Quando l’Italia sfiorò la guerra con la Repubblica Dominicana

1935. L’Italia fascista di Mussolini. Dall’altra parte del mondo un altro dittatore, Rafael Leonidas Trujillo, anch’egli il padrone assoluto per un trentennio nel proprio paese, in cui assume il ruolo di leader totalitario assumendo politiche di stampo anticomuniste e vaneggiando il proprio ego impietoso a discapito dei nemici politici. 

La Repubblica Dominicana tra l’800 e il primo ventennio del ‘900 è un oscillare di indipendenza mal gestita e soprusi ed abusi dei vicini statunitensi, che occupano l’isola e la lasciano a seconda del valore dell’interesse commerciale che rappresenta.

Trujillo è un dominicano di povere origini. Si mostra sin da ragazzo violento, con scarsi valori morali ed umani, tanto che le uniche cose degne di nota prima di entrare nella guardia nazionale dei Marines statunitensi, sono partecipazione attiva armata a rapine nei confronti di piccole botteghe e qualche reato minore con relative condanne a qualche mese di carcere. E’ in questi anni che cresce culturalmente e progredisce nella carriera militare diventando generale di brigata. Approfitta della debolezza politica del Paese nel momento dell’abbandono statunitense e prova a riempire il vuoto, appoggiando un gruppo di ribelli contro il Presidente in carica, scacciando i candidati per le elezioni e di fatto proclamandosi Presidente, facendo terra bruciata tra politici avversari e giornalisti.Si ricorda la morte su mandato di Trujillo del giornalista  Virgilio Martinez Reyna e della moglie incinta. 

Dal 1930 al 1961 seminò terrore e morte, si arricchì diventando l’uomo più ricco della Repubblica Dominicana, in cui anche i nomi delle città risultarono storpiati dalla personalità pazza del dittatore fascista. Si ricorda il periodo al prezzemolo, periodo cosi definito in cui la xenofobia contro gli haitiani porta all’uccisione di 20 mila persone. Le uccisioni “nobili” di candidati, giornalistici, politici internazionali, portarono alla condanna internazionale, gli stessi statunitensi lo abbandonarono e sembra che il Presidente Venezuelano socialista Romulo Betancourt e il leader nascente cubano Fidel Castro abbiano partecipato ad appoggiare l’opposizione democratica dominicana e abbiano appoggiato indirettamente l’omicidio di Trujillo.

Non colpisce pertanto che la personalità deviata del fascista Benito Mussolini, che governava l’Italia in quegli anni avesse inizialmente apprezzato i metodi di Trujillo tanto che vi sono riconoscimenti pubblici risalenti al 1930.

Ma nel 1935 accadde qualcosa. In quegli anni un italiano, il Signor Amadeo Barletta riscuote un incredibile successo nell’area caraibica, a Cuba e in particolar modo in Repubblica Dominicana dove si rende protagonista nel modernizzare i trasporti e la stampa dell’Isola. Fonda la Santo Domingo Motors e la ricchezza si ramifica in ogni settore, sino a quando si scontra, per l’industria del tabacco, con l’allora monopolio di stato controllato da Trujillo. Trujillo allora s’inventa una cospirazione contro lo Stato Dominicano e con tale assurda accusa fà decadere i poteri consolari dell’imprenditore italiano, gli confisca tutti i beni e lo fà arrestare.

E’ per questo che Benito Mussolini dall’Italia va su tutte le furie, minaccia Trujillo e dà credibilità alle minacce intimando il rilascio e la restituzione dei beni e di un risarcimento. In caso contrario avrebbe provveduto a dichiarare guerra alla Repubblica Dominicana e invaderla. Il mondo si astiene e gli Stati Uniti si distanziano sa Trujillo che, cogliendo il pericolo decide di rilasciare l’italiano e offrirgli un indennizzo di 200 mila dollari (dell’epoca).

Sarà poi ancora Fidel Castro, in quel di Cuba, nel 1960 a espropriare e nazionalizzare le ricchezze di Amedeo Barletta. In quel caso ovviamente i tempi erano già cambiati, Mussolini non vi era già più da tempo e Trujillo sarebbe morto da lì a poco, lasciando la Repubblica Dominicana libera di potersi esprimere, sebbene, a 57 anni di stanza, si possano cogliere ancora le problematiche di una crescita poco omogenea e matura che vede nella corruzione e nella dipendenza culturale ed economica i due fattori che lasciano l’isola in mano a poche famiglia che fanno il bello ed il cattivo tempo con i diritti del popolo dominicano.

 

 

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *