Viaggiare a Cuba — 23 aprile 2010
La mia prima volta a Cuba..(prima parte)

Ovvero, come mi ha cambiato Cuba

La mia prima volta a Cuba

Fonte foto: internet.

Splendeva nel mio calendario il fantastico mese di giugno datato1994. Un caso fortuito volle proprio che l’agenzia consigliata da amici di amici e di amici ancora, si trovasse per motivi oscuri in “panne”, con la destinazione che avevamo prescelto per le vacanze di quell’anno: il Portogallo. Io, Davis , David e Alberto eravamo incazzati fino al midollo. Dopo una serie di forbite “parolacce”, con un  tono di rammarico ed una mal celata incazzatura  per le spese supplementari che l’agenzia doveva accollarsi,  ci proposero  di andare a Cuba.

Che culo…pardon che fortuna.

Venne la fatidica mattina dell’imbarco, un sole primaverile aveva stretto alleanza con una frizzante brezza tipica di stagione, ed i due alleati ci davano come in una sorta di rituale mistico, un gentile arrivederci.

Arrivammo a destinazione.

Dopo le lunghissime 12 ore di viaggio finalmente, prendemmo nuovamente possesso delle nostre articolazioni inferiori, intorpidite dalla lunga seduta sull’aereo. Per me era la prima volta  che i miei glutei  rimanevano incollati ad un sedile per così tanto tempo, e soprattutto oltrepassavano l’oceano atlantico. A dir la verità in Italia il freddo oramai aveva fatto capolino assieme ai colori tenui del sole tipici della stagione invernale, ma la sensazione di caldo che provai un secondo dopo l’uscita dall’aeromobile fu oltremodo memorabile. Finalmente eravamo a Cuba. Ora tutti i programmi di viaggio che ci eravamo prefissati, trovavano nella luce abbagliante del sole caraibico uno splendente avvio.

Arrivammo all’hotel QuatroPalmas a Varadero.

L’essere ancora rincoglioniti per il cambio del fuso orario, non servi da deterrente, ed un primo cubalibre  made in Cuba, si estinse in questione di secondi. Sistemati i bagagli (per modo di dire 🙂 e richiamato all’ordine il trio di “desperados” che mi seguivano in questa avventura, andammo senza se e senza ma a perlustrare le calles cubane, per finire dopo qualche istante parcheggiati  in un piccolo bar a bordo strada, dove si poteva a quanto pare  rinvigorire le membra. Forti di un luogo comune che affermava che  per non soffrire il caldo si doveva portare la temperatura corporea agli stessi gradi di quella esterna, e vista la fatale scoperta che il buon ron cubano ha la stessa gradazione, bevemmo una serie di bicchierini… effettivamente non sudammo neanche una goccia di sudore…ma un mal di testa il giorno dopo.

Arrivò la tanto attesa notte.

Dopo aver chiesto qualche consiglio al personale dell’albergo, decidemmo di “deflagrarci” i timpani in una discoteca di Varadero, il Carribean Club. Eravamo stranamente gli unici italiani, in compenso un assonnato barista ci salutò con gentilezza, domandandoci come di rito la nostra provenienza. La discoteca era semi deserta ed uno split per l’aria condizionata, situato esattamente sopra le nostre povere teste, sembrava essere collegato direttamente con il polo nord. Lo giuro…!  era la prima volta che ascoltavo una  salsa cubana,  a Verona erano i primi anni del oramai plurifamoso fenomeno latino, e quello che si sentiva nelle poche discoteche a tema era solamente qualche brano antico risalente all’epoca di Josè Martì.

La prima  notte a Cuba tra rinnovati brindisi ed improbabili accenni ad una serietà oramai persa  passò, e verso l’alba con un retrogusto al cianuro andammo a dormire.

La mattina seguente era calda ed afosa, la piscina dell’hotel era quasi deserta, l’oceano spumeggiava brillando con  riflessi cobalto e d’oro che si mescolavano tra loro dando vita ad una danza ancestrale.

Che si fa? La scelta era ovvia. Lasciammo l’odore acre del cloro della piscina alle nostre spalle , per abbracciare con gioia la meravigliosa salsedine del mar del caribe. Dopo una spalmata di crema protezione 1000 che solo Caory avrebbe potuto  far meglio, mi adagiai sullo sdraio incredulo di assistere in prima persona ai fasti straordinari che la natura cubana ti sa offrire. Venne con naturale approssimarsi l’ora di pranzare. Erano all’incirca le 2 del pomeriggio, ed il banchetto infinito dell’hotel ci aspettava. Terminato il pranzo decidemmo io ed Alberto, uno dei quattro  “desperados”, di far visita ad un piccolo paese vicino a Varadero; Santa Marta. In effetti il contrasto tra i due paesi fu alquanto devastante..ma la cosa quella mattina ci disturbò assai poco…anzi l’accoglienza di quattro giovanotti baldanzosi del posto, che viaggiava lungo il filo del loro tornaconto, servi  seguendo sempre il famoso luogo comune che sopra citavo, a far indolenzire i nostri fegati.

La prima settimana passò in un baleno, ora eravamo acclimatati e quel senso di  “nebbia” mentale che avvolgeva le nostre menti, prodotta  dalla stanchezza del fuso orario, era oramai svanita. Il countdown del ritorno inconsapevolmente era già partito ufficialmente, ma dentro di me cercavo di non dare adito a quel senso di ansia che ti prende in queste occasioni.

Non ricordo esattamente se fu di venerdì o sabato, so solo che in una ora dove l’abitudine solitamente mi vuole al lavoro, incontrai l’essenza della mia vita tra le righe di un poeta, che in quel periodo assolutamente non conoscevo, Jose Martì…



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Articolo scritto da:

È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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