Repubblica Dominicana: Faride Raful e la sua campagna laica contro l’obbligo della lettura della Bibbia nella scuole

Sebbene vi sia già un blog che tratta temi riguardanti la Repubblica Dominicana, più dal sapore “giallo degrado“( quel giallo che dissipa la propria forza e si spegne all’orizzonte scarico di ogni entusiasmo)  che dalle tinte esotiche per i quali noi tutti ci siamo entusiasmati almeno una volta nella vita guardando gli splendidi scenari che l’isola caraibica riserva, ritengo vi sia spazio per aggiornamenti un pò più variopinti. una voce in più in fà mai male.

La Repubblica Dominicana, a partire da quel che la propria bandiera può narrare è una terra in cui vige una profonda e marcata professione di fede. Profonda nel senso che è presente nelle masse sin dalle radici delle radici e spesso caratterizza il modo di pensare della gente, a volta possiamo pur dire che lo limita. 

Qui “religiosamente corretto” viene ancor prima del “politicamente corretto”. Dio è venerato in ogni parte dell’isola, non vi è una diffusa varietà di pensiero e molto spesso, interloquendo con i dominicani, vi risulterà comune sentire frasi tipiche e conclusioni scontate legate più al volere di Dio che alla propria volontà e caparbietà come individuo capace di spingere gli eventi in una direzione desiderata con perseveranza e lavoro, stretti a logica fine.

Tutto nelle mani di Dio insomma.

 

 

Qui l’andare contro ai dogmi religiosi significa andare contro ad un potere immenso ed occulto. Immenso in quanto lo si percepisce dal fatto che nessuno può parlare di religione se non per luoghi comuni e dogmi cercando becero consenso e lasciando correre su evidenti dubbi circa l’influsso degli stessi in correlazione al progresso societario. 

Grazie alla religione si riunire le masse, si raccolgono voti… quando non li si compra direttamente. Tanto, spenti i riflettori, la fede, come ogni altra cosa, la si compra e la si inquadra a proprio vantaggio. Ma ovviamente senza mai confessare i propri peccati. Il dominicano è estimatore e conoscitore di Macchiavelli di quel che si possa credere in tal senso. Il fine giustifica i mezzi quindi, e vale per ogni cosa.

E’ di questi giorni uno scandalo tutto dominicano provocato dalla famosa senatrice Faride Raful che si é opposta da avvocato prima ancora che da senatrice all’approvazione della risoluzione (proposta da Besaida González) che di fatto permette di applicare la legge 44-00 e che impone la lettura della Bibbia nelle scuole dominicane. Legge di fatto anticostituzionale, tenendo fede ai vari articoli che sanciscono la laicità dello stato dominicano.

Non potete immaginarvi le critiche fatte di qualunquismo e sembrava riassaporare la pressione cui in ogni occasione del passato, grandi studiosi hanno sentito il dovere, di andare contro il pensiero comune per il bene della scienza e prima ancora per il profondo senso di ricerca della verità.

Ecco Faride Raful è una luce nella corruzione dominicana. Non è uno slogan elettorale, ma le sue parole risuonano sino in Italia. Faticano a farsi luce, anzi, interi programmi televisivi dominicani hanno puntato il dito contro “l’infedele”, che sarà punita semplicemente per aver difeso dei valori costituzionali. 

La parte logica cerca di emergere, ma le masse, soprattutto la maggioranza meno istruita e più povera si stringe intorno alla Chiesa, al culto, al senso di appartenenza alla comunità religiosa, e scalcia queste voci, percependole come minacce. Lo Stato resta solo teoricamente laico, ma a muovere le pedine è la Chiesa, che cerca d’insabbiare il malcontento e la coscienza critica politica con la Parola di Dio.

Faride Raful contesta semplicemente l’imposizione della lettura della Bibbia. Non contesta i valori che la Bibbia insegna, non desidera attaccare nessuna credenza, ma conscia del proprio ruolo desidera far rispettare la legge, conscia dei principi che decretano la laicità dello Stato che in questo punto è chiaro, cerca di mettere in guardia sull’anticostituzionalità della risoluzione che decreta l’applicabilità della 44-00.

Non vi è molto da dire concettualmente. La tesi sostenuta è chiara, semplice e corretta. Eppure da questa semplice libera espressione si è manifestato tutto il disagio della mentalità dominicana in ambito religioso, tutta l’arretratezza mentale che non permette alla laicità di spiegare le ali in nome del pieno sviluppo liberale. Sono nate diatribe infinite sull’essere o non essere religioso, è stato puntato il dito contro Faride Raful per i connotati eretici dei concetti espressi, quasi auspicando un intervento divino che possa portare sulla retta via la deputata. Le masse credenti più ignoranti sono insorte anche sostenute da persone di ben altra cultura i cui fini erano semplicemente screditare Faride Raful come politico, facendo leva su temi ancora tabù, quali appunto la religiosità.

In Repubblica Dominicana appartenere ad una religione è poter mantenere viva la speranza di migliorare la situazione d’una vita spesso fragile e misera, poter espiare i peccati in modo semplice e poter allontanare gli spettri d’una fine che in certi casi, laddove vita non è null’altro che sopravvivenza, si tocca con mano.

In questo contesto, dove la  religione è l’arma in più dei potenti e dei politici, credere e fede sono due assi portanti della società, cui l’individuo è troppo debole e privo di strumenti culturali sufficienti per potersi sottrarre con la sola arma del ragionamento. 

Faride è testimonianza quindi di quanto sia difficile esprimere concetti semplici in una Repubblica Dominicana laica per definizione ma non in pratica.  Questa presa di posizione di Faride è finita oltreoceano ed è stata criticata anche dal Presidente Donald Trump, che ha espresso una posizione in linea con la propria politica, dove la religione sarebbe uno dei valori tradizionalisti che tieni insieme la società perbenista. 

Sta a noi pensare liberamente e in oggettività, non tanto per semplice presa di posizione, quanto alla sovranità dello stato laico, alla libertà di pensiero, culturale, ed anche religione. Conquiste che sulla carta sono state ottenute, ma pronte in pratica ad essere velocemente dimenticate. Sta a noi tenere viva la voce della vera libertà.

 

 

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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