Leonel Fernández prepara la Repubblica Dominicana al voto

 Il 20 Maggio la Repubblica Dominicana si recherà al voto per eleggere la massima carica presidenziale. Leonel Fernández, il Presidente uscente ha tenuto un discorso lungo, sul proprio operato negli ultimi otto anni. Un discorso contestatissimo dall’opposizione. Dove stanno i dati oggettivi? Com’è la reale situazione economica di Santo Domingo, rispetto a quella di anni addietro e soprattutto qual’è la ricetta corretta per vincere i mali dell’isola, quali la povertà, la corruzione, la sanità, l’istruzione. E ancora i problemi legati alle forniture energetiche e la dipendenza economica dai grandi capitali esteri, legata ad una produttività e produzione poco sviluppata in favore dell’importazione massiccia? Tra i 27 candidati, tra tante allenaze tattiche e tanta propaganda il vincitore uscirà tra Hipólito Mejía (PRD) e Danilo Medina (PLD).

ESP: El 20 de mayo la República dominicana irá al voto para elegir el máximo cargo presidencial. Leonel Fernández, el Presidente saliente ha tenido un discurso largo, sobre el justo obrado en los últimos ocho años. Un discurso muy discutido por la oposición. ¿Dónde están los datos objetivos? Como es la real situación económica de Santo Domingo, en comparación con la de años atrás y sobre todo qual’è la receta correcta para vencer los males de la isla, cuales la pobreza, la corrupción, la salud, la instrucción. ¿Y todavía los problemas atados a los suministros energéticos y la dependencia económica de los grandes capitales extranjeros, atadas a una productividad y producción subdesarrollada en favor de la importación maciza? Entre los 27 candidatos, entre las muchas alianzas tácticas y mucha propaganda el vencedor saldrá entre Hipólito Mejía, PRD y Danilo Medina (PLD).

 

 

Importantissimo il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Dominicana, Leonel Fernández, che a fronte del termine del terzo mandato, lascerà l’incarico il prossimo Agosto. Elezioni Presidenziali quindi nell’aria, cruciali per il contesto economico sociale non solo dell’Isola caraibica, ma anche per l’intera area latino americana. Come tutte le società latine, vige un clima con pochi equilibri, quello che ha cercato di portare il Presidente nel corso di questi otto anni. Ed il discorso pronunciato il 27 febbraio, è stato proprio una sorte di riassunto di come il Paese è cambiato nel corso di questa decade.

Leonel, che tra i vari riconoscimenti è stato proclamato nel 1999, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fa parte del Partito di centro della Liberación Dominicana (PLD), fondato nel 1973 da Juan Bosch. Partito moderato, d’ispirazione liberista.

Le reazioni al suo discorso sono state tantissime, anche violente da più parti, a fronte di un Paese che vive ancora di moltissimi paradossi e contrasti interni.

E’ bene prima di analizzare le critiche al discorso, riassumerlo nelle parti essenziali, dal momento che lo stesso è risultato essere molto esaustivo (l’intervento è durato quasi tre ore). Doppiamente importante se la stampa italiana ha evidentemente considerato di dedicarci solo qualche raro ed isolato trafiletto, accantonato tra una pubblicità e l’altra.

Leonel parte con una descrizione alla Stephen King, quasi si trattasse d’un libro di fantascienza. Volando sopra la capitale, Santo Domingo, nota come la città sia cambiata in questi otto anni (2004-1012).

Come i nuovi connotati splendano dietro le facciate orgogliose di imponenti edifici, dietro las avenidas, dietro i numerosi cantieri, la circolazione implacabile che scorre ad ogni angolo. In definitiva il ritratto ci rievoca una sorta di New York, ma ancora più caotica e, ovviamente, più povera. Ad un certo punto il paragone con New York è proprio esternato.

