Monsignore Oscar Arnulfo Romero: a 33 anni della  morte, un vescovo ancora “scomodo” per la Chiesa,

di Inès Kainer

Oscar Romero è nato in El Salvador nel 1917, e morì  assassinato da un cecchino al servizio del governo militare “golpista” mentre celebrava messa, il giorno 24 marzo 1980.

Per una tragica coincidenza, nella stessa data del 1976, un altro grande lutto per la storia di America Latina. E’ in tale data infatti che avviene in Argentina il “Golpe” conosciuto con il nome dei “Desaparecidos”.

Romero proveniva da una famiglia umile e numerosa. Inizia il cammino al sacerdozio a San Salvador, capitale del paese. Notato dai suoi superiori per le spiccate doti intellettuali e l’innata predisposizione per le discipline ecclesiastiche, lo  inviano a completare suoi studi a Roma, dove ottiene un dottorato in Teologia.

Nel 1942 torna in Patria e svolgerà la sua missione come semplice sacerdote, in una parrocchia di periferia.

È nominato Arcivescovo di El Salvador agli inizi del 1977, un momento nel quale la politica del paese si macchiava  di feroci repressioni; a pochi giorni della sua nomina Romero prenderà atto del clima di repressione e violenza perpetrato dallo Stato. Pochi giorni prima venne assassinato un suo stretto collaboratore, il padre gesuita Rutilo Grande.

Un evento che gli sconvolge la vita e determina la sua decisione nel farsi, “La voz de los que no tienen voces”, (La voce di coloro che non hanno voci).

La vita del Vescovo salvadoregno si trasforma  in un costante lavoro a favore  dei poveri e diseredati, per anni li accompagna nei loro dolori e miserie.

Finalmente l’11 maggio del 1979, riuscirà ad ottenere un’udienza a Roma con Giovanni Paolo Secondo; un colloquio  travagliato  dovuto all’ insofferenza del Papa davanti ai voluminosi documenti presentateli dal Vescovo, nei  quali aveva inserito le fotografie che mostravano sacerdoti massacrati.

“Il Papa impaziente gli dice: Se lei superasse le proprie divergenze col governo, potrebbe lavorare cristianamente per la pace, Romero”.

“L’Arcivescovo dovette insistere a sua volta per essere ascoltato e poi gli risponde:  ma…Santo Padre, Cristo nel vangelo si dice di non essere venuto al mondo a portare la pace, ma la spada”…(1)

In seguito i suoi rapporti con la Chiesa si riveleranno alquanto tribolati, ma al tempo stesso in America Latina prende forma e si fortifica la denominata “Teologia de la Liberaciòn”.

Un movimento che getta la propria base dopo il Consiglio Vaticano secondo, tenutosi nel 1968 a Medellin, Colombia, dove alcuni sacerdoti latinoamericani si ribellano contro la povertà, la violenza, l’abuso dei “Golpes” militari e la repressione  che subiscono le popolazioni del Continente.

Oscar Romero non appoggiò la nuova Teologia, considerando (non solo lui) che è una corrente che affronta temi di tipo marxista, ad esempio la lotta di classe con la finalità di sradicare l’ingiustizia sociale.

La nuova teoria è stata abbracciata da milioni di persone nel Continente e nel resto del mondo, alcuni sacerdoti tra altri il brasiliano Leonardo Boff, sono stati scomunicati dalla Chiesa e, malgrado Romero non aderisce, viene considerato tra loro come un punto di riferimento.

Dopo quel difficile incontro tra il Papa e il Vescovo salvadoregno, i suoi rapporti non si sono più riallacciati;  purtroppo Romero fu accusato di irresponsabilità per la sua determinata ostilità verso il governo e l’esercito del suo paese. Un comportamento che metteva a “rischio le relazioni tra la chiesa e il governo di El Salvador”.

Sembrerebbe che Giovanni Paolo II, avrebbe voluto dichiarare un “mea Colpa”, poiché affrontando  le autorità salvadoregne nel 1997 si raccoglie in preghiera davanti alla tomba di uno dei “martiri del secolo”.

“Martire”, non “Santo” e, sebbene Giovani Paolo secondo abbia consacrato nel suo pontificato più di mille, la sua pratica ancora aspetta; malgrado i Vescovi di tutta Latino America  avviano chiesto al Vaticano di intraprenderla già nel 1993.

A Oscar Romero, non serve un atto burocratico formale per essere un Santo, lo è già nel cuore di tutti i latino americani cattolici o non, come nel mio caso.

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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