L’omicidio di Alessandro Grandis in Repubblica Dominicana. Aggiornamenti in tempo reale.

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Un ragazzo la cui passione sono i viaggi. Come tanti, perché viaggiare resta sempre un’esperienza unica per rapportarsi realmente col mondo. Zaino in spalla, ideali, utopia, progetti, presente in una mano e futuro ben saldo e variopinto nell’ altro. Alessandro, caro Alessandro, come mi sono ritrovato in te, sia per i tuoi studi fatti che coincidono quelli del sottoscritto che qui scrive su d’una triste vicenda che ti riguarda, sia per il tuo desiderio di conoscere, sia per fondere conoscenza e spostamento con le radici di rendere tale emozione economicamente sostenibile, misurandosi con stili, tradizioni e cultura di questa mondo ed investendo in esso mettendo in luce le proprie virtù. Non ti conosco personalmente, ma conosco il luogo cui sei tristemente giunto al capolinea, inconsciamente. Ed è quell’ inconscio che mi ha fatto pensare e mi fà pensare. Da un articolo in spagnolo, l’unico che le propone ti ho visto, piedi nell’ acqua privo di vita, viso giovane, indumenti semplici e giovanili, così come l’aspetto. Quella posa innaturale, con una macchia di sangue che indica l’impatto della nuca con il suolo, per l’appunto a bordo piscina. Certo, potrebbero averlo trascinato in un secondo momento, spinto, ma il contrasto di vita e morte è forte e colpisce. Sebbene qualcuno osi parlare di suicidio. Sebbene l’attività investigativa in Repubblica Dominicana possa generare forti interrogativi, e con la comunità italiana che si stringe attorno alle poche certezze, rappresentata da un Ambasciatore che cerca di tamponare quell’emergenza diplomatica, che da qui a qualche anno l’Italia vive in quest’aerea caraibica, dove mare e sole sono offuscati talvolta da delinquenza e corruzione.

La madre di Alessandro, che casualità vuole faccia il medico legale e parte per la Repubblica Dominicana, con l’ansia ed il dolore nel cuore per seguire da vicino gli sviluppi, mentre insieme al padre, al fratello e al resto della famiglia si uniscono al dolore e respingono quella tesi avanzata dalla polizia scientifica, quasi oltraggiosa alla voglia di vivere che Nicola traspare dal messaggio vocale che su whatsapp invia all’amica, italiana residente in Spagna, paese dove Alessandro ha frequentato l’Erasmus, al termine della sua carriera Universitaria di Farmacia.

Alessandro parte quindi da Lima direzione Repubblica Dominicana, Punta Cana, dipartimento di Altagracia e patria di spiagge paradisiache, prima di andare a vedere delle farmacie in capitale e al nord, Puerto Plata. Che il progetto si chiudesse o meno, era testimonianza di tanta voglia di fare un giovane dinamico.

Da questo messaggio si percepisce l’ansia di giungere a Punta Cana, le attese ed anche una certa conoscenza geografica del luogo. Tutto un futuro infranto contro qualcuno che l’ha ucciso? Il punto di domanda d’obbligo. Così come le tante domande che ci si pone nell’osservare il luogo in cui risiedeva, La Joya de Cocotal, luogo prestigioso, dove prenotare una stanza non costa meno di 250 euro al giorno, un luogo in cui non sono all’ordine del giorno schiamazzi o urla che possono aver nascosto qualche stato di sofferenza o litigio e dove la sicurezza controlla gli accessi in entrata/uscita. Ma Alessandro era semplicemente ospite di persone conosciute in internet.

Quello che sappiamo è che Alessandro si muoveva da viaggiatore vero, senza la protezione della carta di credito, senza circondarsi di lusso e dei comfort e dell’isolamento dei villaggi turistici. Alessandro voleva scoprire e conoscere, viaggiare era condividere gli spazi, condividere le idee. L’idea non è finalizzata ad un risparmio economico, l’idea fulcro del couchsurfing è il desiderio contagioso di addentrarsi in altre culture, osservare e avere nuove elementi e nuovi visioni per poter riflettere e, come spesso accade, comprendere. Non credo che l’esecutore sia il rapinatore di turno. Non sono queste le dinamiche, le tempistiche e le modalità. Possibile che in questo circuito che solitamente fà leva sui feedback per la sicurezza, vi sia un movente e l’esecutore o gli esecutori, ossia chi, direttamente o indirettamente, ha responsabilità sull’accaduto. Sappiamo che Alessandro è stato ospite di una ragazza polacca e di un uomo, amico o fidanzato che sia, sempre dell’est europa, che sono stati interrogati. Difficile pensare che al di fuori di questo circuito vi possa essere il movente. Dove si trovava la coppia quando Alessandro è morto?  Possibile che qualche simpatia femminile può aver destato  gelosia e successiva ritorsione? E se si, perché non vi sono segni d’infrazione o scassi che da quanto emerge non risultano? O Alessandro aveva confidato a qualcuno del desiderio di fare affari che sommato al fatto che fosse di buona famiglia potevano essere considerati da qualcuno elementi sufficienti per derubarlo e, vista una resistenza al furto, sia finito tre piani più sotto? O Alessandro è semplicemente scivolato commettendo un imperdonabile quanto irrimediabile svista? Era forse stato offerta ad Alessandro, a sua insaputa o meno, qualche sostanza che ha fatto venire meno la piena cognizione degli eventi e che ne ha facilitato i drammatici sviluppi? Non lo sappiamo, ma gli esiti di una autopsia accurata lo chiariranno.

Gli amici sono certi, così come i familiari, che Alessandro non si sia suicidato, gli unici ad averlo creduto sono stati i poliziotti dominicani. 

Ogni informazione è importante per fare la dovuta chiarezza sul caso!

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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