Breaking News L'editoriale — 29 settembre 2012
Per Israele si avvicina l’ipotesi di attacco preventivo: l’Iran ha varcato la linea rossa

ENG: Prime Minister Benjamin Netanyahu of Israel shows an illustration as he describes his concerns over Iran’s nuclear ambitions during his address to the 67th session of the United Nations General Assembly at U.N. headquarters Thursday, Sept. 27, 2012.(AP Photo/Richard Drew)

Continua il braccio di ferro tra lo Stato d’Israele e l’Iran. In uno scenario in cui tutti giocano come da consuetudine il ruolo dei buoni, Israele attacca per difendere la stessa sua esistenza messa in pericolo da un Iran che offeso e leso, a sua volta si difende dal tanto paventato attacco israeliano.

Eshagh al-Habib è il vice ambasciatore dell’Iran all’Onu. Sentite le affermazioni del Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di minacce, vendette, ritorsioni, ogni forma di violenza per combattere un eventuale attacco preventivo da parte di Israele. 

Voce grossa piena di reale timore vista la pazzia estrema d’Israele che teme l’antisemitismo. Voci grosse e sappiamo che le paure sono il più grande bacino in cui convogliano ignoranza e la più grande fonte di detonazione di mille violenze.

Fidel Castro aveva preso posizione ancora due anno or sono, aveva rimproverato l’atteggiamento antisemita del lider iraniano Ahmadinejad nel negare l’olocausto e definendolo come uno dei più grandi crimini nella storia dell’umanità. Le parole di Castro, pur sempre un trascinatore tra i capi di Stato dell’America Latina, avevano trovato entusiasta la comunità ebraica, con tanto di ringraziamento da parte di Netanyahu, che si definì pieno di ammirazione per le parole pronunciate dal leader cubano. Per Castro la problematica poteva essere la miccia in grado di far piombare il mondo in una irreversibile guerra nucleare.

gli Stati Uniti cercano di buttare acqua sul fuoco, troppo impegnati in campagna elettorale a dare il pass alla logica democristiana o quella più aggressiva repubblicana. 

Secondo Israele l’Iran starebbe varcando la soglia rossa, oltre la quale lo stato islamico entrerebbe nella fase finale di preparazione di ordigni, bombe e missili nucleari in grado di raggiungere Israele. Sarebbe quindi un obbligo perentorio intervenire prima d’essere impediti da una risposta nucleare. 

Mediare in queste condizioni risulta arduo e difficile. Potenzialmente sarebbe facilissimo, ma spesso le grandi nazioni sono incapaci di affrontare un dialogo incentrato sul buon senso. Il peso economico e politico preme troppo sulle scelte decisionali e allora ecco che Israele continua ad avvicinarsi all’ipotesi di un intervento militare. L’Iran parla di prove inesistenti, di tesi assurde in quanto il programma è quello legittimo di una nazione che mira al nucleare solamente per scopi energetici.

l’Agenzia Onu per il nucleare (l’Aieia) si è detta preoccupata per alcune prove che rincondurrebbero a lavori avanzati all’interno di un programma bellico e con sede nella struttura militare di Parchin, a sud-est di Teheran.

Israele è scontenta della politica adottata da Obama, che ha assolutamente negato ogni intenzione di partecipare o appoggiare una azione armata e ha ribadito ancora una vita l’intenzione di percorrere la strada della diplomazia per risolvere il problema.

Da qui si è passati poi alla necessità di riconoscere uno stato al popolo palestinese.

Insomma, sempre in alto mare sino a quando tutti sentono l’esigenza di difendersi da tutti.

 

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