Le continue tensioni tra USA e Venezuela:  pretattica elettorale

Venezuela alle urne il prossimo ottobre. La fine dell’era Chavez o possibilità concreta di dare continuità al sogno bolivariano? Stati Uniti e Venezuela se le “suonano” di santa ragione, con azioni e dichiarazioni finalizzati al consenso. Dalla propaganda, alle alleanze internazionali, dagli incontri tra capi di stati alle minacce. Tanta demagogia, tanta propaganda, ma un solo scopo. Quello di prevalere gli uni sugli altri. E l’arma di questo secolo passa attraverso la comunicazione mediatica.

ESP:Venezuela a las urnas el próximo octubre. ¿Es el fin de  la era Chavez o posibilidad concreta de dar continuidad al sueño bolivariano? Estados Unidos y Venezuela actuan con acciones y declaraciones finalizadas al consentimiento. De la propaganda, a las alianzas internacionales, de los encuentros entre jefes de estados a las amenazas. Mucha demagogia, mucha propaganda pero un solo objetivo. Aquel de prevalecer , y el arma de este siglo pasa por la comunicación mediática.

Hugo Chavez. Fonte foto: http://www.100news.it/

Già si lavora per il grande appuntamento che attende il Venezuela il prossimo 7 Ottobre. Elezioni Presidenziali, che vorrebbero dire per Hugo Chavez, alla guida del paese da 13 anni, un rinnovo del mandato per ulteriori sei anni e la possibilità di continuare ad impostare lo Stato secondo quella definizione che lo aggrada, dicesi Rivoluzione Bolivariana.

Chavez, amico dell’ex presidente Cubano Fidel Castro, alleato del Presidente Iraniano Mahmud Ahmadinej?d, non è di certo Presidente amico degli Stati Uniti. Da qui a capire che gli USA stessi, faranno di tutto per  spingere sull’acceleratore per impostare dall’esterno la campagna elettorale con marcato antichavismo, non ci vuole poi molto. E’ ovvio, quasi fisiologico.

Siamo agli inizi della campagna mediatica e da qui ad Ottobre ogni decisione creerà tensioni.  Ogni scelta si ripercuoterà sull’esito dei risultati elettorali. Un Venezuela alleato sarebbe un doppio vantaggio per gli  USA: si tradurrebbe nella possibilità di ristabilire relazioni diplomatiche serene con un Paese dell’area latina a sua volta istauratore di un clima antimperialista e dall’altro poter interagire senza tensioni a livello di scambi economico-commerciali potenziando quindi in un colpo solo economia interna ed immagine.

Il Venezuela appare come lo Stato della Rivoluzione Bolivariana, promotore dell’ALBA e fonte di sostentamento per l’alternativa politica. Eppure Chavez non mostra la brillantezza e la lucidità di colui che tende ad imitare come modello e cioè proprio Fidel Castro. Lo spessore culturale e mai banale viene spesso a mancare in Chavez, che s’appoggia ad una retorica disarmante, quando i toni propagandistici accentuano  le conquiste sociali e non fanno menzione dell’enorme disordine in cui langue, nello stato attuale delle cose,  il Paese. Corruzione e delinquenza fanno di Caracas la capitale più pericolosa al mondo (escluse le zone di guerra).
Ma va ad onor del vero incluso nell’analisi un particolare importante. Spesso  ci si scorda infatti dei successi ottenuti  e della difficoltà di creare una alternativa quando l’egemonia economica ostacola il successo d’un modello che s’oppone ad un vero e proprio dominio. Assistiamo a questa forma di egemonia  in tutti i campi, non solo politico, ma anche commerciale. E’ una conseguenza della globalizzazione.  Ma un marchio cresce piano piano, prende coscienza delle proprie potenzialità, attingendo magari dai pregi e dall’innovazione del competitor, guardando avanti al tempo stesso con ingegno ed onestà. E’ questo sovente che manca in un Chavez a tinte forti. E’ questo che tende a trasformare i sostenitori moderati in detrattori. E Chavez non può permettersi questo. Non tanto per la sola Venezuela, quanto perché è un dovere portare a termine quel che ha iniziato, se veramente è così auspicabile per le popolazioni latino americane. E in questo periodo, è fondamentale limitare la mera propaganda e sostituirla con i fatti.

