Breaking News L'editoriale — 03 gennaio 2011
Mr. Coke, il Robin Hood Jamaicano


Truppe giamaicane per le strade di Kingstondurante la missione per catturare il-boss Christopher Coke

Nel 2009 le tensioni tra Stati Uniti e Jamaica si erano intensificate quando il Primo Ministro Bruce Golding, nonché leader del partito laburista jamaicano, bocciò la richiesta d’estradizione del narcotrafficante Christopher Coke negli USA, dove era ricercato per traffico d’armi e spaccio di sostanze stupefacenti.

La storia insegna che è bene non fare mai un “torto” di questo tipo agli americani se non sei nella condizione di venirne fuori o se non hai un potere della portata di quello Cinese. Certo, Cuba fa valere la propria sovranità da oltre mezzo secolo, ma sappiamo bene che questo piccolo Davide è l’unica eccezione che oramai si diverte ad esaltare i tanti sassolini d’incoerenza che riempiono le scarpe a stelle e strisce.

Detto questo, lungi dal venerare la politica con i vicini portata avanti dal governo cubano e lungi dal nutrire un sentimento antiamericano. Niente di tutto questo. E’ pressoché ridicolo far parte di quei movimenti che non entrano al Mc Donald’s per manifestare il proprio credo politico integralista, o quelli che bruciano le bandiere americane, o considerano la stessa ideologia il male in terra e poi se ne vanno in giro con l’I-pod, l’I-phone e tutto ciò che dall’America ha migliorato le nostre condizioni sociali ed economiche.

Ma Michael Christopher Coke, nome d’arte per gli amichetti del narcotraffico “Dudus” era da troppo tempo il desiderio del governo statunitense per poterlo lasciare incontrollato in Giamaica, laddove esercitava il indisturbato la propria attività concludendo affari malavitosi con importanti contatti siti in diverse metropoli statunitensi.

Coke, “figlio d’arte” e capo della banda del narcotraffico giamaicana “Shower Posse” si era arruolato nell’organizzazione criminale dopo la morte del padre e del fratello ed aveva  sarebbe stato incastrato dagli Stati Uniti con intercettazioni ottenute senza mandato. In questo documento si reperiscono le informazioni ufficiali legate alle prove raccolte contro il “lord jamaicano”. Secondo il governo jamaicano le prove raccolte contro Coke erano da considerare totalmente illegali. Il governo statunitense decise così di congelare il prestito di 1,27mld $ del fondo monetario internazionale ed aumentare la pressione in termini di restrizioni economiche sulla Giamaica, cosa che il 17 Maggio 2010 mise fine a questo braccio di ferro e fu approvato il mandato d’estradizione degli USA.

Documento: I capi d’imputazione dell’ US District Court / southern district of New York

La banda del narcotrafficante, che secondo le autorità statunitensi ha un certo potere politico all’interno del partito laburista, insorse contro la decisione del governo ed iniziò una vera e propria escalation di violenza, sino a quando il 22 Giugno 2010 Coke, venne arrestato.

In questo frangente, il governo dovette scatenare una vera e propria guerra, incentrata soprattutto nel quartiere di Tivoli Garden, ad ovest di Kingston. In questo povero quartiere, che prende il nome dall’italiana Tivoli per i famosi giardini di Villa D’Este, il personaggio ha costruito la propria popolarità, ed è diventato una sorta di eroe moderno dannato.

Il personaggio in Jamaica è considerato da parte della popolazione una sorte di Robin Hood, che era solito ridistribuire la ricchezza ottenuta da questi traffici sostenendo la popolazione in difficoltà e costruendo scuole e fondando svariate attività culturali per sostenere la cultura giovanile.

Per questo il Governo Giamaicano dovette indire lo stato d’emergenza nel Paese a fronte dei violentissimi che le truppe militari dovevano affrontare per debellare l’organizzazione criminale ed arrivare al leader indiscusso. In un mese, a fronte delle numerose rappresaglie, il quartiere rappresentò il campo di battaglia principale. Persero la vita 76 persone, tra civili, poliziotti e membri della gang. Numerosi i civili che lottarono porta a porta a fianco dell’organizzazione criminale.

Una volta catturato Coke ha rinunciato al suo diritto di contestare l’estradizione negli USA, affermando che era la scelta migliore per la propria famiglia e per tutti coloro che stavano mettende in pericolo la loro stessa vita nell’’ovest di Kingston.

Durante la lettura delle imputazioni da parte del giudice Robert P. Patterson Jr, del Distretto Federale Sud di New York, Coke è rimasto impassibile ed ha dichiarato la propria non colpevolezza, dicendosi convinto di poter tornare presto in Jamaica, vicino al proprio popolo ed alla propria famiglia.

Se sarà giudicato colpevole è probabile che dovrà scontare una condanna a vita.

Frank A. Doddato, l’avvocato di Mr Coke, ha annunciato che sarà una battaglia dura ed in salita, ma che è pronto a non concedere nulla all’accusa, che dovrà dimostrare ogni parola di quel che dice.

Nei mesi a venire staremo a vedere.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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