L'editoriale — 18 maggio 2010
Nova Baire 2.0 : Linux è Socialista

Highlights(ITA): Martina  M. testa per i lettori di thisiscuba.net  il software libero Nova Baire.  Nova Baire è è un sistema operativo libero basato su linux  e promosso a Cuba dal ministro delle comunicazioni Ramiro Valdes.

Highlights(ESP) : Martina M. prueba para los lectores de thisiscuba.net el software libre Nova Baire. Nova Baire es es un sistema operativo libre basado sobre linux y promovido a Cuba da el ministro de las comunicaciones Ramiro Valdes.

Highlights(ENG) : Martina M. Test the free sofware for ThisIsCuba.net’s site readers. Nova Baire is a new free operating system based on Linux technology and it’s promoved by telecomunication’s Cuban Minister. It’s a great opportunity for understand a new informatic system, totally free.

Fonte foto:internet.

Cuba promuove il software libero grazie a Nova Baire. Questo sistema operativo, basato su Linux e più precisamente sulla distribuzione Gentoo, è stato rilasciato nella versione 1.0 a novembre 2009, mentre la versione 2.0 -che supporta varie novità, tra cui la compatibilità coi pacchetti di installazione automatica .deb provenienti da Debian/Ubuntu- è stata presentata il 24 aprile s

corso ed è disponibile da pochi giorni sul sito ufficiale di Nova.

Il progetto, nato all’interno dell’Universidad de Ciencias Informáticas (UCI) dell’Havana e promosso dal ministro delle comunicazioni Ramiro Valdés, mira a sviluppare un prodotto utilizzabile anche da utenti non esperti e installabile pertanto nei computer di tutte le amministrazioni pubbliche. Questo consentirebbe di risparmiare i soldi della licenza, peraltro non sempre disponibile per via dell’embargo. La scelta del nome Baire non è casuale: richiama la battaglia del 1895 che segnò l’indipendenza cubana dalla Spagna e direi che la metafora della liberazione, in questo caso, è una scelta azzeccata considerando che contribuisce nella lotta all’embargo commerciale e finanziario esercitato dagli USA fin dal 1962.

Vediamo ora alcuni aspetti tecnici, senza cadere nella classica pedanteria nerd. Se siete dei Linuxiani convinti ed esperti, vi consiglio di guardare il sito della distribuzione e il forum ad esso collegato; qui parlerò soprattutto per i profani. I sistemi operativi basati su Linux  occupano al massimo 700MB (NovaBaire2.0 occupa 534MB) sul disco rigido e non richiedono dei rigidi requisiti di sistema per funzionare bene; in breve, anche calcolatori molto vecchi possono funzionare come nuovi. Data la cronica mancanza di risorse del paese, tale aspetto è tutt’altro che irrilevante. La distribuzione ha adottato come interfaccia grafica di default GNOME, ma se ne possono installare anche altre, KDE compresa. I programmatori di Nova hanno anche lavorato per ridurre al massimo il consumo energetico, problema importante nella realtà cubana (la parola «apagón» vi ricorda forse qualcosa??). Per ora  questa versione non è molto diffusa, ma si spera che in un futuro assai vicino questa distro sia presente su almeno il 50% dei computer dell’isola.

Passiamo ora alla pratica: com’è fatta Nova Baire? Un video su YouTube illustra in breve le sue funzionalità. Non soddisfatta però di uno sguardo da lontano, ho deciso di sperimentare per me e per i lettori di ThisIsCuba la versione CD-Live di Nova Baire 2.0, completa ma senza bisogno di installare alcunchè. Giudizio: premesso che le distribuzioni da me conosciute sono Ubuntu e ArchLinux e non ho mai provato Gentoo, devo dire che è meglio di quanto pensassi. Mi ha colpito il fatto che l’installatore del sistema Nova si trovi all’interno della versione Live e non nella schermata iniziale di presentazione; inoltre, le periferiche annesse al mio computer al momento (USB, CD, disco rigido esterno) sono state immediatmente riconosciute; stesso discorso vale per le connessioni internet e la condivisione windows del mio collegio. Molte funzionalità rendono agevole la compatibilità con Windows, poichè è proprio con questo OS che Nova vuole competere. La distribuzione è corredata infine di un ampio pacchetto software di default, dal programma per masterizzare a vari lettori multimediali.

L’iniziativa è lodevole sotto vari aspetti: risparmio da parte dello stato, maggior incentivo alla diffusione di apparecchiature informatiche sul territorio, promozione della ricerca universitaria nazionale a scapito delle multinazionali del software, personalizzazione del sistema operativo secondo le esigenze degli utenti finali e qualità superiore del prodotto.

Alcuni blogger pensano sia una manovra dello stato cubano per controllare i computer dei cittadini (che peraltro scarseggiano nelle abitazioni private, sigh!) ma è alquanto inverosimile. Chi conosce il mondo dell’open-source sa che in ambiente GNU/Linux malware e spyware non si possono nascondere all’interno delle distribuzioni senza essere scoperti dagli utenti, giacchè il codice sorgente è completamente visibile, modificabile, eliminabile. Se il governo cubano volesse controllare davvero i cittadini, imporrebbe l’utilizzo di un qualche software proprietario,  dove i file di sistema sono criptati.

A questo punto mi chiedo perchè lo stato italiano non promuova iniziative culturali simili, dal momento che non passa giorno che la nostra classe politica ci ricordi che «siamo in crisi» e che «non ci sono fondi per la ricerca». Parte del denaro risparmiato dal mancato acquisto delle licenze potrebbe essere utilizzato per pagare i giovani ricercatori che lavorano ai progetti open-source, creando così un circolo virtuoso.

Tentar non nuoce, specie se alla base c’è una buona idea.

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