della storia del sistema sanitario cubano e delle conquiste ottenute al cospetto di quella che era la situazione del Paese ai tempi del dittatore Fulgencio Batista, è necessario venga restaurata la mentalità dei principi cardine della professione e che ci si appresti a scovare, combattere ed estirpare ogni forma di parassitismo. In questo caso una tollerenza non solo è accettata,  ma fortemente auspicata.

fonte foto: internet (http://commondatastorage.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/22971959.jpg)

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(4) Readers Comments

  1. Pingback: Riforma sanitaria: ecco come cambierà Cuba | This is Cuba : Vacanze a Cuba

  2. TUTTO MOLTO BELLO, MA, VISTO CON I MIEI OCCHI, SE SU 10 AMBULANZE, 5 SONO ROTTE E NON SI POSSONO RIPARARE, PERCHE’ MANCANO I PEZZI DI RICAMBIO, AVREMO 5 AUTISTI CHE NON SI POSSONO MUOVERE, GIUSTO ? 5 DIPENDENTI INUTILI ? DITEMI VOI.

  3. Non contiamo poi che alcune testimonianze dirette parlano di amubulanze che talora sono impegnate a svolgere un’attività di “servizio-taxi” abusivo, per raggranellare qualche extra. Se le ambulanze effettive vengono adoperate in questa modalità, i ritardi nelle emergenze eventuali possono avere conseguenze considerevoli.

  4. Le stava bene al governo cubano prima ?tutti questi lavoratori di numero sproporzionato per ogni attività, intanto pagati niente e poi chiaro si rubava tutti dal piu’piccolo al capo così è cuba

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