Breaking News — 22 settembre 2010

Per il Messico si può dire tutto, meno che gli ultimi tempi possano essere considerati un periodo raggiante.

Non bastavano gli scontri accesi tra bande di narcotrafficanti, il numero sempre più alto di morti violente (quasi trentamila negli ultimi quattro anni) e le tensioni con il governo statunitense dopo le dichiarazioni di Hillary Clinton.

Ora anche gli uragani si susseguono ed alimentano con vere tempeste quel clima già rabbuiato da conflitti interni ed incomprensioni con i vicini del Nord.

Se il problema al narcotraffico richiede una riproposizione politically correct del Plan Colombia ed una riorganizzazione di lungo periodo, nel brevissimo appaiono improvvisi questi fenomeni atmosferici rischiano d’infrangersi su di un sistema fragile, danneggiando quel tessuto che va oltre la conta fisica dei danni materiali.

L’uragano Karl, ora declassato a tempesta, ha provato la morte di 2 persone nello Stato di Puebla e di almeno altre 5 vicino a Villa Guerrero. Sono state le piogge torrenziali a creare i presupposti per un susseguirsi di frane. Il lavoro dei soccorsi è stato intenso, ma altre persone mancano agli appelli e potrebbero essere state sepolte dalle macerie. Come sempre, ora è una lotta contro il tempo, nel tentativo di liberare dall’agonia e dalla morte gli attuali dispersi.

E’ proprio in questi giorni, che il pensiero non può non riallacciarsi al 20 Settembre 1985, quando un terribile terremoto devastò Mexico City. 25 anni fa la capitale fu sepolta dalle macerie, non reggendo i quasi cinque minuti in cui la terrà vacillò con una intensità pari all’8.1 di magnitudo. Il terremoto spazzò via l’integrità di strade, edifici, strutture pubbliche. E privò oltre 10 mila Messicani della propria vita, rendendo moltissimi bimbi improvvisamente orfani e decine di centinaia di sopravvissuti senza casa. Un dramma che si è poi rivisto con Haiti, pochi mesi, con conseguenze umanitarie ancor più ingenti.

In tutta quest’agonia che sommerge il Messico di negativismo, il PIL in costante aumento non sembra essere quel fattore trainante in grado di rendere lo stesso un moderno Stato democratico in grado di sorreggere i mali e indebolirli con la creazione di un forte tessuto connettivo che ancora non esiste. Il Messico allo stato attuale è un Paese, che è al tempo stesso una scommessa ed una promessa. Uno stato sbarazzino che punta più sull’individualità che alla coralità dell’azione, detta in termini calcistici. E come tale deve maturare in questo processo di crescita.

E allora, tra morti, valanghe e frane gli unici a festeggiare sembrano essere proprio i 280 ed oltre coccodrilli, che hanno approfittato proprio delle alluvioni per scappare senza problema alcuno dalle recinzioni dell’allevamento. E là, all’orizzonte non si vede ancora il sereno, con la depressione Georgette che si avvicina lentamente da Sud, pronta a portare ancora maltempo e ad aggiornare i dati tristemente diffusi dalle agenzie di stampa mondiali.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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