La stretta di mano tra Raul Castro e Barack Obama, lo stop USA-Cuba e il dialogo con l’UE

Dieci anni fà, conobbi Cuba. La sognavo, la studiavo e la immaginavo. Ne coglievo l’essenza pura, un nome, una bandiera, qualche nota ed immagine tratta dai miti rivoluzionari e creavo un misto mescolando fantasia a realtà. Erano i tempi in cui plasmavo e non terminavo di “dipingere” la realtà, e il buon vecchio Pablo sosteneva l’arte partendo dal presupposto che qualsiasi cosa si riesce ad immaginare è in sin dei conti “reale”. Ed anche il modo di tessere un pensiero è arte, come la stessa impostazione della vita.

Andai accompagnato e la colsi nel modo più puro ed incontaminato anche se forse proprio il fatto di non essere solo non mi permise di cogliere alcune esperienze. Pochissimi soldi a disposizione, una manciata, ma la buona volontà di marciare per ore anziché prendere un taxi. Sapevo in sin dei conti che mi sarei ricordati negli anni più di un arduo percorso a piedi, che di un sedile in pelle nera di una qualche vettura che esercitava il servizio abusivamente. Mi fà sorridere tanta buona volontà e semplicità da rimpiangerla. Giorni che impregnano di vita il mio presente e contaminano il futuro. Non c’entra nulla la gente cubana, la musica, la bellezza delle donne, l’oceano, o la natura. Senza ipocrisia, è stata una introspezione ed una conoscenza, l’ assaporare nel proprio insieme una realtà. Un modo nuovo di approcciare. In quei tempi c’era il lider maximo Fidel Castro a capo del governo cubano. C’era ovviamente in atto già da diverse decadi il dualismo Cuba-USA, al limite del ridicolo nella propria drammaticità e c’era la stessa convivenza con i problemi che rende il limite e la disperazione una fonte di creatività. E’ poi cambiato il Presidente degli Stati Uniti e in modo meno chiaro e definito quello di Cuba, tenendo conto della diversità dei sistemi politici, in un contesto culturale completamente differente. Tante vicende minori, solite tensioni, solite strumentalizzazioni ed una stretta di mano in occasione del funerale del compianto Nelson Mandela allo stadio di Soweto, a Johannesburg, occasione redentrice dove tutti si sentono più buoni, in puro stile natalizio.

Questo gesto va ricondotto ad alcune considerazioni obbligate.

Il dualismo politico Cuba e USA sfocia nella obsoleta vicenda da giornale o contrapposizione di partito. Quelle notizie che scorri sul quotidiano e che si smentiscono da sole dopo poche ore. Se nei giochi della politica tutto cambia e si rinnega alla velocità della luce la contrapposizione tra le due nazioni è diventata inflessibile, irremovibile. Una pagina storica in cui tra mille difficoltà ognuno pare avere trovato, nella propria posizione, un proprio equilibrio. Basti pensare al dispendio di energie che sarebbe necessario per ripristinare antichi equilibri, in cui ognuna delle due parti dovrebbe intraprendere un percorso di aperture, di incontri, di mediazioni, sottostando alle critiche accese che emergerebbero da ogni fronte. Già me li immagino gli anticastristi ad inscenare proteste di basso livello, come quella che anni fa li ha visti protagonisti di festeggiare la morte, solo presunta, di Fidel Castro, per le strade di Miami. 

L’embargo è una di quelle ipocrisie storiche che al minimo segno di possibile cambio accentra l’interesse, altrettanto ipocrita, dell’informazione globale. Ipocrisia significa assecondare un evento, una situazione e in particolar modo una condizione stagnante, in cui la logica viene meno all’abitudinario, in cui il buon senso è sottomesso all’ideologia, il cui il volere della maggioranza viene paradossalmente meno alla maschera del buoncostume e del borghese benpensare.

E così Obama e Raul si stringono la mano e una pratica di pace che ogni bimbo conosce e a cui tiriamo le orecchie quando se ne dimentica in nome della semplice buona educazione, diventa un gesto storico, complicato, forse troppo complicato per dei Presidenti che devono rendere conto ad un peso opprimente di mezzo secolo e che sembra impartire un ordine perentorio: “lasciate le cose come stanno“.  Talmente complicato quel gesto che paradossalmente ha quasi peggiorato, per quanto possibile, i rapporti con Cuba. 

Il portavoce di Obama ha subito tenuto a precisare in conferenza stampa che quel gesto non aveva alcun significato politico o relazionato in alcun modo alla linea tracciata tra i due paesi. Kerry ha dovuto difendere il gesto di Obama soprattutto a fronte degli attacchi della repubblicana Ileana Ros-Lehtinen secondo la quale “una stretta di mano tra il Presidente di una nazione libera ed un tiranno tra i più sanguinari al mondo può rappresentare propaganda a favore dello stesso tiranno”

A distanza di mesi possiamo quindi dire che il significato di quella stretta di mano è che i rapporti tra USA e Cuba sono inviolabili. Cuba deve cambiare e gli USA non hanno alcuna fretta a cambiare lo stato delle cose. Come disse Obama durante un “attacco” d’insofferenza, non sono costretto a dialogare con Cuba per il solo piacere di farlo. Insomma, i Presidenti sono troppo piccoli per smuovere le acque. L’embargo porta danni e su quei danni Cuba tenta di rifarsi, cercando solidarietà e coinvolgendo Paesi e smuovendo coscienze a dare di più.

Resta suo malgrado che Cuba resti una società complessa nella sua staticità. L’orgoglio del popolo cubano è uno slogan spesso ipocrita, cantato e vissuto all’inverosimile, così come è altrettanto vero che alla prima opportunità si tenti di lasciare il Paese per cercare il proprio riscatto nel mondo “moderno”. In questo senso nessuno è più bravo dei cubani che si avvinghiano all’opportunità del turismo per radicarsi attraverso falsi sentimentalismi nelle società ambite.

In attesa che le direttive adottate dall’Ue con Cuba, per avviare un accordo politico e di cooperazione, giungano al termine con qualche conquista e cancellino le vecchie ire dell’ex Presidente spagnolo Aznar riflesse nella Common position policy. A dar vita a questa “trattativa” è stato il Ministro degli esteri olandese Frans Timmermans, stimolando le normalizzazioni dei rapporti. SI stima che le esportazioni verso Cuba dell’Ue possano generare ben oltre i 2 miliardi di dollari l’anno attuali.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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