L'editoriale — 27 aprile 2010
Le dichiarazioni di Hillary Clinton:Continua lo stupido dualismo tra Cuba e U.S.A.

Fonte foto: internet

Un piccolo sguardo agli episodi d’attualità

Parto dalla considerazione finale. La maggior parte della gente non vuole più un embargo antiquato che si abbatte cinicamente contro un grande popolo. Per ottenere questo c’è bisogno di  fare un passo avanti, che estrometta dalle prese di decisioni gli anticastristi dissidenti e i castristi convinti. Il clima politico d’odio è talmente acceso che non permette di ragionare razionalmente al fine di arginare i contrasti e lavorare nell’ottica di una soluzione pacifica.

I primi concreti tentativi di ribellione nel 1953 con l’assalto alla caserma Moncada. Il trionfo della Rivoluzione nel 1959. Il 1961 è l’anno in cui il lider maximo imprime lo stampo marxista-leninista alla rivoluzione cubana. Si crea così quella frattura insanabile che sarà l’inizio del gelo con il vicino nordamericano.

Il 1961 é l’alba d’una pagina colma d’un immenso vuoto politico, quella in cui due nazioni del mondo non si parlano dopo oltre mezzo secolo.  Il non dialogo é una sconfitta d’indicibili dimensioni. Una sconfitta storica, una pagina pessima, ovunque risiedano motivazioni e verità. La conseguenza di un insieme di errori non necessariamente deve essere la somma degli stessi.

E’ incredibile resistere e sopportare questo stato di cose.

E’ una sconfitta di entrambi i governi e non certo dei popoli. I popoli semmai sono le vittime.

Gli Usa spieghino al mondo a cosa serve e qual è il fine costruttivo del loro embargo o bloqueo o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare.

Cuba dal canto suo anziché mandarle a dire deve dedicarsi semplicemente all’analisi dei fatti.

Negli ultimi giorni sono accaduti un insieme di fatti, affermazioni che probabilmente saranno le solite sterili dichiarazioni che si scioglieranno come neve ai primi caldi.

I prigionieri politici o detenuti o comuni criminali, come li si voglia chiamare hanno spinto Hillary Clinton a criticare la repressione che avverrebbe sistematicamente a Cuba.

La moglie dell’ex presidente americano Bill, Hillary, ha affermato il 9 Aprile scorso, a Louisville, che l’embargo è un pretesto che il governo cubano utilizza a proprio piacimento per sviare da quelli che sono i fatti e cioè un totale fallimento dell’operato socialista.

Questa dichiarazione mi ha fatto saltare dalla sedia, con le pupille, per effetto sorpresa, in stato di midriasi.

Mi sembra un errore banale da parte della stessa Clinton, che si è lasciata andare ad una dichiarazione che ha di una auto ammissione di colpa.

Praticamente dopo mezzo secolo di embargo, un massimo esponente del governo statunitense incolpa il governo cubano per un blocco economico che gli è stato imposto da 5 decadi.

In altre parole è una chiara ammissione di colpa per un provvedimento verso il quale l’opinione pubblica ha dimostrato più volte di essere contraria.

Quindi non solo l’embargo non sarebbe stato un mezzo utile a soffocare ed annientare l’economia cubana, creando la giusta situazione per una violenta protesta del popolo verso il governo rivoluzionario, ma addirittura avrebbe aiutato la Revolucion cubana a resistere tutto questo tempo, dandole l’alibi delle carenze economiche e delle ristrettezze presenti sull’Isla.

Paradossalmente la democrazia statunitense sarebbe stata complice della dittatura cubana.

O ancora, l’accusatore e l’accusato non potrebbero vivere l’uno senza l’altro e avrebbero creato un subdolo stato di simbiosi fatto di insulti e di spettini continui.

Ovunque la si guardi la dichiarazione della signora Clinton è un insuccesso e ha messo su di un piatto vincente la replica di Alarcòn, che ha potuto servire all’ex first lady ed oggi segretario di Stato,  uno scacco matto quasi scontato.