La stessa Ley de Costos y precios justo, promossa dalla voce tuonante di Chavez, quale  tentativo ed l’impegno solenne di eliminare uno degli aspetti che destabilizzano la realizzazione dello Stato Bolivariano e cioè il blocco dei prezzi di alimenti e dei beni di prima necessità, pare non aver rallentato la ripida crescita dell’inflazione.
E così quelli che parevano essere gli accorgimenti necessari per dar forza alla legge entrata in vigore con il decreto Nº 8.331, pubblicato nella Gaceta Oficial Nº 39.715 di lunedì 18 luglio 2011, al momento sembrano essere stati eclissati.
Pure le Controllate speciali, le multinazionali ed i marchi che imperviano al di là dei confini nazionali ed applicano politiche economiche aggressive tali da ledere agli stessi popoli da cui sono ospitati, non si sono adeguate al provvedimento. In definitiva non è ancora cambiato niente, come vani e offuscati dalla corruzione sono i controlli su tutti i commercianti che cercano di lucrare sui prezzi dei prodotti.

E dietro tutti questi insuccessi è apparso all’orizzonte proprio l’incontro con il temutissimo demone (così lo definisce l’opinione pubblica occidentale) Ahdmadineyad. Questa visita, l’evento da dare in antipasto ai voraci giornalisti. Ahdmadineyad dapprima si è recato in Venezuela dove non si è andato oltre qualche grossolana battuta sul nucleare e sull’ingarbugliata fantasia americana di trovare minacce laddove vedono in realtà una sana opposizione all’egemonia.  Poi il Nicaragua, poi Cuba ed infine Ecuador.

Sull’incontro con Fidel dovremo attendere la probabile relazione dello stesso, ormai cronista dei fatti storici con la proiezione alla quanto mai imminente fine del mondo, sull’onda di quanto scritto dai Maya.
Quel che abbiamo letto sul giornale di partito, Granma, parla di un “buon incontro” e poi ancora di “una buona visita” e poi di “cari fratelli”, belli intenti di pace delle democrazie contro l’assassino a stelle e strisce. Insomma difficile trovare contenuti importanti al di fuori della solita retorica. Non dimentichiamo la riflessione di Fidel Castro, in cui lo stesso rimproverava il presidente iraniano per non riconoscere l’olocausto. Fidel è convinto che lo scontro Iran-Usa ed Israele minacci la sopravvivenza mondiale. Speriamo pertanto che la definizione di “buon incontro” sia riferita ad una pace raggiunta tra Iran e israele. Difficile auspicare a questo, quasi fantascienza, come è difficile pensare all’aggettivo “buono” al di fuori di questo, se tale aggettivo è stato utilizzato in modo consono.

E ovviamente discorsi a non finire sull’arma nucleare. Secondo il Presidente Iraniano nessuna arma sarebbe in preparazione dal momento che andrebbe contro l’etica. “Noi non crediamo negli armamenti atomici” ha detto il Presidente Iraniano. “Noi crediamo nella morale umana e non siamo tanto imprudenti quanto loro. La questione nucleare è una questione puramente politica”.
E mi auspico, ci auspichiamo tutti che così sia, ma sino ad ora i sistemi alternativi, vuoi per questa scusa, vuoi per questo asfissiante grande nemico, non sono ancora riusciti ad esprimersi al meglio. Quel che però avrebbero potuto fare, come  nel caso dell’Iran è la gestione interna del potere, che di democratico, civile ed umano pare non abbia nulla da insegnare agli altri.
Continua quindi il teatrino mondiale dei grandi leader, bravi negli incontri di Stato, molto meno ad avvicinarsi l’un l’altro senza perdersi dietro l’ideologia di turno, grande limite dell’umanità, alla faccia che sia o meno in costruzione l’atomica.
E sulla scia di rapporti ostili tra Venezuela e Stati Uniti ieri è giunta all’epilogo la telenovela del consolato Venezuelano a Miami. Ufficialmente chiuso. Chavez non ha avuto altra scelta, vista l’espulsione del console venezuelano Livia Acosta. Gli Stati Uniti l’hanno rispedita a casa limitandosi a definirla persona poco gradita. Che questa espulsione sia legata al documentario in onda sul canale televisivo Univision al momento non è dato a sapersi.

Secondo alcune informazioni raccolte dai giornalisti la Acosta avrebbe più volte incontrato dei diplomatici iraniani e venezuelani atti a favorire un attacco hacker  contro i siti della Casa Bianca. Testimonianze raccolte dubbie, di alcuni studenti messicani. Nessuna prova è stata presentata per sostenere la tesi del complotto, quel che Chavez ha debito in una sola parola “balle”. Come dicevo chissà quante altre notizie clamorose, vere o presunte tali, si sentiranno da qui al prossimo Ottobre.
Se anche questa è democrazia credo sia oramai stagionata e che iniziamo tutti a sentirne il peso dei suoi stessi pregi.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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