Ricordi di una Cuba autentica, “offline”

In questi giorni come non mai piovono dal cielo insegnamenti e indottrinamenti su ciò che è giusto perseguire per una società migliore. In un pensiero in cui la sintesi è tutto, è palese che nello spicchio di storia cui abbiamo la fortuna d’assistere da protagonisti, ossia da entità viventi, ancora prima della nostra dipartita, vogliamo lasciare un segno, vivere intensamente o i meno fortunati o audaci non possono che ambire alla sopravvivenza. Lasciando perdere se vi è un senso a ciò che ci tiene in vita, nel giorno di Natale e nel periodo festivo piovono le massime dei vari filantropi. Dal Papa, ai vari esponenti di picco delle roccaforti religiose, ai leader di partito, ai sindacalisti, ai guru dell’economia. 

Un’abbuffata di dottrine impartiteci gratuitamente. Il tutto mentre a tavola si ripete il solito copione. Cibo e bevande che scorrono copiosamente alla faccia della crisi, copioni societari scritti verso cui il singolo vacilla e perde la propria unicità o adattandola al sistema in cui vive. 

Nell’era segnata radicalmente dal doppio vivere, reale e virtuale, confondendo e mescolando pericolosamente l’uno all’altro, ritengo che siano moltissimi che ardono per ristabilire un ordine logico, riappropriarsi della propria natura, ideologia e del proprio credo difendendolo dalla contaminazione del virtuale. 

E’ bello prendere in mano la rivista di carta e leggere, documentarsi.

In questi giorni è difficile essere coerenti, forse è davvero diventato impossibile. L’internet di oggi, fatto di fake news e condivisioni e le app il cui unico intento è fornire i dati a terzi al fine di veicolare ad hoc i messaggi pubblicitari con il solito fine di violare la privacy ed impossessarsi delle nostre vite, è anni luce meno originale dall’internet libero e primordiale, in cui i blog erano l’alternativa autentica ai giornali, scritti senza risorse e spassionatamente.

In questo mondo sovrappopolato , sorvolato da aerei di linea e charter, si è sbiadito anche l’icona del viaggiatore autentico, che sà arrangiarsi all’occorrenza, traccia il proprio sentiero lasciando le proprie orme come segno autentico della propria esistenza. L’autentico vira forzatamente verso una copia sbiadita di ciò che si cerca disperatamente, ma che nell’era del “tutto” non esiste più.

E così si scava nel passato per riappropriarsi delle proprie radici e dell’autenticità del proprio ego. E’ necessario oggi come allora, scrollarsi di dosso quell’onda travolgente di materialismo che rende pesanti le idee e ci insegna ad essere ciechi di fronte alle ingiustizie e sprezzanti nei confronti d’una lealtà intellettuale sempre più miraggio.

In questi giorni di festa obbligata e condizionante, penso con nostalgia a quella convinzione e dedizione con la quale si portavano avanti i propri ideali autentici. Fù allora che apparve interessante quella piccola Isola circondata dal Mar dei Caraibi e dall’Oceano Atlantico, quasi fosse una specie autoctona destinata all’estinzione. Estinzione cui cerca ancora di sottrarsi, a furia di cacciatori spietati ed inquinamento che non può esimerla dalla crescente contaminazione.

Cuba, la ritrovi ai caraibi, in mezzo a democrazie fantaccio che gestiscono popolazioni poco dedicate alla cultura. Invece scopri che Cuba è diverso e ti affascina per quel tocco originale e per elementi che non si trovano da nessun’altra parte. Elementi che negli anni novanta si fondevano tra politica, ideali, musica, imprese sportive, sofferenza, contraddizioni. Una miscela esplosiva che prende forma negli ’50, con il Movimento Rivoluzionario imperterrito nel sovvertire il clima di schiavitù e ingiustizie sociali portate avanti dai conquistatori che si sono succeduti. Ma il popolo rivoluzionario dimostra straordinarie capacità politiche oltre che sovversive e emerge da subito la figura di Fidel Castro. Cuba era musica autentica, con le scorribande degli arzilli vecchietti dello storico Buena Vista Social Club. Appariva strano che in un Paese del Terzo Mondo, ingiustamente tenuta sotto torchio dagli Stati Uniti, potessero emergere tutte quelle doti culturali. Artisti, un sòn meraviglioso in grado di farti sognare, auto d’epoca che incorniciavano il Malecon dell’Havana. Ma ancora un popolo a cui non veniva a mancare un indottrinamento culturale. Università che sfornavano menti brillanti ed in grado di creare un avanzato centro di biotecnologie, e alla faccia del PIL, un capitale umano che mostrava la mondo la propria bandiera, il proprio orgoglio mai svenduto.

E poi, certo, il tempo offusca ogni cosa, gli intenti, gli ideali, e anche quegli stessi sostenitori di un’Isola che forse non c’è più, orfana degli ideatori di un sistema sanitario, sociale, scolastico che nulla ha a che vedere con gli Stati vicini, quali Haiti, Repubblica Dominicana, Puerto Rico, Jamaica. Nulla. Cuba era un laboratorio alternativo in cui la vita, dura per le privazioni e le mancanze quotidiane stavano nell’originale e dignitosa alternativa al nostro sistema, palesemente aberrante in alcuni suoi aspetti. 

In questo laboratorio creativo, di pensiero, si sono formate un’identità forte ed un senso di appartenenza che piano piano hanno lasciato spazio ad una mera nostalgia per quel che vi era e con l’inevitabile allentamento dell’isolamento sono subentrate forte contraddizioni che il sistema stessa non è stato in grado di correggere. Come se lo scorrere del tempo fosse d’ostruzione anziché d’aiuto al mantenimento di alcuni fiori all’occhiello come la giustizia sociale. I turisti consapevoli ed originali sono stati sostituiti spesso da delle brutte copie che cercano l’autentico nelle spiagge di Varadero o tra le case particular ed i locali dell’Havana diventati carissimi e ormai privi dell’autentica semplicità. Anche le nuove generazioni di cubani sovente guardano lo straniero con occhi disincantati, e si dividono tra la voglia di partire ed il desiderio di migliorare la propria situazione economica tra le mura amiche. 

Di autentico restano i Murales che omaggiano il Che Guevara, Camilo Cienfuegos e Fidel Castro. Anche le Brigate mediche, con tanti giovani volontari (chi più chi meno) per portare in America Latina, conoscenza, sapere e giustizia sociale. Ma visto che il socialismo è fatto da uomini, si porta dietro il peso dell’età, dei burocrati, dei corrotti, dei propri errori, delle delusioni. E a volte viene meno la voglia di osare e tentare. Nonostante tutto Cuba continua ad essere l’ultima pietra miliare che non molla, seppur annacquata dai nuovi cinquantenni pseudo-originali, con lo zaino in mano, pronti ad emigrare sull’Isola con i soldi fatti in Italia e pronti a tornare in Italia non appena il portafoglio si svuota vuoi per mantenere gli stessi cubani, vuoi per porre rimedio a quel male economico che il socialismo cubano o l’embargo o entrambi non sono mai riusciti a far maturare.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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