Viaggiare a Cuba — 07 maggio 2010
La mia prima volta a Cuba..(terza parte )


La mia prima volta a Cuba

Fonte foto: internet.

Ogni vacanza che si rispetti deve avere la sua colonna sonora.  Nel giugno del 1994 la canzone che consacrò e che racchiuse nelle sue note tutti i miei ricordi di quella vacanza a Cuba, fu una bellissima canzone romantica di Cristian Castro: nunca voy a olvidarte”.

Ero fermo ad un incrocio lungo una  calles di Varadero, aspettando che una vecchia Chevrolet del ‘59 passasse. Il fumo nero  che nel partire sputava dalla rombante marmitta, mi fece tossire ed arrossire gli occhi, che chiusi quasi simultaneamente.  Il mio sguardo dopo qualche istante ancora inumidito dal fumo, volle, rapito dai colori meravigliosi di una pittura di un artista di strada, adagiarsi tra i suoi colori, dove il rosso della terra ,il giallo del sole , l’azzurro del cielo si mescolavano tra loro creando un vortice d’autentica bellezza pittorica.

Guardai l’orologio, si avvicinava l’ora di pranzo e decisi di far ritorno all’hotel.

Un signore di mezza età era sul mio stesso cammino, e con un  “fantasioso” spagnolo  cercai di abbozzare una conversazione. Questo signore si chiamava Wilfredo, e viveva con tutta la sua famiglia poco distante dal punto dove ci trovavamo in quel momento. Wilfredo,  mi invitò dopo una buona mezzora a prendere una frizzante birra cristal a casa sua. Meraviglioso… non mi era capitato mai nulla di simile in Italia, avevo la sensazione di conoscerlo da una vita, tanto la sua lucente cordialità sapeva mettermi a mio agio, ed accettai con piacere.

Arrivammo a casa sua. La sua casa era piccola ma ben tenuta, e dopo qualche istante, l’iniziale  “birretta” si trasformò in un generoso banchetto sotto la “pressione materna” di sua moglie Maria Elena. Ancora un po’ impacciato per l’inaspettata evoluzione degl’eventi, sedevo a tavola.  Vicino a me Wilfredo mi cantava con enfasi le lodi   del perfetto pescatore, la sua gran passione, ed io ascoltavo in assoluta contemplazione…d’altra parte rispondere con il mio spagnolo fatto di s messe alla fine di ogni parola era un impresa alquanto ardua. Venne il tardo pomeriggio e mi congedai. Nell’uscire tra baci ed abbracci rimanemmo d’accordo di ritrovarci dopo cena, anche perchè dopo il racconto che gli feci della mia prima settimana di vacanza,Wilfredo era curioso di conoscere i miei amici.Dopo qualche ora ero già di ritorno con il trio de “deperados”, e Wilfredo forte dei mie racconti preparò con dovizia una bottiglia di “aguardiente” ed un piattino di “ostiones” nel tentativo di contribuire allo “sfacelo” dei nostri fegati.

Seduti a tavola incominciammo una squisita conversazione e dopo un po la musica immancabile in una festa cubana che si rispetti, toccava il cielo. Era assolutamente una serata meravigliosa.

Verso le undici  di quella sera rincaso la figlia maggiore di Wilfredo, Yohandra. Ad accompagnarla vi era un’amica dell’università nella quale studiavano entrambi,  che in quel momento era ospite a casa loro. Si chiamava Valia. La musica che dentro di me,  fino a quel momento rimbalzava tra stomaco e fegato, in quel istante cessò le sue evoluzioni: nulla percepivo e nulla trasmettevo: i miei sensi erano in panne.

Valia in quel istante era il tutto!

La sua bellezza quasi mi faceva male, e nel suo primo sorriso che mi fece quando ci presentammo,  tra le risa incontrollate dei tre “desperados” che nel frattempo proseguivano imperterriti la serata, mi sentii di morire. Bloccato, a tratti  confuso, cardicamente perso, mi ripresi dopo un po, incoraggiato anche dalla musica altissima che nonostante fossero le due del mattino tuonava dalle casse.

Venne il momento del congedo  e noi  seppur a malincuore andammo a dormire al nostro hotel. L’indomani mattina dopo una terapeutica e rinvigorente dormita,  mi resi conto che la vacanza stava per terminare e che le possibilità di rivedere Valia si riducevano drasticamente; dopotutto era ospite a casa di Wilfredo, e sarebbe potuta ripartire in qualsiasi istante.

Ma il destino giocò a mio favore. Nei pochi giorni a seguire che ci rimanevano, instaurammo una bellissima amicizia e nel bacio d’addio che gli diedi  e  che ci vide soli nonostante il trambusto dell’aeroporto, le seppi solamente dire l’unica frase che imparai a dovere: “nunca voi a olvidarte”.


Continua…

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Articolo scritto da:

È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

(3) Readers Comments

  1. bella storia….se piu andato a cuba?

  2. ciao Antonio…si un’infinità di volte…

  3. ciao Fracesco, ti capisco, ho passato 3 anni della mia vita a cuba. un amore bellissimo distrutto da me x paura della polizia.. e anche a me un ” bieco cubano”mi ha dato un consiglio :kitate antonio… e io x paura ho mollato tutto…ma la mia Yaimi e sempre nel mio corason. ciao Francesco

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