Il Presidente Venezuelano, reduce dalla recente vittoria elettorale del proprio partito, PSUV, ha rilasciato delle dure dichiarazioni alla tv di Stato nelle quali riferiva della decisione presa di espropriare la filiale venezuelana della multinazionale nordamericana Owens-Illinois, produttrice di bottiglie di vetro su scala mondiale.

L’annuncio, arrivato lo scorso lunedì, segue la prima fase di un importante viaggio di Chavez, con il quale il Presidente sta sancendo numerosi ed importantissimi accordi economici con Russia, Bielorussia, Ucraina, Iran, Siria, Libia, Algeria e Portogallo, all’interno d’un contesto di ridisegnamento politico ed economico

L’accordo sigliato con la Russia prevede una collaborazione tra i due paesi per la costruzione, in Venezuela, di un impianto d’energia nucleare a scopi pacifici in grado di sopperire alle carenze di fornitura elettrica del Paese. Con lo Stato di Damasco poi, sono stati siglati oltre un centinaio di accordi; l’asse economico – finanziario dovrebbe diventare ancor più ferreo con con la speranza di creare un istituto bancario binazionale.

Alla base di tutti questi importanti accordi ed incontri l’intento di sviluppare in breve tempo un nuovo e potente Asse Geopolitico in grado di  contrastare gli aspetti negativi dettati dall’egemonia statunitense.

E così un sempre più deciso Chavez, ha parlato della nazionalizzazione quasi come obbligo morale. La  statunitense Owens-Illinois in questi ultimi anni avrebbe danneggiato l’economia del Paese, negato diritti fondamentali ai lavoratori venezuelani e inquinato fortemente l’ambiente. Tutte accuse subito rispedite al mittente dal portavoce della stessa azienda Stephanie Johnston, che ha spiegato come l’azienda abbia di recente ricevuto 4 riconoscimenti per la politica ecologica delle proprie attività ed ha spiegato come gli stessi 1050 dipendenti venezuelani siano stati colpiti a freddo dalla dichiarazione del Presidente, esprimendo il loro stupore al giornale locale di Valera, dove è sita una delle due sedi dell’azienda.

La Owens-Illinois conta una forza lavoro di 22 mila lavoratori in 21 Paesi. La filiale venezuelana vanta tra i propri clienti veri e propri colossi quali la Nestlè, la Pepsi Cola e la Empresas Polar, quest’ultima produttrice leader di alimenti oltre che della birra Venezuelana Polar. Non sono ancora chiare le ripercussioni su tali clienti e se e come verranno modificati i loro accordi in essere; si sà però che l’80% della produzione della Owens-Illnois era legata alle richieste di Polar, sulla quale pare che Chavez sia intenzionato a metterci le mani e proprio i cui proprietari in passato avevano criticato le scelte economiche del Presidente Hugo Chavez.

Questa disposizione, nell’attesa che diventi effettiva, sarà la duecentesima nazionalizzazione dell’era Chavez, con uno stato che ora controlla il 25% dell’intera forza economica del Paese. Secondo alcuni economisti, sarebbero proprio queste riforme, legate alla realizzazione del socialismo del XXI secolo,  ad aver determinato un quadro economico strutturalmente agonizzante (flessione del 2% nell’anno in corso rispetto ad un +4% dell’area latina) ed aver dato il via al più alto tasso d’inflazione dell’America Latina, che si aggira intorno al 30%.

Proprio nei primi mesi di Ottobre, era stata espropriata un’altra multinazionale, Agroislena, che conta oltre 80 sedi e 1200 lavoratori. Sita nello regione centro-settentrionale di Aragua, la compagnia fondata da immigrati spagnoli oltre mezzo secolo fà, è leader nella produzione di prodotti agricoli. In questo caso si sarebbe proceduto al controllo statale, per cessare l’attività speculativa fatta di aumenti improponibili dei prezzi della merce, che sono stati prontamente abbassati a favori delle aziende locali che si approvvigionano dei prodotti dell’azienda.

Chavez, ha subito precisato che le proprietrà confiscate saranno prontamente  risarcite, in tutto il loro valore, ai proprietari. Così come è innegabile che in questi anni lo Stato abbia centralizzato in una misura rilevante l’economia del Paese, così vi sono dubbi sulle reali intenzioni del Presidente Chavez. I detrattori parlano di un Presidente che sta lentamente trasformando il Venezuela in una dittatura. I sostenitori del progetto sociale in atto, vedono nel cinquantaseienne Presidente un grande leader che utilizza la maggior presenza statale nell’economia, come strumento indispensabile per abolire quegli aspetti speculativi e di sfruttamento, perpetrati dalle multinazionali estere sul territorio venezuelano ed a scapito dello stesso.

In mezzo a tutte queste differenti chiavi di lettura, piaccia o meno, resta incontestabile il dato che parla di un Chavez democraticamente eletto e che ha confermato appena qualche settimana l’appoggio ed il sostegno del proprio popolo.

foto: internet (http://ladylibertytoday.files.wordpress.com/2009/10/venezuela-hugo-chavez-barack-obama-summit5.jpg)

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