L'editoriale — 28 agosto 2010

L’utilizzo di marijuana resta sempre un tabù. E ancor di più lo si è notato da quando riviste scientifiche prestigiose hanno riportato i dati sull’efficacia nel trattamento della sintomatologia acuta e cronica legata a talune patologie. La marijuana in definitiva allevia il senso opprimente di vomito nei pazienti chemioterapici, previene e determina un benessere importante a livello di alcuni dolori muscolari e nervosi.

Ma molti altri sono gli utilizzi: inappetenza legata all’utilizzo di farmaci chemioterapici o sindorme virali che abbattono la risposta immunitaria, asma, glaucoma, epilessia, sclerosi mutlipla.

L’Italia ed altri paesi Europei non ne vogliono sentir neppure parlare di liberalizzazione. Qualsiasi sia l’utilizzo.  Alcuni paesi europei, primi fra tutti l’Olanda, hanno fatto il grande passo. Ma la marijuana resta fondalmente legata, concettualmente, al termine “sballo”. E non vi è una vera consapevolezza e maturità del tema, che permetta di distinguerne la valenza del termine a seconda dell’uso che se ne fa.

Negli Stati Uniti non è da meno la questione. Gli USA, sono tra gli stati pionieri dell’utilizzo concesso a fini medici. Ma non lo sono stati fino in fondo. Da giorni grandissima è la polemica dei lavoratori  che hanno perso il posto di lavoro per l’utilizzo della sostanza. Si tratta di lavoratori dallo stile di vita totalmente sregolato?

No, nel modo più assoluto.

I cittadini americani, in 14 Stati, possono utilizzare dietro prescrizione medica, il princio attivo della marijuana, i tetracannabinoidi. Certo, si parla di piccoli numeri in termini d’utilizzo, ma numeri che necessitano di una sostanza per migliorare la qualità della vita, riducendo il dolore che li attanaglia.

Se la legge è solidale, come è giusto che sia, con questi pazienti, altrettanto non lo si può dire per i loro capi.

Nich Stennet, un ventenne con un problema congenito chiamato, sindrome di Poland, utilizza quotidianamente un inalatore di marijuana. Prima di andare a dormire, come prescritto, esercita due erogazioni che apportano per la notte i benefici necessari a livello dei disordini muscolari.

Il capo delle risorse umane pur essendo stato avvertito dal paziente dell’utilizzo di questo farmaco e pur avendo la comprova dal medico prescrittore non ha esitato a licenziare il ragazzo, approfittando delle leggi poco chiare in materia. Questioni di cavilli legali per normative che sono ancora lacunose.

Il licenziamento segue in questi casi i test antidroga che vengono frequentemente utilizzati per verificare che il lavoratore non pregiudichi le attività lavorative dietro utilizzo di sostanza stupefacenti.

Solo uno Stato, tra i 14 che hanno autorizzato l’utilizzo di marijuana a fini medici, ha completato le procedure necessarie affinché  non possano essere citati in giudizio gli utilizzatori. In questa giungla legislativa, ove nulla dice ai datori di lavoro come devono comportarsi, continuano ad essere autorizzati tacitamente i licenziamenti scorretti.

Mr. Casias è un’altra vittima di queste leggi lacunose o mancanti. Un padre, con una famiglia a carico, e fitte di dolore derivanti da un tumore cerebrale inoperabile. Anch’egli licenziato per dover (e non “VOLER”) utilizzare due medicamenti a base della principale sostanza psicoattiva presente nelle foglie della Cannabis, il ?9– tetraidrocannabinolo.

Ingiustizie palesi, laddove la giustizia resta incompleta o rimanda decisioni quando deve scontrarsi con luoghi comuni forti.

Luoghi comuni che evidenziano come molti oppositori siano gli stessi utilizzatori, di un prodotto che utilizzano con frequenza assidua alimentando anche situazioni di instabilità in paesi coltivatori, siti nel latino america. E’ pertanto richesta in tal ambito una forte presa di posizione dell’Amministrazione attuale.

Fonte foto: internet

Fonte news:  http://www.nytimes.com/2010/08/29/us/29marijuana.html?_r=1&hp

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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