E sulla base dei riferimenti trionfalistici della New York caraibica, il Presidente ha elencato alcuni dati economici, dietro ai quali effettivamente ci sarebbe poco da discutere. Un Paese sotto la sua guida, che in un contesto macroeconomico di recessione generalizzata, ha visto il proprio prodotto interno lordo crescere dai 22 miliardi del 2004 ai 55 miliardi del 2011. Una crescita che ha più raddoppiato la forza produttiva del Paese. Il Presidente ci tiene a spiegarlo con cura, in termini semplici e rimarca che si parla della capacità del Paese di generare ricchezza. E lo si è visto dal proliferare delle tante piccole attività, e anche permettendo l’inserimento capillare di tante grandi realtà industriali, tra cui le note Carrefour, Olé, Bravo, La Cadena ed altro ancora.

Ma la domanda che sorge spontanea è: ma questo sviluppo economico ha interessato e favorito le grandi realtà economiche nazionali ed internazionali? Pronta la risposta del Presidente Leonel. I dati mostrano una ingente crescita delle piccole-medie imprese, un balzo in avanti del 251%. Ma anche le aziende dei servizi, con un aumento del 1050%.

Una economia con un PIL che è aumentato del 7,1%/anno negli ultimi 8 anni. Un tasso di crescita quest’anno del 4,5%, superiore a quello dell’area latino americana, già di per sé tra le più brillanti realtà del momento, che si ferma ad un 4,3%.

Sono stati creati 160.000 nuovi posti di lavoro (l’isola conta circa 10 milioni di abitanti), e poi le prospettive per il futuro immediato quali il mercato in crescita dell’industria d’estrazione mineraria, quello importantissimo del turismo, che da solo porta introiti per quasi 4 miliardi e mezzo di dollari.

Il cambio ha mostrato una forza del peso dominicano, poco incline alla volatilità sul mercato internazionale del cambio, mantenendo buone quotazioni sulle monete di riferimento mondiale.

E’ di fatto un insieme di dati che contestualizza i dati riguardanti Santo Domingo ponendo l’Isola a confronto delle difficoltà maturate dall’avanzare di una crisi di scala mondiale. La cosa che verificheremo poi è se questi dati sono reali o se risultano essere viziati.

E’ qui che Lionel cerca di avvalorare i progressi e la crescita, marcando sulle difficoltà, sulla crisi internazionale anche a fronte di un’incidenza dei costi dell’industria petrolifera sulla macroeconomia, con un aumento di spesa di oltre 5 miliardi di dollari se confrontata con il periodo 2000 – 2004. Questo è il tassello che Lionel ha già in precedenza ripreso. Il Presidente Dominicano già in passato propose degli interventi da attuare al fine di contenere un aumento del prezzo dei combustibili e degli alimenti, sul quale va a pesare la componente speculatoria, un vero e proprio killer che silenzioso porta alla denutrizione di un numero sempre più elevato di individui. Ci riuscì grazie ad una Risoluzione approvata dall’ONU, circa alcuni interventi atti a garantire la trasparenza dei mercati per i prodotti basici

La componente speculatoria risulta essere un atto inumano così come la definisce in un passo del discorso “Entonces sostuvimos que se trataba de un acto inhumano, que estaba provocando mayor pobreza e inestabilidad social, no sólo aquí, en la República Dominicana, sino en distintas partes del mundo”

Il trattato continua ricordando com’era il  Paese nel 2003, quando si trovava agonizzante per i mali che dovette subire a causa del governo precedente. Un sistema finanziario gravemente danneggiato, con un Paese a rischio insolvenza. Il clima oggi è effettivamente cambiato, le riserve internazionali sono aumentate a 638 milioni di dollari.  Il debito pubblicato è calato e questo ha permesso una maggior facilità di accesso al credito internazionale a fronte di un rating passato da CCC a B+

Il livello del debito sulla base del PIL è di circa 20 punti, ben inferiore a quello dell’Italia, stabile a 100,4.

Alla fine di tanti dati l’oratore in causa ha pronunciato l’umile verdetto: Cuán grande es la diferencia entre una gestión y otra.

Gli esempi vanno avanti moltissimo, voce per voce, dal risparmio della classe politica, che qui ancora non è soggetta ai libri di condanna (La Casta), ai miglioramenti. Insomma, a Santo Domingo si sta meglio oggi rispetto al 2004, l’individuo ha un reddito pro-capite maggiore, con un tasso di inflazione che gli permette di saggiare in prima persona la crescita. Ed i risultati sono quelli sotto l’aereo presidenziale. Prima la giungla ed adesso New York. Se non fosse per l’assenza della statua della libertà ci si potrebbe anche confondere.

Una crescita che ha toccato l’area dello sviluppo, della tecnologia, dell’istruzione. Una sanità completamente rinnovata, all’avanguardia.

Ma è nella fascia povera che il governo è intervenuto in modo massiccio. Interventi per l’appunto nel ramo sanitario, con convenzioni su assistenza medica completa e farmaci gratuiti in vere e proprie farmacie del popolo. Con provvedimenti mirati, estesi su quel milione e mezzo di dominicani poveri o poverissimi, laddove alla lotta con problemi quotidiani di reperimento dei beni di prima necessità. Un programma all’insegna della giustizia sociale. Ad oggi il 44% dei dominicani sono di fatto affiliati al sistema di sicurezza sociale.

Parallelamente però il tasso di povertà nel 2004 toccava il 42% della popolazione, ad oggi è sceso al 32%.

Una assistenza gratuita e continuativa all’interno di un vero programma sociale a 360 gradi in ambito familiare, in grado di spaziare per l’appunto dall’istruzione e dalla formazione all’assistenza.

In quel mentre il Presidente ha fatto alzare ad un gruppo di madri dominicane presenti in sala, la tarjetas de solidariedad, presa ad esempio del miglioramento delle condizioni di vita nel Paese.

Un Paese che ha iniziato ad applicare misure importanti per la salvaguardia del Paese, tornando ad aumentare la percentuale di zone boschive e bonificando 30 ecosistemi degradati e trasformandoli in veri e propri parchi ecologici.

Inoltre grande rete di infrastrutture nuove e moderne, ed un aumento della disponibilità in termini di rete elettrica. Infrastrutture costose e che rappresentano gli intenti di crescita del Paese caraibico. Tra questi anche le costruzioni ad uso abitativo, ben 22 mila di queste a carattere sociale.

Ancora, lo Stato ha agito in totale trasparenza, e ciò è dimostrabile attraverso punti di consulta pubblica ed legge a tutela del libero accesso all’informazione pubblica da numerosi siti internet. Ha preso luce la Iniciativa Participativa Anticorrupción che con l’appoggio di alcuni organismi internazionali, porta avanti un centinaio di progetti legati al combattere la corruzione. In sintesi, testualmente “una verdadera y auténtica revolución de la administración pública, como nunca había tenido lugar en la historia dominicana; una revolución al servicio de los ciudadanos, para garantizar eficiencia, rapidez, sencillez y transparencia en las acciones desempeñadas desde el Estado.

Il Presidente ammette però l’ondata di violenza che interessa il Paese, picchi di omicidi, di microcriminalità, di vere e proprie bande armante, barrios dove è impossibile entrare senza il rischio d’essere feriti o addirittura uccisi. Narcotrafficanti che mettono in pericolo la vita di molte famiglie e che imperversano sempre più organizzati e pronti a dar battaglia. A far fronte a questa emergenza, generalizzata in latinoamerica, si sono create squadre specializzate di terra e marittime.

Questo è quanto. O, in inglese, che fa più effetto, THIS IS IT.

Senza parole, direi. Stavo per iniziare a commentare che per quanto ci siano buoni propositi e che alcuni miglioramenti possano anche passare, ciò che ne fuoriesce è un quadro storpiato.

E infatti il Presidente, poco prima della fine dell’intervento, si rivolge al Parlamento e ridimensiona il tutto. Si perché la Repubblica Dominicana non è un paese idilliaco e tale non è la visione di Fernández. E’ lo sfogo di un politico che ha provato a modificare una situazione in un Paese difficile, complicato. Cioè che si può dire è solo che in tutta onestà è un paese che sta meglio di otto anni fa.

Ma, continua il Presidente, ci sono ancora famiglie che vivono in completa povertà, molta delinquenza, persone denutrite, molte ingiustizie, molte carenze e molte necessità da risolvere, alcuni giovani alla continua quanto vana ricerca di opportunità e anziani che ancora faticano a trovare un sostegno o un aiuto nella loro sofferenza quotidiana.

Belle le parole sul programma e sugli impegni prossimi immediati, come dovere di uno Stato moderno. Per questo le riporto in lingua madre: tenemos que trabajar simultáneamente en dos agendas:  la agenda de la pre – modernidad, que es la de lograr la plena satisfacción de las necesidades más elementales de los seres humanos, y la agenda de la modernidad, que es la completa incorporación a los valores de civilización del siglo XXI.

E quali sono state le reazioni dell’opposizione al discorso del Presidente?

Sono state sprezzanti, perché da che mondo è mondo, la politica è demagogia e tutto quel che sta bene lo si tratta con i guanti e tutto quello che va contro lo si butta nel pentolone e ci si fa del bollito.

Il candidato alle presidenziali per il Partito Rivoluzionario Dominicano (PRD), Hipólito Mejía ha definito il  discorso “falso, demagogico, vergognoso, ripetitivo, sofista”. Un discorso pieno di falsità, una realtà che esiste solo nella mente del Presidente e che non rispecchia la reale gestione del periodo in cui è stato al governo e la situazione in cui versano i dominicani, costretti a vivere in situazioni di reale emergenza e calamità.

Ci sono tanti elementi che vanno considerati per arrivare ad un punto d’incontro per non spiazzare gli stessi dominicani. Intanto la grande capacità comunicativa, quasi uno stato dell’arte puro, un oratore abile ove la dialettica mette in maschera il quotidiano vivere e di versare ogni aspetto della realtà in un vaso d’oro colato, dove tutto esce secondo una precisa prospettiva.

Difficile pensare che il popolo dominicano possa andare al di là della mera propaganda se nessun politico mette sul piatto numeri approvati e dati oggettivi.

In ogni caso, il modo di porsi del candidato più temuto, Hipólito Mejía, che senza troppi fronzoli definisce pura fantasia il ritratto del paese dominicano senza portare alcun dato e prova a sostegno delle critiche, evidenzia la pochezza delle forze politiche che non guidano il governo.

Dall’opposizione di sinistra, ha obiettato il coordinatore del partito Movimiento Patria para Todos, Fulgencio Severino, osservando come il discorso, buono a sprazzi, è però caduto nella demagogia, specie quando si è tentato di giustificare la corruzione all’interno del governo e quando il bene attuale è stato rapportato ad erronei confronti con il passato. Inoltre, sempre secondo Fulgencio, si è avvinto dalle stesse parole di Lionel una tendenza spiccata ad aver abbandonato la produzione nazionale favorendo esclusivamente l’ingresso di grossi capitale e gruppi stranieri.

Effettivamente se crescita c’è stata, anche il sottoscritto ritiene che ci si è appoggiati passivamente all’asse statunitense, scegliendo un percorso più semplice, rispetto ad una sana edificazione delle imprese nazionali. Il riferimento a New York è stato infatti tutt’altro che illusorio (New York chiquito) e ripreso anche dalla stampa nazionale con durezza.

Valerie Julliand, portavoce per le Nazioni Unite, ha invece sostenuto il discorso di Leonel Fernández costatando che la riduzione della povertà è una realtà di fatto incontestabile rispetto a vent’anni fa, quando masse ben più ampie erano dei veri e propri agglomerati di povertà.

Ligia Bonetti de Valiente, Presidente dell’Associazione Industriali Dominicani, molto secca si è limitata a dire che il Presidente sarà tenuto a giustificare con i dati precisi ciò che ha detto e sulla base di questi verranno fatte le giustificazioni. C’è delusione per il fatto che non abbia neppure citato il settore industriale e manifatturiero locale, così come ha dimenticato di dire ciò di cui l’industria locale ha bisogno per impostare su base solida la crescita.

Se il quadro della situazione dominicana è alquanto contrastante, cercare di ridimensionare l’autoproclamazione che emerge dal discorso non vuol dire bocciare l’operato del Presidente, che resta sufficiente. Una protesta di giovani studenti ha bloccato la metropolitana per far capire che i 64 mila milioni di pesos (1miliardo e 200 milioni di euro) investiti per la realizzazione del metro sono uno sforzo che il governo avrebbe dovuto valutare solo dopo aver ispessito la realtà sanitaria del Paese, dopo aver risolto problemi prioritari.

Ecco in cosa è mancato il Presidente. Se vuoi i voti del popolo devi stare a contatto con lo stesso e non parlare vedendo la tua nazione, la tua città come un semplice rincorrersi di insieme di edifici ad immagine e somiglianza di una città con differenti tradizioni, cultura, potenzialità, usi e costumi. Una copia non riesce mai bene quanto l’originale. Devi percepire i malesseri e non voltarti a contemplare cosa è stato fatto. La politica deve essere volta al futuro, per edificare una società equa, equilibrata, responsabile forte e consapevole del proprio ruolo.

Se i giovani protestano per la sanità e per l’istruzione un motivo ci sarà. La Repubblica Dominicana, come ogni stato del latinoamerica è piena di contraddizioni, immatura nel proprio appoggio ad un’industria capitalista feroce, come quella statunitense, in grado di legarsi come un parassita ad ogni spazio incolto dell’economia e verso la quale non è poi più possibile sottrarsi.

I punti criticati sono quindi la retorica, il confronto continuo al passato e proprio ad un anno particolare, il 2004, che rappresentò il momento più tragico per l’economia del paese. Dire ad esempio che a distanza di otto anni si mangiano più banane, più fagioli e più polli, come esempio pratico di un maggior fabbisogno alimentare, è puerile quando non tiene conto che in otto anni la popolazione è aumentata di oltre il 10%.

Che poi alcuni detrattori dicano che il 68% del debito pubblico attuale deriva da investimenti fatti dopo il 2004 non vuol dire nulla in sé. Alla fine, come detto, il rapporto tra il prodotto interno lordo ed il debito pubblico non si aggira ancora su multipli impressionanti.

Anche il Consiglio Nazionale delle imprese private, le associazioni industriali e quelle dei giovani impresari, i produttori agricoli hanno smentito le cifre citate dal presidente. Quest’ultimo sarebbe colpevole di basarsi sulle importazioni senza rafforzare  il Paese con un aumento della produzione e della produttività, tenendo anche conto che non è certo stato fatto alcun passo avanti nella lotta alla corruzione e alla trasparenza giudiziaria, così come per la difesa dei diritti umani, che rendono la libertà individuale colma di incognite. Forse a Santo Domingo ci sarà pluralità di informazione, ma di fatto per molta gente povera la vita continua ad oscillare al limite della sopravvivenza. Amnesty International denuncia una politica criminale con a disposizione una documentazione di oltre cento tomi di esposti nei confronti delle forze dell’ordine.

L’indice di competitività indicata dal Foro Economico Mondiale indica un quadro completamente diverso da quello indicato da Leonel Fernández. Il Paese si piazza tra gli ultimi posti del ranking mondiale per sicurezza, per la pessima educazione scolastica primaria (140 posto su 143 paesi considerati), fornitura elettrica (129esimo posto), corruzione a livello di favoritismi (non è mai stato preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti di funzionari pubblici, in altre parole il tasso di impunità è totale), spreco di fondi e risorse pubbliche e efficienza dell’operato delle forze dell’ordine (142esimo) e tassazione elevata (125simo). Queste sono le problematiche più gravi per coloro che si interfacciano per business alla Repubblica Dominicana. I costi della politica sono aumentati considerevolmente così come l’apparato statale, sempre più congestionato. Infine i dati sulla povertà- Difficile che si sottraggono ottocentomila persone alla povertà se gli si dà l’equivalente in pesos di una banana al giorno.

Le elezioni Presidenziali sono ormai alle porte e tra i 27 candidati che si sfideranno, i due principali sono rappresentati dal successore di Leonel, Danilo Medina, per il  Partido de la Liberación Dominicana (PLD) e dall’agronomo 70enne, Hipólito Mejía, per il Partido Revolucionario Dominicano (PRD). Proprio Mejía, al governo nel 2004 fu costretto a far fronte ad una delle più grandi crisi economiche in cui il paese piombò dopo un maxi-fallimento bancario in cui gli istituti caddero come i birilli in seguiti alla maxi frodi innescate dai dirigenti.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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