La mortalità infantile in Repubblica Dominicana

Dall’ultimo articolo ne è passato di tempo. Anzi, se qualcuno fosse in grado con relative conoscenze a sostenerlo dando una mano a sistemare il codice, scriva pure a staff@thisiscuba.net 

Oramai l’autore di questo sito, alla ricerca anche di ulteriori collaboratori che mi possono scrivere nella mail di cui sopra, si è incentrato sulla Repubblica Dominicana, perché la vita qui mi ha portato e di seguito anche gli interessi, sebbene non possa esprimere una ideologia che semplicemente in Repubblica Dominicana non esiste, se non in casi assolutamente isolati, perché divorata ancor prima di far breccia sulle massa, dal solito mix di disinformazione, pochezza culturale, opportunismo e necessità di sopravvivenza che la fà da padrone a diatribe più o meno filosofiche.

Qui parlare di ideologia è presunzione. Cosa mi dà di pratico in cambio una ideologia? Comida? Dinero? Un pò come molti di quei cubani che sventolano la bandiera cubana e che all’estero sono gli ultimi, tranne gli stupidi patriottismi fini a sé stessi, a badare ad ogni forma di sviluppo economico / culturale.

 

 

Il tasso di mortalità infantile nelle ultime due decadi (tranne che proprio nel 2019) ha registrato un calo, in linea con il trend di tutti i Paesi mondiali. Ovviamente, laconicamente “ovviamente”, i paesi dell’area subsahariana restano rilegati agli ultimi posti della classifica. Inutile anche pronunciarsi sui fattori che provocano una fitta lancinante di dolore, misto incredulità, a come nello stesso mondo vi possano essere condizioni di vita, esistenza tanto differenti. Per questo, resto dell’opinione che l’indifferenza sia il più grande peccato dell’uomo.

Sono più di 6 milioni i bambini sotto i 15 anni che muoiono nel mondo ogni giorno. Mancanza di acqua potabile, condizioni igieniche precarie, impossibilità di curare una patologia facilmente risolvibile in altre parti del mondo. Nel 1990 erano il doppio. Quindi si è dimezzato il numero di morti per le disparità di risorse cui tutti vediamo, sebbene la popolazione mondiale continui a crescere.

In Repubblica Dominicana su 1000 nascite, 33 sono i decessi tra i nati di sesso maschile e 27 tra i nati di sesso femminile. A Cuba 6 e 5. In Italia 4 e 3. 

La Repubblica Dominicana si rivela pertanto una delle zone peggiori dell’intera regione latinoamericana. Problematiche sociali, quali la consuetudine di diventare mamme da adolescenti e spesso da bambine. Il Paese considera l’aborto anticostituzionale, è sorretto da una ipocrisia religiosa diffusa, in cui l’ignoranza diventa pericolosa in questi casi e non fà altro che dare libero sfogo ad espressioni aberranti prive di logica quali la magia nera, i rituali voodoo. Le sacche di povertà estese e l’impossibilità di accedere a cure mediche di primo ordine trasformano spesso una gravidanza non a rischio in una letale per il neonato. Spesso mancano i soldi per i controlli nel periodo di gravidanza e altrettanto spesso gli haitiani che vivono nella miseria più totale, senza documenti, non possono che aumentare vertiginosamente i rischi di incorrere in un evento tragico.

Quest’anno però il trend positivo, al ribasso, di morti neonatali si è bruscamente interrotto. Nei primi 3 mesi del 2019 la Repubblica Dominicana ha registrato 793 decessi contro i 601 del 2017, con un aumento di quasi un terzo. 

Ricordiamo che la Repubblica Dominicana, sta attraversando un periodo di crisi  sociale sebbene mascherato dalla stampa e dall’opinione pubblica e politica, che blinda ogni notizia d’instabilità per far si che l’aumento di turisti sull’isola possa proseguire. La corruzione del Paese è ai massimi storici e l’aumento del PIL non si riflette su un miglioramento della qualità della vita delle masse. La testimonianza diretta è la sempre più diffusa criminalità.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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