Breaking News Italia ed Europa — 07 febbraio 2011
Marchionne: Fiat – Chrysler a Torino oggi, a Detroit domani?

[ITA] l’amministratore delegato del gruppo Fiat – Chrysler, Sergio Marchionne,  ha ipotizzato di delocalizzare a Detroit il nucleo direzionale del gruppo Italiano. Gli stabilimenti italiani risentono di mancati investimenti passati e gli accordi appena firmati dai lavoratori sembrano aver solo rimandato il definitivo trasloco delle attività dell’azienda. L’ennesima beffa per l’Italia.

[ENG] CEO of Italian Group FIAT, has supposed to move financial activities to Chicago. Italian workers are afraid to lose early, their job-place.

[ESP] El gerente del grupo Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, ha hipotizado de trasladar a Detroit el núcleo direccional del grupo italiano. Los establecimientos italianos padecen de fallidas inversiones pasadas y los acuerdos apenas firmados por los trabajadores parecen sólo haber pospuesto la definitiva mudanza de las actividades de la empresa. La enésima broma por Italia.



Quella che è balzata in poco tempo sulle prime pagine dei giornali, è l’ennesima trovata dell’Amministratore delegato Sergio Marchionne, che sta ridisegnando l’azienda del Lingotto, incurante del dialogo, delle lamentele, delle provocazioni, dei malumori e anche, dei diritti sindacali. Che il Chief Executive di Fiat e Chrysler abbia le idee chiare non c’è dubbio. Che abbia innate capacità diplomatiche neppure. Purtroppo anche su dove voglia andare pare non vi siano dubbi.

Marchionne, doppio passaporto, è il volto probabilmente più antipatico d’Italia in questo momento.  Riflessioni ostentate sui giornali, che discreditano l’identità ed il futuro del lavoratore, e che soprattutto smaccano coloro che hanno con tanta sofferenza sottoscritto un nuovo contratto, gettando nuova incertezza destabilizzatrice su stabilimenti già avviliti.

I lavoratori si sono scontrati davanti ad un bivio. Il mondo del lavoro cambia, nel segno d’un precariato che è alla base delle guerre del pane, e le aziende che sopravvivono sono le più dinamiche.

Le classi medie si trovano spesso spiazzate da cambiamenti tanto repentini. Oggi, vuoi delocalizzazione, aumento della produttività, riduzione di costi del lavoro, si gira intorno a pochi concetti che seminano disoccupazione ed incertezza. I giovani iniziano ad essere in crisi e le differenze tra le varie classi sociali si fanno sempre più sentire.

Per il gruppo Fiat - Chrisler si prospetta un futuro lontano da Torino

Ad onor di cronaca i fatti stanno tutti nell’ennesima ipotesi di Marchionne. Indipendentemente da quanto ci sia di vero, quanto concreta possa essere, dalle smentite e correzioni a seguire, tutti vedono altrove  il futuro di FIAT.  Ora non solo FIAT, ma soprattutto Chrysler, la parte americana del gruppo, quella che funziona e che vuol già essere il motore trainante.

L’ipotesi di un possibile “trasloco” di FIAT da Torino a Chicago, sventolata ad alta voce da Marchionne, ha subito innescato un insieme d’infinite reazioni. Sarebbe un’esclusiva FIAT fra tutte le grandi case automobilistiche, la scelta di spostare le funzioni direzionali del gruppo. Se infatti non è un nuovo concetto delocalizzare in paesi terzi relativamente alla produzione industriale vera e propria, dall’altro il controllo generale, l’impulso da parte della ricerca e dello sviluppo, le attività d’innovazione, le menti finanziarie restano generalmente saldamente nei Paesi d’origine. E’ proprio grazie al costo contenuto realizzativo e della manodopera che si riversano i fondi per reinvestire e continuare a mantenere aggiornato il capitale umano.

La FIAT ha fatto il contrario. E’ sempre stata imboccata dalla politica italiana, è sempre stata difesa in quanto considerata onore Italiano, ed ora si rivolta ed è pronta ad abbandonare letteralmente la penisola.

