Panama: La VII Cumbre sigillo di garanzia per la normalizzazione dei rapporti USA-CUBA

Se parliamo della VII Cumbre de Las Americas appena conclusasi a Panama, non possiamo che associarla per immagini o sintesi al celebre incontro tra il Presidente statunitense Barack Obama e il Presidente cubano, Raul Castro, fratello di colui che rappresenta l’icona della Revolucion cubana ossia Fidel Castro, senza ovviamente dimenticare Ernesto Che Guevara.

Raul ha pronunciato un discorso di 42 minuti. I temi sono stati quelli che da circa mezzo secolo ascoltiamo. Dito puntato contro la politica statunitense, accuse a non finire tra cui il ricordo dell’invasione della  Baia dei Porci, la presenza su suolo cubano del carcere statunitense Guantanamo. Raul ha difeso il popolo fratello Venezuelano e alla fine avvicinamento scontato a Obama ringraziandolo per il suo impegno volto a normalizzare le relazioni, per avere tolto Cuba dalla lista degli Stati che appoggiano il terrorismo e definendolo un uomo onesto con cui si augura di aver un rapporto di buon vicinato e che Cuba è sempre pronta a trattare per la risoluzione pacifica di ogni tipo di divergenza tenendo presente il rispetto dei differenti percorsi e visioni politiche tra i ruoli. 

Obama ha ringraziato Raul ribadendo che la politica degli USA sarà aperto e che è proiettata al futuro.

L’intervento del Presidente della Repubblica Dominicana, Danilo Medina ha ribadito il problema, anzi un vero flagello che colpisce l’area caraibica ed il centro americo. Quello del “narcodinero” che è responsabile di corruzione, morti, delinquenza e incapacità di fronteggiare organizzazioni criminali sempre più radicati in ogni settore, corrompendolo e minacciando e impoverendo l’intero territorio e tenendolo in ostaggio delle scorribande criminali. Ciò è dovuto anche alle richieste sempre più ingenti da parte delle Nazioni più sviluppate.

Da segnalare l’assenza, l’unica assenza delle Presidente cilena, Michelle Bachelet, che sta fronteggiando l’emergenza inondazioni in cui versa il Paese. 

IL Presidente indigeno Evo Morale, non ha mancato di giocare una partita del suo amato football, disputando il match con degli indigeni locali.

Nicolas Maduro ovviamente, l’immancabile Presidente Venezuelano, ha dato ancora una volta dimostrazione della propria pochezza culturale. Contestato all’arrivo da un gruppo di Venezuelano dice di amare il chitarrista americano Eric Clapton, senza tenere presente che Eric Clapton è un orgoglioso inglese doc.

Non è mancata la rissa placata sul nascere tra esponenti cubani pro-revolution e anti-revolution

Un tocco di spontaneo carattere di latino c’è stato quindi, c’è solo mancato il divertente epilogo della scorsa Cumbre, quando gli uomini della scorta del Presidente Obama furono pizzicati a festeggiare la notte in presenza di numerose signorine colombiane.

 

 

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