Repubblica Dominicana: la verità su Lava Jato, Odebrecht e la centrale termica di Punta Catalina

Continuiamo a parlare dell’operazione Lava Jato ed approfondiamo la tematica della centrale termica a carbone.

Il progetto,che avrebbe già dovuto essere completato ma le cui nuove previsioni parlano della seconda metà del 2019, prevede la costruzione di una centrale in grado di fornire energia elettrica per 384.9MW per generatore, ognuno dei due pronti a ricevere 200 mila tonnellate di carbone al mese.

Luogo in cui nascerà il progetto, è la Repubblica Dominicana, precisamente zona Punta Catalina, Baní, provincia di Peravia, sebbene inizialmente si era pensato ad un altro terreno ad Azua. Baní è una medio-piccola località di spiagge incontaminate e campi adibiti alla produzione di banane e caffè ad ovest rispetto alla capitale Santo Domingo. Famosa per i campi di baseball che hanno sfornato nel corso degli ultimi anni numerosi giocatori di primo livello e protagonisti nell’attuale NBA statunitense. Ora a farcire la playa di Banì non mancherà l’aggiunta di un pò di carbone. 

La commessa, per un valore iniziale di oltre due miliardi di dollari, i cui costi stanno inevitabilmente lievitando, era stata vinta, dalla potenza brasiliana Odebrecht. Regina delle mazzette in mezzo mondo, in grado di spostare capitali immensi, aveva spostato le proprie mani untuose dal Brasile alla Repubblica Dominicana. Qui alcune associazioni politiche minori e ambientali del paese avevano chiesto a gran voce lo stop al progetto, per i danni ambientali che l’opera avrebbe provocato all’isola caraibica, i cui ingressi sono perlopiù garantiti dalle splendide spiagge e quindi dal turismo. La centrale avrebbe ripercussioni certe sull’ecosistema e sul clima già provato dal surriscaldamento e dall’innalzamento delle acque a scapito delle spiagge.  

punta catalina – la centrale a carbone in costruzione – Repubblica Dominicana

In tutto questo giro d’affari anche l’azienda italiana Maire Tecnimont, società quotata in borsa ed operante nell’Engineering e Procurement (EP), si è aggiudicata, al lato di Odebrecht, il contributo all’opera per una commessa pari a 926 milioni di dollari, che saranno pagati dalla Corporación Dominicana de Empresas Eléctricas Estatales (CDEEE), ossia l’ente elettrico dominicano.

Nel comunicato ufficiale di Maire tecnimont si parla di una centrale termica a carbone, un terminale offshore e altre strutture correlate. L’opera è realizzata con la collaborazione della Odebrecht e di Estrella, una impresa leader di costruzione dominicana. Tecnimont è pertanto responsabile della parte di ingegneria, procurement limitatamente all’isola di potenza, trattamento fumi e sistemi di controllo.

A finanziare i costi dell’opera, appunto lievitati ultimamente, sono state un consorzio composto da cinque banche europee: Deutsche Bank, ING, Société Générale e Santander e l’Italiana Unicredit. Queste ultime dei 600 milioni di dollari previsti hanno già versato 320 milioni. A garanzia del progetto finanziario è intervenuta l’agenzia di credito veneziana, Sace, che si occupa di curare gli investimenti italiani nel mondo.  Una curiosità è notare come nella loro mappa sulla gestione del rischio del credito, Italia e Repubblica Dominicana abbiano lo stesso grado di rischio. Proprio in questi giorni SACE, attraverso il proprio sito internet,ha diramato una comunicazione in cui ribadisce la collaborazione con l’italiana Maire Tecnimont portando benefici alla piccola e media impresa italiana, i fornitori di Maire in definitiva, che potranno avvalersi degli strumenti assicurativo-finanziari. Poi ridondano i termini “crescita”, “competizione”, “sviluppo”. In alcuni casi, se però alla base vi sono dei dubbi etici, la crescita appare un pò dopata. 

Ma pensiamo alle parole dell’incaricato d’Affari della nuova ambasciata italiana in Repubblica dominicana, Livio Spadavecchia, contento di questa collaborazione economica tra i due paesi e di questa opportunità rappresentata da Punta Catalina, un progetto ambizioso di crescita e, poco importa se la centrale a carbone può inquinare e contaminare flora e fauna oltre a contribuire al surriscaldamento climatico.

Probabilmente per il Sig. Spadavecchia, ora impegnato in Guinea, poco importa se il carbone arriva direttamente dalla Colombia, il combustibile fossile più inquinante. Un combustibile intriso di sangue, di sudore ed ingiustizia che mette in ginocchio migliaia di bambini per portare la luce nelle nostre cose. E tra poco aumentare il fabbisogno nelle Torri della capitale dominicana. Si proprio così, perché poco importa (importava) a Livio Spadavecchia se la luce è noleggiata in Repubblica Dominicana ai ricchi e venduta a suon di dollari ai poveri, dopo la beffa d’aver loro aumentato vertiginosamente le bollette e dover pagare penali salate per poter semplicemente dismettere un servizio. Poco importa se il popolo ha manifestato la propria volontà di essere contrario alla costruzione della centrale di Punta Catalina. Poca importa se le bollette energetiche sono già gonfiate di un 30% per supportare il progetto, poco importa se il presidente del sindacato dominicano Rafael Abreu, ricorda che sono accaduti diversi incidenti con feriti tra gli addetti all’opera. Dei 3300 operai utilizzati nel cantiere sono già due coloro che hanno perso la vita, diversi i feriti e numerose le testimonianze di chi riporta dati non rassicuranti sulla qualità del progetto. Si è parlato di risparmio nella realizzazione, come nei materiali utilizzati a basso costo, che assicurerebbero appalti ulteriori per una continua e costosa manutenzione.

Nonostante l’appalto fosse palesemente farcito di mazzette ed attività illecite al fine di premiare Odebrecht, come espresso in più riprese da Enrique de Leon, Presidente del Comitato della Repubblica Dominicana per la lotta ai cambiamenti climatici, i finanziamenti non si sono arrestati.  Anche Rajendra Kumar Pachauri, Premio Nobel della Pace nel 2007 ha messo in guardia. Il turismo e l’ascesa dei livelli del mare colpiranno le coste della Repubblica dominicana e ogni intervento alla natura dovrà tenere conto di questa realtà.

progetto di Punta Catalina nel dettaglio

Anche in questi giorni si sta discutendo nel Parlamento dominicano di nuovi urgenti finanziamenti da stanziare. Il governo dominicano è quindi in una situazione imbarazzante. Se il progetto all’inizio doveva essere finanziato dalla Brazilian Development Bank (BNDES), del prestito poi non se n’è fatto più nulla, e si è ritrovato proprio il governo dominicano ad essere il maggior finanziatore del costoso progetto. Il sito Banktrack parla chiaro di come le banche europee siano complici, con i loro finanziamenti di un progetto intriso di corruzione.

Ora volete una sintesi per non perdervi. Si procede con la costruzione di una centrale a carbone, progetto enorme che vince Obredecht nel momento in cui ammette di aver spostato miliardi in mazzette anche in Repubblica Dominicana. I tempi si stanno dilatando e i costi ovviamente lievitando. Mentre la gente protesta, parte della stampa dominicana tesse sulla vicenda un silenzio colpevole, e parte della politica dominicana, tra imbarazzo e complicità, continua a finanziare e portare avanti il progetto. Il progetto si avvale di carbone che arriverà dalla Colombia, dove le multinazionali proprietarie, che riducono in schiavitù la manodopera locale, si avvalgono dei gruppi paramilitari, di minacce e di pochi dollari per tenere chiusa la bocca ai bambini e alle loro famiglie, la cui vita volge presto all’epilogo. Il carbone viene venduto da una società con sede alle Cayman di cui non si conoscono i proprietari e nella compravendita salata, ricchi intermediari godranno a vita di commissioni d’oro. La centrale di Punta Catalina necessiterà di interventi costosi e di una continua manutenzione in nome della sicurezza, e il terreno sarà affittato a caro prezzo dalla ricca famiglia italo dominicano, i Vicini.

Proprio così. Voi direte. Ma perché il governo ha deciso di edificare su un terreno non proprio o non acquisito e sarà in questo modo costretto a pagare a caro prezzo l’affitto, tra l’altro con un accordo di 50 anni il cui calcolo è piuttosto complesso in quanto definibile anche da alcune variabili non ancora determinabili? Forse perché stiamo parlando della famiglia Vicini, una vera e propria multinazionale operante sui più svariati settori. Ma sappiamo in definitiva quanto si pagherà d’affitto? Non ancora in quanto come spiega il periodico dominicano 7dias.com.do, il Canon Enfitéutico è composto da una componente fissa ed una variabile. Bisogna poi tener conto che nella parcella 137 del distretto catastale numero 2, appartenente alla comunità di Catalina, Baní, provincia di Peravia, compare un’ipoteca in favore del Banco del Progreso Dominicano…il cui Presidente del consiglio dei direttori è niente meno che Juan Bautista Vicini. Esattamente, Banco Progreso, con un passato poco chiaro di frodi e fallimenti, cui, si suppone non sia così impossibile fare dei favori di riciclaggio di denaro se con quel denaro mi si consente poi di ricevere delle commesse e dei favori. 

Marcha Verde sfilando contro la corruzione – Repubblica Dominicana

Gira e rigira Punta Catalina é un’opera che, serva o non serva, va terminata. Và portata avanti per fare da paciere a tutti e trovare un punto di incontro come tornaconto dei milionari interessi ed illeciti che nasconde. 

