Breaking News L'editoriale — 06 settembre 2010

[ENG] A list to do and broad vision plans for recovery Haiti: attractive business climate, Reforming the civil service, overhauling juridical system, Enhancing education through regulation and enforcement, Shifting all public healthcare to a performance-based contracting system.

Ad Haiti il quotidiano vivere non resta che un cenno appena abozzato di sopravvivenza.

Si ha la sensazione di visitare un limbo, dove il tempo non ha alcun senso. Scorre senza motivo, le persone che si incontrano hanno sguardi fugaci e la carne è vittima delle aggressioni dell’ambiente, insano, instabile, decadente. Il buio sovrasta la luce, e dietro le nuvole manca il sole, i raggi della speranza.

Batteri, carestia, pestilenze. E’ una lotta. Carne che si scontra  con la paura. Si intravedono anime ed il trapasso é segnato ad ogni angolo.

Gli aiuti sono presenti e la lotta è continua contro il male. Il male di chi ruba, chi infrange le regole, chi crea un business dietro bambini in vendita, e dietro ogni adozione è alto e pungente il rischio d’un potenziale abuso. Perché qui le madri lasciano i figli negli orfanotrofi e devono fronteggiare la mente subdola dei traffici di minori, d’organi. Anche la tragedia è un grosso affare per alcuni.

Eppure, dietro questo presente, si cerca d’aggrapparsi sempre ad un futuro, di colorarlo e far tornare a splendere la gioia e seppellire sotto le macerie i grossi problemi governativi che affliggevano il paese anche prima del terribile terremoto. Problemi che hanno contribuito a generare quel bilancio distruttivo drammatico.

I 10 miliardi di dollari arrivati all’interno del programma per la ricostruzione di Haiti, rappresentano quella possibilità che deve essere sfruttata per fissare i problemi.

Tutti d’accordo che quando si erige una costruzione alta, si crea solo un deterrente all’emergenza, senza creare un tessuto vero in grado di contrastare la reale povertà.

Ma la lista delle cose da fare deve essere ben altra: per James Dobbins, inviato speciale ad Haiti durante l’amministrazione Clinton i punti da seguire devono essere pochi e chiari:

Si deve instaurare una forma d’agevolazione volta al business straniero, facilitando quelle procedure  obsolete che ad oggi segnano un record negativo. Il commercio è fermo e così l’industria ediliza. Si è appurato che sono 195 i giorni e 13 le differenti procedure per depositare un qualsiasi progetto. Le spedizioni e gli scambi avvengono con un ritardo disarmante rispetto a tutti i paesi limitrofi e i costi sono superiori per un 35%. Tutto questo introduce il secondo punto e cioè una necessaria epurazione dei servizi sociali. Questi ultimi sono costosissimi. I lavoratori pubblici sono assenteisti nel 40% dei casi in orario di lavoro si dedicano ad attività private, sono sprovviste dei titoli necessari e non è neppure presente un chiaro censimento di quanti siano gli effettivi lavoratori statali.

Il sistema giudiziario va completamente rivisto. Mancano avvocati, rappresentanti legali e giudici e la preparazione è spesso solo accennata. In tutto questo si perdono gli sforzi della polizia, che brancola nel buia e gli arrestati spesso devono attendere per ampi periodi in carceri già sovraffollate, spesso in attesa di un processo che è rimandato all’infinito. Mancano strumenti basilari per rendere efficiente un normale fluire delle cause civili e non è neppure presente un sistema computerizzato per creare uno storico dei precedenti penali.

Riforma dell’istruzione. Col terremoto oltre 5000 scuole sono andate distrutte. Solo alcuni fortunati possono godere di strutture scolastiche private, generalmente edifici religiosi. Gli insegnanti scarseggiano e sovente non hanno un background scolastico in grado di impattare positivamente sul grado di insegnamento agli studenti.

Il sistema sanitario vede compromesso le già precarie precedenti strutture ospedaliere. Delle 373, 73 sono andate completamente distrutte e 200 membri del Ministero della Salute Pubblica sono morti sotto le macerie delle proprie case. Il suggerimento di Dobbins è quello di affidare le strutture completamente ad organizzazioni non governative con una comprovata esperienza in campo di gestione. Il governo haitiano potrebbe così dedicarsi esclusivamente a ridisegnare il sistema in modo da renderlo più funzionale. Anche per scongiurare le epidemie, le emergenze e per fornire una assistenza ai crescenti casi di malattie mentali che imperviano lungo le tendopoli, senza contare le cure in ambito di protesi e cure riabilitative ncontinue ecessarie a tutti colori che ad oggi subiscono continue amputazioni per infezioni dovute all’impossibilità di cure complete.

In tutto questo progetto c’è chi vede gli Stati Uniti come degli intrusi che hanno occupato con la scusa del terremoto il paese. In questo senso suona sinistra la frase “If the U.S. does not embrace this discipline, no one else will.

Per gli Statunitensi invece si tratta solo di una necessaria GUIDA ALLA COOPERAZIONE NEI PROGETTI FINALIZZATI ALLA RICOSTRUZIONE.  Ovvio però che il sistema verrà disegnato con una certa impostazione e visione economica.

Viene inoltre da pensare che se le basi per la creazione di uno Stato efficiente e funzionale sono le sopra esposte, come condivise dalla Amministrazione Obama e dall’attuale Dipartimento di Stato Americano, Cuba possa ritenersi uno stato solido e degno di diversi apprezzamenti. Ma come sappiamo non è così.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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