Il Presidente del Parlamento cubano ha subito colto l’occasione: “Se la signora Clinton crede davvero che l’embargo americano faccia il gioco del nostro governo e’ semplice: lo revochino anche solo per un anno, per capire se l’embargo giochi a nostro o non piuttosto a loro favore”

In altre parole Cuba ha chiesto l’interruzione dell’embargo, che gli Stati Uniti dichiarano di voler mantenere sino a quando libertà e diritti mani non saranno garantiti (concetti soggettivi e quindi di difficile interpretazione). Dal canto suo Cuba parla di elementi che sono assicurati da sempre sull’isola caraibica e che le limitazioni, ad esempio quelle legate alla comunicazione via internet sono una conseguenza del peso del bloqueo; altri come il contenimento del diritto al viaggiare sono invece nient’altro che un rispetto degli accordi firmati.

Alarcon poi prosegue (e sarebbe stato meglio se non avesse preso il largo…)con l’ennesima  dichiarazione a sproposito, per restare in tema con il botta e risposta tra lui e l’interlocutrice ed afferma che Obama ha fatto ben poco per cambiare i rapporti bilaterali (“Che mi dice degli americani che hanno scelto un uomo giovane che ha promesso il cambiamento? Dove e’ quel cambiamento negli Stati Uniti?”. “A Cuba – ha aggiunto – stiamo attraversando un momento difficile cercando di cambiare in meglio affinche’ ci sia piu’ socialismo”).1

Obama infatti ha mantenuto uno stanziamento importante (55 milioni di dollari) per finanziare le attività atte a riportare la democrazie a Cuba. Sovente in passato questi fondi hanno permesso di finanziarie anche iniziative ed organizzazioni anticastriste che avevano uno stampo ben più vicino al terroristico che al democratico.

Le parole del Presidente Americano di un anno fa parlano di un impegno a ristabilire rapporti diplomatici con Cuba, ma sino ad ora si è tergiversato nelle proprie prese di posizioni e ci si è ispirati alla politica del repubblicano Ronald Reagan, dando voce a qualche dissidente che fa delle proprie dubbie dichiarazioni una propria fonte economica. Il gioco di isolare Cuba con attacchi pesanti in grado di ledere la dignità e l’immagine del governo dell’isola, facendo leva sulla mancanza di diritti umani, è oramai poco credibile e datato, oltre che essere uno strumento di persuasione dell’opinione pubblica piuttosto meschino.

Forse Alarcon dimentica però che governare gli Stati Uniti non è un compito semplice e che la mediazione delle proprie idee è indispensabile soprattutto in un sistema dove gli interessi delle grandi compagnie del paese s’insediano anche nelle decisioni politiche. Obama ha lavorato sino a pochi giorni fa per ottenere una vittoria che definirei storica. Con grandi difficoltà e nonostante una forte opposizione interna è riuscito a farsi valere ed a spuntarla al pensiero repubblicano, con uno scarto di appena 7 voti (219 contro 212 contrari). Obama ha sconfitto  la visione liberale della salute e l’ha adattata a diritto fondamentale cui ogni cittadino deve poter accedere. 32 milioni di persone (quasi tre volte l’intera popolazione cubana per intenderci) avranno qualche diritto in più per proteggersi  da azioni di cream-skimming e di ciò potranno nel lungo termine avvalersi anche i grossi colossi farmaceutici che si sono opposti da subito a questo progetto, garantendo enormi finanziamenti alla macchina disinformativa costruita ad hoc per rafforzare nel popolo americano l’idea del binomio  l’Obamacare-riforma sanitaria /insuccesso-disorganizzazione-instabilità. Forse ora Obama può dedicarsi anche ad altro, ma i grandi cambiamenti devono avvenire per gradi e non copiando lo stile Gorbaciov, quando improvvisò una Perestroika cui nessuno era abituato ad accogliere.

Le masse vogliono una risoluzione di una situazione e non più conoscere le mille e più verità basate su insieme di fatti, nomi, tentativi, errori passati, aberrazioni, ideologie, interessi.

O quindi la signora Clinton ha fatto una gaffe politica o è stato un primo passo per andare nella direzione che tutti auspicano. Ovviamente nessuno dei due Stati dichiarerà mai il proprio insuccesso. Per Cuba sarebbe una vittoria in ogni caso, per gli Stati Uniti questo antiquato embargo inizia a pesare, ma per non svergognare la propria reputazione di certo cercheranno uno stratagemma in grado di incolpare l’altra parte.

Noi per raggiungere il fine che speriamo fortemente siamo disposti a chiudere entrambi gli occhi e fingere di credere a tutte le dichiarazioni strampalate e strafalcioni sparati pur di far uscire tutti a testa alta.

1 http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=140280

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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