Breaking News Italia ed Europa — 09 ottobre 2011
“Ricucire l’Italia”: una strada volta al futuro

Se un giorno ci impegnassimo a sfogliare le proposte di legge che escono dalle Camere del nostro Parlamento in molti noteremo per la prima volta che cosa stiamo permettendo, con il nostro voto, a quella classe che ci rappresenta.

Non voglio parlare di politica o antipolitica. Ma di buona o quantomeno dignitosa politica si.

Andiamo a lavorare quotidianamente impegnandoci nelle nostre attività e poi ce ne freghiamo di chi sono quei personaggi che vengono eletti. Diamo in pasto ad un sistema politico sterile i giornalieri sforzi di tener sollevato con la produzione e l’inventiva un Paese, che cade poi sul più bello, quando è il momento di scegliere e di fare quadro per scelte coerenti.

Economicamente siamo allo sfracello? E’ la finanza a comandare la politica? E allora chi deve intervenire per mettere dei paletti a quei colossi finanziari, che rilasciano dichiarazioni a ripetizione in cui beffeggiano la politica.

Ma è solo uno dei tanti esempi della nostra inerzia. Eppure l’uomo è tale ogni volta che si pone in uno stato di volontà di cambiare le cose. Ognuno potrà avere una forma ed un modo differente per tentare di cambiare in meglio la società, ma tutti questi modi si ritrovano sull’asse su cui poggiano: la costruttività. Quell’elemento che viene a mancare nei provvedimenti, nei disegni di legge, negli emendementi, nelle direttive.

La politica di oggi è la politica dell’oscurantismo dell’intelligenza, della volgarità gratuita, della presa per il culo perpetrata aii danni dei contribuiti onesti. E’ la politica dei furbetti.

Manifestazione di Milano. 8 Ottobre 2011 per una politica vera, fatta di più fatti e meno slogan

Mentre anche i blog ed i siti internet come il nostro, con una piccola redazione rischiano di chiudere sotto la pressione del Comma 29, ora emendato, facente parte di un ddl intercettazioni quantomai ambiguo, Milano esce dal bavaglio d’un sistema politico corrotto e sfila in piazza, per proporre il recupero una politica sana. In più di ventimila hanno manifestato con un intento semplice ma che pare sempre più sfuggire alle menti annebbiate degli italiani, che lamentano un modus vivendi sempre più infelice.

La politica dovrebbe essere la chiave per costruire e mantenere i capisaldi dell’integrità personale e societaria. La politica dovrebbe essere lo strumento su cui si erigono i fondamenti del rispetto reciproco.

La politica dovrebbe sostenere l’individuo che attraverso il lavoro onesto contribuisce a mantenere sano il sistema in cui vive. La politica dovrebbe essere da esempio, come parte responsabile che cerca e si danna per trovare soluzioni efficaci. Ed invece da anni si assiste ad una regressione dei valori. Berlusconi ha creato, con il proprio potere mediatico povertà e precarietà, permettendo all’esercito dei “furbetti”, così come ci piace chiamare il popolo degli evasori fiscali e dei corrotti, di sopraffare i lavoratori, di usurpare le tasche degli italiani.

E mentre il sistema continua a scivolarci via di mano, Berlusconi continua a puntare il dito contro i comunisti, contro la magistratura, contro l’opposizione, contro i poteri forti. Continua ad irridee gli avversari, a proporre l’inverosimile, come l’ultima trovata da dopolavoro: fondare il “partito della gnocca”. Si è persino parlato di concedergli l’immunità a vita, mandarlo in esilio in uno dei suoi paradisi, per permetterci di riprendere in mano il nostro Paese. Cose da pazzi.

Eppure i colpevoli sono anche tutti quegli italiani che votano a caso, che votano sulla base d’uno slogan, che per decidere vanno a simpatia superficiale, a coloro che scelgono o prendono parte in cinque minuti, supportando il proprio pensiero con luoghi comuni, frasi fatte, ipocrisia ed ignoranza.

Abbiamo e stiamo ancor oggi vivendo una stagione politica che coincide con cronaca rosa e cronaca nera. Parlamentari irraggiungibili, circondati da un esercito di escort e transessuali. Nulla di moralista in tutto questo, ma un’offesa a chi si espone al ricatto ed alle minacce, a chi perde il proprio tempo facendo tarda notte, spendendo soldi pubblici e contribuendo ai salari di quell’esercito del sesso a cui non è permesso pagare le tasse e che sono di fatto evasori a tutti gli effetti.