L’accordo di Mirafiori è riuscito a spaccare l’Italia. Sempre molto caotica quando si tratta di titoloni sui giornali, chiacchiere da bar e scissioni, altrettanto poca cosa quando si tratta di soluzioni ed identità.

Col senno di poi, gli accordi realtivi al futuro stabilimenti italiani perdono di valore e l’imbarazzo zittisce i sindacati che li hanno appoggiati e sostenuti vedendo in essi la responsabilizzazione dell’operaio italiano del nuovo millennio.

Marchionne spingeva per una differente concezione del lavoro e spiegava che i nuovi contratti erano proiettati all’esigenza non rimandabile di un aumento della produzione effettiva. L’Amministratore delegato non si è solo limitato a dare consigli al mondo politico ed imprenditoriale italiano, ma ha iniziato a smuovere le prime lamentele anche verso il governo Obama, dicendosi estremamente dispiaciuto per le condizioni del prestito di 12 miliardi di dollari, con il quale il Governo Statunitense ha deciso di salvare dalla bancarotta la casa automobilistica Chrysler.

In un periodo in cui la bandiera tricolore e l’unità d’Italia assomigliano sempre più ad antichi valori oramai intinti di cotanta ruggine, abbiamo visto i sindacati spaccarsi nettamente a Mirafiori e spianare la strada a un’Italia già retrocessa da campione del Mondo a Lega Pro. Una discesa continua e costante,  per un Paese che ora deve appoggiare ai voti il “meglio poco che niente”. Lo slogan che solitamente accompagna il pericoloso declino.

A Mirafiori si sono mosse le parti politiche con lentezza, litigando e polemizzando magari cercando qua e là l’estro personale, come nel caso del sindaco di Firenze, che fa l’uomo politico maturo, vissuto e responsabile e quasi felice dice che quello tracciato da Marchionne rappresenta il futuro. Non è tanto il dictat di Marchionne in sé a preoccupare, quanto il valore che incorpora. Marchionne segue la scia del mercato e cerca di mantenere competitiva la propria azienda, cercando di orientarla al futuro, senza badare troppo al passato, al sentimentalismo e al troppo chiedere dei lavoratori.

Nei timori che la vicenda genera, c’è l’attenuante che dall’altra parte c’è l’America. Quell’America che il gruppetto antiamericano dava per spacciato. Quel gruppetto non ha capito che gli americani sono un popolo dalle mille vite e che sanno autocorreggersi. L’Italia men che mai ora è pronta e matura a portare a casa una vittoria con gli Stati Uniti.

Migliaia di lavoratori FIAT di Mirafiori e Pomigliano hanno accettato il nuovo contratto proposto da Marchionne. Di fronte non vi era alternativa.

Non è questo il punto. Non è in una mancanza d’alternativa il futuro d’Italia. L’Italia è sempre meno forza industriale manufatturiera, cui non resta che vantarsi del colosso Finmeccanica.

Se la ricerca e lo sviluppo vengono meno, se gli stabilimenti vengono lasciati invecchiare, se il primo tassello evidenzia chiaramente la volontà di creare un gruppo americano, è ovvio che tutte le notizie, una dopo l’altra, non potranno che seguire un flusso già disegnato. E’ inutile prendersi in giro.

Marchionne stava già guardando avanti, e mentre il Ministro del Lavoro, Sacconi, parla con l’amministratore della grande casa automobilistica auspica un continuo e costruttivo confronto della FIAT con le istituzione e le parti sociali e rassicura che Chicago “non s’ha da fare” tanto per fare il proprio compitino davanti all’opinione pubblica. Così come in realtà fanno tutti. Il Pd, l’IdV con Belisario che parla di gioco alla roulette russa. Che fanno Confindustria e la Consob per tutelare il diritto industriale in casa FIAT. Dietro tutte queste posizioni si nasconde la realtà, semplice, evidente e che porta laddove già ci si aspettava. Il “meglio poco che niente” è in realtà è un “meglio niente domani che niente oggi”. Quel niente verso cui ci si sta andando a schiantare.

fonte foto: internet

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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