La Spending Review all’insegna dei tagli e della salvaguardia dei privilegi

Nella spending Review ci sono elementi che non potrebbero non esserci e vi sono molti elementi che avrebbero dovuto esservi.

Ispirandosi al concetto base, secondo la quale in un periodo di affanno è richiesto a tutti uno sforzo, a seconda delle proprie possibilità, per salvaguardare l’integrità di uno stato sociale costruito nei decenni, ci si chiede per quale motivo alcuni tasselli cardine che dovrebbero completare il mosaico vengano a mancare.

Quando conoscenza e sapere vanno di pari passo al buon senso il gradimento per le riforme non può essere che elevato.

Ma la busta paga è ciò che viene preso di mira e tartassato maggiormente. E gli illeciti proseguono più o meno liberamente. Per il libero professionista che si circonda di un esercito di commercialisti, la scappatella e la soluzione a tutti i mali tassatori è sempre dietro l’angolo.

In questa spending review vengono anche colpiti i dipendenti statali. Il numero in eccesso sarà tagliato, la razionalizzazione del costo degli effettivi restanti viene applicato secondo un insieme di norme che passa dal blocco degli aumenti, allo stop delle assunzioni, ad alcuni paletti nei concorsi pubblici, alla revisione dei pagamenti per quanto concerne le voci ferie, malattia.

Leggiamo anche che Nel 2013 la spesa per le auto blu non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011”. Stangata come si dice? I costi delle auto blu superavano nel 2011 i 4 miliardi di euro l’anno. Voci che portavano a questo totale vergognoso? 90mila veicoli e altrettanti dipendenti liberi spesso di oziare se non per qualche chiamata casuale. Insomma, più che taglio è la conferma che si potranno spendere ancora 2 miliardi di euro nel 2013, un’assurdità soprattutto se confrontate con la cifra di molte volte inferiore di Stati ben più popolati dell’Italia. Come esempio può essere citata Inghilterra, laddove il costo delle nostre corrispettive auto-blu è inferiore ai 10 milioni di sterline, di oltre 400 volte inferiore l’attuale spesa italiana.

Altre voci che ci fanno che alcuni illustri bocconiani si stiano convertendo al trash o al porno, stile Sara Tommasi, riguardano la Presidenza del Consiglio, che prevede una riduzione delle spese di funzionamento entro il 2013 di soli 15 milioni di euro, mentre alla Sanità Pubblica si chiede uno sforzo per portare ad un risparmio di 5 miliardi si euro, al Fondo Sanitario Nazionale è previsto il taglio 3 miliardi e i posti letto degli ospedali pubblici diminuiranno di 30mila unita, facendo scendere il rapporto a 3,7 posti letto per mille abitanti.

Sull’altro lato arrivano i fondi pari a 200 milioni di euro per le scuole non statali.

Il fondo per le vittime dell’uranio impoverito viene dimezzato.

Non ci sono aiuti concreti alle aziende, come non ve ne sono per i lavoratori o i pensionati che più soffrono di questa situazione.

Restano intatti i benefici, i privilegi, gli stipendi d’oro e tutti coloro che affogano nel lusso.

 In questo periodo sarebbe il caso di un prelevo forzoso di una percentuale delle più agiate tra le oltre 13 milioni di pensioni erogate dall’INPS. La proposta fatta è caduta nel nulla. Si era parlato di un prelievo per le pensioni superiori ai 17 mila euro mensili. Una percentuale a crescere a partire dalle pensioni sopra i 4 mila euro credo non possa essere ritenuta errata. Questo se vale la logica del razionale alla base dei tagli. Altrimenti facciamo a meno di ogni eventuale riforma.

Ad oggi la pensione più alta appartiene all’ingegner Mario Santinelli, che percepisce dall’INPS 90.246 euro al mese ,circa 3008 euro al giorno.

Non si è neppure parlato di un tetto massimo per le pensioni erogate dall’INPS. In altre parole lo Stato garantisce oltremisura, mentre oltre un certo livello dovrebbe  subentrare, al volere, una eventuale forma di previdenza privata.

Simili misure dovrebbero essere prese per i tanti redditi sopra i 300 mila euro annui e per i conti correnti che abbiamo oltre una certa disponibilità.

Questione evasori. Incontrollata. Tasse elevate sulla piccola percentuale dichiarata degli esercizi pubblici. Diventano tasse elevate obbligatorie delle quali si addossano il peso solo gli onesti. In Italia però gli esercizi privati quali bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, gioiellieri, concessionari automobilistici o di barche, discoteche, commerci al dettaglio di vestiario, alberghi…dichiarino circa 10 mila euro all’anno.

Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia ha ritratto un quadro orripilante. Il sistema di monitoraggio sull’evasione, nonostante i blitz giornalieri ed il lavoro costante della guardia di finanza, non funziona. E sarebbe vitale per quell’abbassamento delle tasse che dovrebbe essere alla base della corretta serenità aziendale.

Le componenti di un dramma sono poche: forza lavorativa e conseguenti introiti derivanti dalla stessa. Questa energia attiva deve eliminare gli sprechi, creando equità, ed aumentare la qualità della vita attraverso le basi di uno stato sociale moderno ed avanzato, i cui assiomi devono essere salute, istruzione e salvaguardia del cambio generazionale. Anche monitoraggio per prevedere e quindi prevenire un monte spese eccessivo negli anni a pari passo dell’evoluzione della società. E’ un discorso molto ampio, ma le riforme eliminando quegli aspetti che caratterizzano l’educazione ed il rispetto sociale sono già perse in partenza. 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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