Ma poi il Governo indica disfatta. Chi può dire d’andare oltre i titoli del telegiornali, i quotidiani sprezzanti insulti tra le controparti?

A leggere le proposte di legge si travano elementi censori, desiderio di controllare a livello centrale il cittadino sulle cose banali. Una sistema che si definisce liberale e che invece lavora per affossare il sistema. Prendiamo ad esempio le riforme in ambito della giustizia: sappiano bene su cosa sono incentrate. In ambito economico si parla solo di risanamento di conti pubblici, mentre le agenzie di rating si divertono ad affossarci e declassarci. E poi ancora politiche folli in campo energetico, con le rinnovabili su cui la mafia ha già mangiato il mangiabile ed allora puntiamo al nucleare. Le reali associazioni di produttori hanno persino ideato il “ritardometro”, una sorta di strumento di protesta che evidenzia i ritardi di decreti attuativi promessi all’unisono ma mai emanati. E in un paese che boccia il nucleare ancora una volta, è disarmante osservare il pressochè totale disimpegno in ambito energetico, in cui manca un efficiente piano strategico. E’ imbarazzante un pacchetto sviluppo senza tener testa ad una programmazione energetica.  E quindi il decreto legislativo 28/2011 per le energie e lo sviluppo ambientale, reperimento delle varie direttive dell’UE restano deluse.

In campo internazionale meglio non parlarne, derisi da ogni angolo del mondo per quanto riguarda la credibilità del nostro Governo. L’Italia è tutta un taglio e quindi non si capisce come ci si possa risollevare quando ciò su cui si taglia sono i cardini di una democrazia vera che punta al futuro.

Gli imprenditori si lamentano di una pressione fiscale che va alleggerita, gli operai vedono il proprio potere d’acquisto compromettere verso l’irreversibile il bilancio familiare, i giovani rimandano al domani un futuro in cerca di qualche lavoretto saltuario. Tutti i trend tendono alla caduta libera e forse solo ora si inizia realmente a capire che gli slogan restano sempre e solo parole.

Gli stranieri si chiedono come sia possibile che gli italiani possano sopportare tutto questo e credo che la risposta stia nella superficialità con il quale prendiamo il diritto al voto, come se nulla fosse, come se non fosse una conquista ma un peso da dover assolvere. In un periodo in cui le università non hanno più soldi, in cui i rettori scioperano per disperazione insieme a studenti e docenti, regna l’ignoranza degli elettori, strumento sul quale sembra puntare oramai Silvio Berlusconi per mantenere quelle cariche che lo assolvono temporaneamente.

Ed attenzione a dar per tramontato il berlusconismo perché di fatto non lo è. A Milano, all’Arco della Pace, la parola d’ordine era politica sana e consenziente. Dario Fo, Marco Travaglio, Roberto Saviano, Giuliano Pisapia, sociologi, storici, costituzionalisti, giornalisti, ex sindaci ed ex magistrati, a chiedere a rappresentanza del popolo attivo, in una piazza che non si tinge d’una bandiera politica, l’impegno politico. Una piazza che richiamava a qualche grande idea, a programmi elettorali seri e se, qualcuno parlava di antipolitica è l’antipolitca stessa un mezzo attivo per fare politica.

La gente cerca nelle piazze quei valori che quotidianamente schiaffano le fatiche della gente nel baratro. Il popolo pretende delle risposte, sente la necessità di andare oltre titoloni vuoti.

Oggi si commemora il 44esimo anniversario della morte del Che Guevara, un personaggio politico contestato ed amato, di certo d’altri tempi, in quanto ha sacrificato se stesso per i propri ideali, per inseguire e lottare per ciò in cui credeva. Senza cadere nella retorica, forse quel che cerca la piazza di Milano è identificabile proprio in personaggi del genere, di levatura morale superiore, gente di coraggio, onesta che prova a costruire qualcosa di positivo. Ma quanti politici oggi sarebbero pronti a rinunciare al proprio stipendio, ai propri benefit, al potere che possono esercitare, per realizzare i propri slogan?

fonte foto: internet

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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