Breaking News L'editoriale — 27 novembre 2010
La centenaria tensione tra Costa Rica e Nicaragua

Nell’aria già i nuvoloni minacciosi lasciavano intravedere l’arrivo di una tempesta tropicale.

Ora, quella variabilità atmosferica inizia a scaricare la propria tensione su Nicaragua e Costa Rica.

I rapporti burrascosi tra i due Stati si vanno via via intensificando e stanno creando non pochi malumori nella zona delle Americhe dove, a più riprese, si sta cercando di mediare e smorzare la polemica insorta.

La vicenda, tutt’altro che semplice, sta nei confini tra i due stati del Centro America.

Il Nicaragua avrebbe invaso i territori del Costa Rica durante le operazione di dragaggio su territori di confine bagnati dal Rio San Juan. Il problema è che la definizione di questi confini rappresenta un problema storico e ultimamente ha anche coinvolto Google, le cui mappe satellitari sarebbero state prese a riferimento dal comandante dell’esercito Nicaraguense Edén Pastora. Il Comandante Cero è un esperto sostenitore sandinista, e politico appartenente al partito Alternative for Change.

Daniel Helft, senior manager per Google America-Latina ha riferito che “ Google offre un servizio di elevatissima qualità e cerca sempre di aggiornare le proprie mappe tenendo fede a tutte le informazioni esistenti. Questo non significa però che debba essere preso come riferimento per decidere d’intraprendere azioni militari tra due Paesi”. Ha poi proseguito ammettendo l’errore “in questo caso le nostre mappe riportano una inesattezza per cui stiamo lavorando per correggerla entro tempi brevi”.

Una dichiarazione che ha mandato su tutte le furie il Ministro degli Esteri del Nicaragua, Samuel Santos, che si è invece detto assolutamente certo che le mappe mostrate siano corrette e che pertanto ogni cambiamento risulterebbe alquanto inopportuno.

Insomma, di presunta invasione pur sempre si tratta. Il Governo di Managua avrebbe disposto alcuni uomini dell’esercito a monitorare la situazione su zone calde dei “presunti” confini e il Costa Rica, Stato che non dispone di una propria forza armata militare dal 1948, ha dapprima inviato una lettera di protesta al Nicaragua ed in seguito ha chiamato in causa l’OEA (Organizzazione degli Stati americani) per risolvere diplomaticamente l’astio diplomatico tra i due paesi. L’OEA si è pronunciata a favore del Costa Rica nella disputa con 22 voti su 27. Contrari solo il Venezuela di Chavez, oltre allo stesso Nicaragua; astenuti l’Ecuador, Dominica e Guyana; non partecipante la Bolivia di Morales. Il Segretario Generale dell’OEA, José Miguel Insulza,  ha lanciato un appello ai due Stati affinché riuscissero a trovare un accordo per risolvere pacificamente la questione territoriale.

La risoluzione della disputa pare essere ancora lontana se si pensa che per risalire ai documenti che racchiuderebbero i confini si deve tornare al lontano 15 Aprile 1858 e rispolverare i contenuti del Tratado Cañas-Jerez, che già all’epoca era stato siglato per porre fine alle diatribe territoriali tra i due paesi confinanti. La storica intesa, che pare però essere tutt’altro che risolutiva, fu firmato in Nicaragua, a Rivas, dagli allora Presidenti Juan Rafael Mora (Costa Rica) e Porras Tomás Martínez Guerrero (Nicaragua). Solo pochi anni dopo il trattato venne messo in discussione dal Nicaragua, per poi renderlo definitivamente valido il 22 marzo 1888, a fronte di un arbitraggio richiesto al Presidente statunitense Cleveland, che lo studiò e lo approvò.

Ma la storia non conosce la parola fine ed il famoso “vissero felici e contenti” appare un concetto banale ed utopistico, che non tiene conto dell’entropia e del caotico divenire dei fatti e loro conseguente rimescolamento.

E così, ecco che poco più di un secolo dopo è cambiato tutto ma in sostanza tutto è rimasto immutato. I soldi e gli interessi restano la spietata macchina che spinge avanti il modo impedendogli di crescere, e, in nome di chissà quale pace, il Primo Presidente donna della storia costaricana, Laura Chinchilla Miranda,  ha  interpellato la Corte di Giustizia Internazionale dell’ONU. Spetterà ora all’organo giurisdizionale delle Nazioni Unite ,con sede nella capitale olandese, pronunciarsi in merito alla vicenda per la seconda volta. La prima volta, nel luglio 2009, la commissione aveva sancito la sovranità del corso fluviale al Nicaragua come da trattato, pur concedendo al Paese costaricano la navigazione delle acque. Il Ministro degli Esteri non esita a sparare a zero sul Nicaragua dichiarando, con grande maturità,  che i rapporti tra i due Paesi potrebbero essere irreversibilmente danneggiati così come lo stato della salute del luogo, dimenticando che la splendida biodiversità dell’ecosistema del proprio paese è protetta a stento ed in minima parte, sorvolando sugli scarichi tossici delle industrie che si riversano giornalmente nei corsi d’acqua.

Tuona quindi il Presidente d’un Costa Rica che, se da definizione è  moderato e senza un proprio esercito, è altrettanto vero possa vantare della presenza di un forte contingente militare americano, che sarebbe stato inviato qualche mese col la scusa di aiutare il paese a contrastare il narcotraffico che dal sud al nord traghetta senza troppe alternative per queste strette zone del centro america.

Anche in questo caso quindi gli Stati Uniti sarebbero quindi uno dei punti salienti nel tavolo politico della questione. La definizione del territorio è importante perché quel lembo di terra può diventare estremamente proficuo.

Il corso del fiume San Juan rappresenta una fonte di grande ricchezza energetica. Nella zona centroamericana le energie alternative coprono il 60% del consumi della zona e il Nicaragua ha realizzato grandi opere negli ultimi anni a riguardo, coinvolgendo anche l’azienda italiana Impregilo. Ora, mentre si attende la decisione pressoché scontata della Corte di Giustizia Internazionale, il Nicaragua ha confermato la realizzazione del progetto idroelettrico Brito, che consiste nella costruzione di due dighe lungo il corso del fiume San Juan per ricavare una potenza energetica totale di oltre 250 MW (al momento la disponibilità totale sfruttata dal Paese è inferiore ai 100 MW). Costo del progetto 600 milioni di dollari e progetto che sarà terminato entro 4 anni.

Le sponde del fiume San Juan solcano il confine tanto conteso tra i due stati, e i detriti depositati in decenni hanno modificato il corso naturale del fiume tant’è che all’altezza dell’Isola di Calero non si sa in definitiva di chi sia il lembo di terra tanto contesa. Se il fiume abbraccia  il canale del Nicaragua (in teoria già blindato dagli USA dietro ingente risarcimento), futura alternativa a quello di Panama,  si capisce l’importanza alla base di tale disputa con un Venezuela intento a ricavarsi comode vie per nuovi mercati dell’oro nero, e moltissimi altri paesi che cercano una via di comunicazione tra i due Oceani, fonte primaria per inestimabili traffici commerciali (senza parlare di quelli del narcotraffico).

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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