Mauro Mario e gli F35, i nuovi custodi della “pace armata”

Mauro Mario. Segni particolari, 52 anni, laureato in filosofia. Passato politico: Popolo della Libertà, passa poi alla forza politica di Monti ed infine diventa, nel governo Letta, il nuovo Ministro della Difesa.

In passato si è contraddistinto anche per le forti dichiarazioni fatte all’indomani  di una risoluzione che ha il fine di  equiparare le coppie omosessuali a etero. Per Mauro sono si tratta di un documento ideologico che  suona come un manifesto inneggiante alla distruzione dei valori che hanno originato l’Unione europea come progetto politico.

E siamo ai giorni nostri. Il governo italiano ha approvato la mozione di maggioranza sugli F35. In parole povere via libera alla costruzione di nuove armi da guerra, sintantoché non si voglia far passare come esserini pacifici questi preziosissimi oggetti volanti. Non vi è da mangiare in terra, speriamo semino dai cieli che sorvolano il “nostro pane quotidiano”. Quantomeno, vien da pensare, visto i tempi che corrono.

E forse anche in questo modo ha pensato, tra un tocco di filosofia e la logica bocconiana del divin sapere, il nostro Ministro dell’Economia. E così è venuta alla luce una nuova massima: “Il Parlamento ha compreso che per amare la pace in alcune circostanze già fissate dalla Costituzione non bisogna esitare ad armare la pace“. 

Quindi da domani tutti a costruire armi di distruzione di massa, vuoi vedere che anche Saddam Hussein le faceva costruire per creare forza lavoro e dare il via ad un nuovo e duraturo progetto di pace? Forse Saddam era talmente avanti che dopo averle create le faceva anche smantellare al fine di creare dell’altro lavoro.

E allora ecco benserviti gli F35. 12,2 miliardi di euro spalmabili in 12 anni. Sono stati presentati come il fiore all’occhiello italiano, la possibilità concreta di dare lavoro a dei poveri ingegneri, nostri figli, che meritano questo lavoro senza dover forzatamente emigrare all’estero. la possibilità di creare ricchezza e quindi, di rendere sicura l’Italia.

E’ lo stesso ragionamento, con le debite proporzioni, di colui che pensa che la soluzione duratura per la pace reale è quella di blindare il proprio orticello di lucchetti, sistemi d’allarme, serrature e porto d’armi fregandosene poi di quel che accade nell’orticello a fianco.

Sono colpito e lo siamo tutti credo. Indignati di questo progetto, di questo modo di pensare. In un momento in cui si parla di caduta economica dell’Italia inarrestabile. Inutile ci si giri attorno. La crisi si sta aggravando. La produzione, l’impiego, le possibilità cadono come birilli e mi chiedo. Come potrebbe essere diversamente?

Il popolo s’indegna davanti a questo. Crea sconforto in padri e madri di famiglia (rievocando la definizione di famiglia secondo il Ministro)  che non intendono le parole di un Ministro che arma la pace e trova la soluzione nel dare lavoro a ingegneri aeronautici come arma per risolvere la crisi. Come se coltivare patate non producesse in egual misura lavoro.

Non sto parlando esponendo un programma elaborato, sto parlando rievocando idee che ci hanno fatto crescere in passato, facendo leva su idee che contengono il segreto della semplicità e di elaborare un futuro che ha il vantaggio di contare su esperienza, tecnologia e ogni arma pacifica derivante dalla conoscenza.

Gli aerei caro Ministro servono per bombardare e replicare ad attacchi generati da ingiustizie. Ingiustizie che in questo momento stanno vivendo sempre più famiglie che mi par di capire lei difende solo a parole, quando rievoca che su tale modello di vita cresce la pianta democratica dell’Europa.

I commenti e le riflessioni sono le più disparate ovviamente ma pare lampante che il governo Letta sia un governo di nessuno, un governo che per ovvi deve durare a lungo, per evitare soprattutto a Berlusconi di cadere a tutti gli effetti nelle mani della giustizia.

I 12 miliardi ufficiali potrebbero tranquillamente diventare i 18 previsti in precedenza o più, come nel caso del primo aereo che sarebbe dovuto costare 70 milioni in realtà è costato quasi il doppio. Aggiungiamo poi il dilatarsi dei tempi proprio per la convergenza dell’inasprirsi della crisi economica ed un aumento dei costi, con le prime sostituzioni che dovrebbero avvenire nel 2015. E intanto abbiamo messo nel 2012 a bilancio una voce legato al programma Joint Strike Fighter (JSF), per l’appunto quello dello sviluppo degli F35, di  oltre mezzo miliardi di euro. Per quanto piccola o grande possa sembrare tale cifre, è il progetto che non convince, nella sua logica, nella sua mentalità, nella predisposizione violenta sia essa un’arma di prevenzione, difesa o di attacco.

Signor Ministro, anche la Pace, quando armata, può fare paura. 

 

fonte foto: internet

 

 

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