Mentre il progetto rischia a breve le sospensione, Danilo Medina assicura con toni di mera propaganda, tentando di rassicurare, che l’opera entrerà in funzione già quest’anno e aiuterà i dominicani a progredire, dimenticandosi degli apagones e dell’alto prezzo dell’energia elettrica.  Questo mentre sponsorizzava l’apertura di scuole, ospedali, il teleferico e la nuova linea della metropolitana pronta a servire la capitale. 

La realtà, tolta la carta velata ed il trucco ad hoc, parla di ospedali mal gestiti, scuole con un livello d’educazione che rasenta il ridicolo, una capitale paralizzata nel traffico, bollette della luce aumentate tantissimo proprio per sostenere la centrale, e il progetto che rischia d’arenarsi per capire se lo Stato possa farsi carico dei 708 milioni di dollari chiesti in più, rispetto alle previsioni iniziali. La legge 76-02 articolo 88  dice che “il pubblico ministero dirige le indagini e mette in moto tutte le azioni utili e pertinenti al fine di verificare l’eventuale responsabilità del fatto“. In questo senso il procuratore generale della repubblica può chiedere alla direzione dei pubblici appalti di annullare tutte le abilitazioni possedute dell’impresa Odebrecht.  L’arbitraggio alla Corte di New York, potrebbe quindi dilatare i tempi di costruzione o addirittura interromperli e per questo la CDEEE e Odebrecht-Tecnimont-Estrella stanno cercando un accordo per evitare di arrivare a dover portare il caso all’arbitrato internazionale.

 

punta catalina

Lo Stato Dominicano ha per 4 governi, oltre a quello attuale, ricevuto 92 milioni di dollari in tangenti. Danilo Mediana ha nominato una commissione apposita per investigare, e così facendo ha ostacolato la giustizia e violato le leggi dominicane, intromettendosi nel designare funzioni a enti non autorizzati e lasciando in disparte il Pubblico Ministero. in passato lo stesso Presidente Medina aveva favorito Odebrecht in più riprese, esonerandola da imposte, gravi fiscali, e imposte doganali. Sgravi e favoreggiamenti che proseguono come se nulla fosse accaduto e a pochi giorni dalla richiesta del procuratore generale dominicano  Jean Rodríguez, che chiede una proroga di 4 mesi, dopo 8 mesi di indagini inutili, perché, udite udite…nessuno è colpevole. Nessuna prova, nonostante gli Stati Uniti abbiano accompagnato per mano gli investigatori locali sino al piedi del corpo del reato. Nulla. 

E’ palese quindi che Il Presidente della Repubblica Dominicana, successore di Leonel Fernandez, altro membro del PLD e sovente associato ai più grandi narcotrafficanti in una fitta rete di tangenti e favoreggiamenti d’appalti pubblici, stia coprendo una collaborazione unta di illeciti con gli stessi emissari di Odebrecht. Ed è palese che al finale i 700 milioni di dollari saranno pagati ad Odebrecht, attraverso la sceneggiata teatrale dell’arbitrato internazionale.

In questo articolo non vogliamo ripercorrere quasi 20 anni di eventi, in cui Odebrecht avrebbe agito come una vera e propria potenza mafiosa in Repubblica Dominicana, controllando politica e magistrati, ed aggiudicandosi ogni appalto d’interesse a prezzi ben superiori al dovuto. Vogliamo solo aprire gli occhi all’evidenza e far si che le persone prendano consapevolezze della propria terra. Un Paese in cui anche l’individuo più onesto non riesce a divincolarsi da un mare di corruzione. E se prova a farlo viene zittito per sempre. Questo mentre la stampa spesso non fà il proprio dovere, mentre i corpi di polizia sono burattinai con l’uniforme ed i parlamentari merce di scambio che governa gli attori del tribunale con il minimo sforzo. L’esempio più lampante di corruzione lo abbiamo davanti agli occhi: Punta Catalina. Quello che stanno finanziando anche le banche europee. E questa è la gravità inaudita. Un progetto nato per colpa di un appalto miliardario ottenuto mediante il pagamento di due parlamentari dominicani, attraverso l’uomo di fiducia in terra dominicana, Angel Rondon, che correva senza freni per aprire società milionarie offshore in ogni paradiso fiscale (Isole Vergini, Bermuda, Panama…). Un progetto che coinvolge tutta la politica di un Paese, anzi di un continente. Una parte del popolo dominicano si è responsabilizzata e sta cercando di creare consapevolezza ostacolando un processo degenerativo e malefico quale la corruzioni. Un’altra parte, continua a limitarsi a sopravvivere senza sviluppare in coscienza alcuna presa di posizione seria, limitandosi a ballare il merengue, il raggaeton e bevendo rhum ed idolatrando il dio denaro. 

E’ proprio vero. I miglior amici del corrotto sono l’ignorante e l’indifferente.

Luca Sterza (staff@thisiscuba.net)

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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