Breaking News Italia ed Europa — 13 novembre 2010

Poche parole ed un video eloquente nel cuore dell’Inghilterra perbenista.

Dall’Italia all’Inghilterra, l’Europa è tutta un taglio.

Le immagini a supporto di ciò che è successo testimoniano la rabbia degli studenti inglesi di fronte all’aumento delle tasse universitarie. E si forma un puzzle che unisce tutta l’Europa contro riforme atte a tamponare conti in rosso che non possono coesistere con quel lusso che s’estende a macchia d’olio sulle macerie stesse d’una povertà sempre più diffusa. La classe media viene meno, laddove il modello societario tampona con riforme disequilibri insanabili.

Non è l’austerity l’oggetto contro il quale si scagliano i giovani, bensì le ingiustizie racchiuse in una manovra che rende oligarchico il diritto allo studio.

Non manca la consapevolezza in questi giovane di dover affrontare i problemi. Nella capitale della regina Elisabetta non c’è più spazio per i reali così come i giovani non ne hanno per i reality, con la quale i mezzi d’informazione tentano di addomesticare le coscienze.

La rivoluzione cambia nella forma ma non nella sostanza. Forse i giovani hanno ancora qualcosa da perdere. Ma quando questo qualcosa si sgretolerà come i loro risparmi ed i loro diritti, sarà impossibile contenere l’impeto e la furia contro le ingiustizie.

Critiche contro il corpo di polizia incapace di gestire la situazione, messa letteralmente in crisi dai manifestanti, sono piovute dal Primo Ministro britannico Cameron che ha parlato di disorganizzazione nella gestione del numero disposto a controllare ciò che poi è sfociato in scontro

Gli studenti hanno preso di mira la sede della Millbank, e sono poi riusciti a salire e manifestare sulla torre non lontani dal  quartiere generale  conservatori, dei Tories, dove ha sede il Parlamento.

Cameron ha definito inacettabile le violenze ed il comportamento di parte dei 50 mila studenti che hanno invaso le strade di Londra, auspicando a punizioni esemplari. E’ inutile – ha proseguito – protestare perché il governo non tornerà indietro; la decisione è presa e anche se volessimo ripensarci non sarebbe possibile. Non si può auspicare ad una università a libero accesso, gratuita.

La riforma prevede un aumento delle tasse universitarie, portando il tetto massimo alle 9.000 sterline annue dalle precedenti 3.290 sterline. Conseguenze dei tagli all’istruzione previsti dalla prossima finanziaria, che bussa alle porte di chi lotta per crearsi uno spazio in un mercato del lavoro che oramai dà per scontato un titolo che molti pretendenti non riescono a permettersi. Il debito da risanare è alto e ciò che viene in mente è la situazione più semplice, che non guarda la futuro nella giusta prospettiva.

La crisi continuamente chiamata in , rappresenta in realtà il pretesto ideale per cancellare decenni di conquiste sociali che ora stanno sgretolando il welfare ed il diritto allo studio in primis.

Insegnanti e ricercatori inglesi hanno manifestato con gli studenti e hanno ribadito che il vero danno non è la vetrina di una banca sfondata, ma l’identificazione di quel disagio che l’ha mandata in frantumi. Non è possibile stare a guardare e permettere che un periodo di difficoltà economica diventi lo spettro d’una linea politica che disfa e non propone, che non investe, che elimina la ricerca a scapito di un’insieme di servizi banali che non apportano una vera ricchezza, in un’economia fittizia che è l’unione di un sistema produttivo sempre più glabro e di un meccanismo speculatorio che domina in lungo e in largo.

E così l’esigenza tramuta una manifestazione in furore popolare, che si diffonde a macchia d’olio nell’Europa dei grandi capi di stato, dei potenti imperversando in Italia, in Francia e in Germania. Un malessere che si trasforma in un sostegno tra studenti di differenti nazionalità e che sfocierà il 17 Novembre nella giornata internazionale della mobilitazione studentesca.

fonte foto: internet (http://edition.cnn.com/2010/WORLD/europe/11/11/uk.protest/index.html)

proprietà: CNN.com

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