Breaking News L'editoriale — 17 novembre 2014
L’emigrazione comica dell’italiano social

L’emigrazione parte dal social network. Poche parole e via. Si parte. Si fotografa, Si fà vedere al guppetto di amici che si và. Un antieroe, un piccolo ritratto del comico.

Non si può non iniziare con una doppia negazione che dà il senso massimo di libertà. Un motivo basilare di vita, una scarica adrenergica che sento sempre quando scrivo. Vuoi di politica, vuoi di temi sociali, vuoi di statistiche, vuoi di pura narrativa, ma qualcosa ti permette di assaporare l’essenza delle cose. Non t’importa chi ti legge, se qualcuno ti legge, per  chi scrivi e come. Scrivi fondamentalmente per te stesso. Poi tutto il resto ben venga, ma come conseguenza non forzato. Leggo di cambi, pardon “change”, di qualche tocco d’improvvisazione a condire vite che sono alla frutta in partenza.Leggo di storie di ordinaria quotidianità e di tutti coloro che imperversano in percorso talmente tanto studiati che quel cambio radicale nulla vuol dire che l’ennesimo insuccesso di fronte alle sfide.

Vite banali. Vite da social network. Vite sempre alimentate da batterie semi(s)cariche, tra un messaggio, uno stato d’animo, visioni ai posteri d’indecifrabile vuoto. Un vuoto colmo del più completo nulla.

E spulciando qua e là non posso non descrivere, ed eccola la doppia negazione, i nuovi emigrati.

I folkloristici cambi di vita. Mollo tutto, scappo all’estero. Nulla da obiettare a chi prosegue un proprio percorso professionale arricchendo il curriculum o portando sapere e ricevendo prestigio ed ammirazione. Nulla da dire verso chi porta manodopera o arricchisce il terziario in qualsiasi veste esso sia. Nulla da dire verso chi parte realizzando un’idea imprenditoriale precisa e crea lavoro e sviluppo.

Ma spesso, sempre più quantomeno, i fantomatici SCAPPO, sono bandiere che lasciano il tempo che trovano. Bandiere di viziatelli ingrati che indossano nella propria vita una maglietta del Che Guevara perché fà moda e arricchisce d’originale una personalità un pò arida.

Sapete cari signori cosa non accetto? Anzi. Cosa mi fà sogghignare? Una volta si andava all’estero a cercare fortuna, con la schiena massacrata da tentativi vani nella propria terra, assaporando l’odore nauseabondo di fondo lasciato dalle guerre, con la determinazione della persona che deve migliorare per il proprio bene e quello dei propri cari la propria condizione esistenziale.

Ora questi prodigiosi vanno all’estero spendendo i capitali che hanno racimolato in quello stesso Stato da cui a loro dire scappano. Quello stato malvagio di cui non sopportano il sistema sanitario, la nebbia, lo smog, le regole, la politica, le leggi, le imposte. Se ne vanno in uno Stato non a guadagnare ma a spendere. Vanno all’estero fotografando “il figo”. Un prepensionamento più che un cambio. Una fuga codarda da un sistema più articolato e complesso forse, ma che alla fine ha dato loro quella pagnotta che ora utilizzano. Tutto bene sin qui? Puo’ essere se non cambiassero “change” ciò che è un ridimensionamento e se non fossero pronti a criticare chi ha concesso loro di partire per poi sventolare bandiere che in sin dei conti sono solo illusioni a fondo perduto.

Astio? invidia? Nulla di tutto ciò. Una constatazione al buffo dramma del vuoto colorato in tante sfumature di superficiale. E quando su quel falso amore che è solo illusione si capisce d’essere appesi ad un filo sterile, si chiude tutto, si resetta e si riparte.

Via in Brasile, In thailandia, ai Caraibi, a Cuba, con l’immancabile dolce metà, colei o colui che ha conciliato affetto, sentimenti e aumento della propria qualità della vita…grazie all’Italia naturalmente.

Che sia forse il caso d’introdurre un veto al rientro di questi individui senza alcun senso di responsabilità, una perdita della propria cittadinanza dopo un periodo trascorso all’estero se non giustificate da motivi lavorativi? Vedrete quanti torneranno con le ossa rotte e con la coda tra le gambe, e magari senza più quella voglia di criticare un Paese pieno di imposte e colmo di problemi, ma che ha sempre provato a mantenere una certa dignità della classe media. Che poi il popolino formica vada a spendere i propri denari in questi paradisi di superficialità non aiuta affatto. E che almeno vi sia una beffa ad accoglierli al rientro. Una bella sbarra ed un bel  “no grazie”.

 

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *