la fine del ciclo chavista in Venezuela?

Vogliamo essere imparziali ed analizzare i fatti? Ieri in Venezuela è finito un ciclo. O almeno i segnali tangibili vanno in questa direzione.

L’opposizione antichavista MUD, vince le elezioni legislative, conquista 99 seggi su 167 nell’Assemblea Nazionale. E i risultati sono l’anticamera che preannuncia la fine di Maduro e dell’era Chavez. I valori trasmessi da Chavez sono legati al socialismo, alla forza dell’unione del popolo venezuelano e dell’indipendenza con una ben nota e marcata ispirazione ai valori del bolivarismo. Indimenticabili le marce d’un indefinita macchia rossa che rifletteva in cielo l’adesione al partito PSUV, non a caso il più grande partito di sinistra dell’America Latina con oltre 5 milioni e mezzo di tesserati.

Ma con la morte di Chavez si è spento un movimento popolare e con esso l’energia che lo ha spinto a conquistare consenso e conquiste sociali. Spesso gli occidentali analizzano il successo o meno di un governo latinoamericano analizzando i parametri economici. Ma dimenticano così facendo del contesto, del modo di vivere differente, della mentalità differente e delle abitudini, cultura, stile di vita e priorità legate a quel contesto geografico.

E il PSUV ha fatto breccia nella sete di giustizia dei milioni di venezuelani ridotti in miseria, sedati ai margini della società e a cui era stato spento il solo desiderio di sognare. Poesia? Tutt’altro. Realtà dei fatti. E se forse i turisti stavano meglio allora, questo lo si deve proprio al tipo di modello societario adottato che da sempre cerca di offrire maggiori servizi a coloro che portano capitali, preferendolo talora a patrimoni inestimabili ed insostituibili del singolo quali istruzione ed accesso gratuito alle cure mediche. 

Il Venezuela in questi 16 anni ha evitato guerre civili, colpi di Stato, piccoli partiti politici nati dal nulla che diventano grandi con i finanziamenti  legati ad interessi economici esterni ben precisi e che poi con altrettanta rapidità implodono su sè stessi lacerando quei valori di cui ogni popolo necessita e quelle speranze in cui il futuro di ogni popolo si identifica.

Il Venezuela ha creato una sinistra vincente, un movimento d’unità che ha ottenuto conquiste sociali e trionfi elettorali. Anche i detrattori riconoscono il merito d’aver aiutato le classi sociali più deboli, ma non è mai riuscito a dare nuovo impulso all’economia, o a fungere da collante tra quelle classi sociali così diverse e così separate in casa. E così l’aristocrazia e l’alta borghesia ha covato e sofferto, creando quei legami e strategie che ieri hanno portato alla vittoria dell’opposizione chavista.

Diciamocela tutta. Il Chavismo ha dimostrato di non poter proseguire senza Chavez. Lo si è capito ancor prima della morta del leader. E Maduro ha mostrato limiti ed incapacità di proseguire il percorso intrapreso dal suo predecessore. E così emergono i punti deboli su cui fà leva la propaganda dell’opposizione. Inflazione esasperante, doppia valuta, delinquenza che sgorga in un fiume di sangue a tingere di colori forti una diffusa piaga sociale, rapporti tesissimi con gli USA che penalizzano l’economia bolivariana, imprese private costrette a chiudere, governo che non ha saputo valorizzare i servizi offerti e fare cassa con una politica attenta a limitare gli sprechi e talora gli abusi. l’Incapacità di limitare la corruzione spegne ogni individualismo e tentativo d’emancipazione.

Poi ci si è messa la crisi di una delle prime voci nelle entrate a bilancio, il petrolio. L’export del Venezuela è quasi unicamente “petrolio”.L’oro nero vacilla e sbatte per la prima volta contro il supporto di 38 dollari a barile, ben lontano dagli oltre 100 dollari di un paio d’anni fà, che riempivano le casse dello Stato. Ora sappiamo bene che si stà giocando una sporca guerra al ribasso. Ciò porta gli emirati arabi a mettere fuori gioco i nuovi produttori statunitensi, poi il prezzo dovrebbe tornare a salire. Ma quel poi è lontano, dannatamente lontano per una inflazione che tanto servirebbe da antidoto alla deflazione di una spenta Europa, quasi a simulare quel buco nero in cui è caduto il Giappone negli anni 90. Maduro, vista l’impellente necessità delle casse dello Stato Venezuelano, ha provato a stabilire un prezzo politico del petrolio di 88 dollari a barile.Porta in faccia dell’OPEC ovvia e a casa.

Venezuelani che non possono accedere a beni di prima necessità, e allo stesso tempo costretti a svendere il proprio paese per cercare di mantenere la propria dignità. Il popolo si riversa anche nei Paesi vicini, con la scusa di qualche viaggia turistico, per sfruttare il giochetto il doppio cambio. Si ottiene un placet per un volo all’estero legato a semplici motivi turistici e si torna in patria rivendendo i dollari rimasti al mercato nero. Il turismo non c’entra, questo è diventato un lavoro a tutti gli effetti.

E i Venezuelani a non capirci più nulla. Da una parte carne umana resa quasi una tratta per le logiche di mercato globali e dall’altra un presente che non convince e da cui diversi elementi suggeriscono a voce alta che è bene congedarsi.

Nonostante tutto questo Nicolas Maduro si mostra inamovibile di fronte alle difficoltà del Paese e conferma di poter tener fermamente in pugno il paese sino al 2019 portando avanti i valori della rivoluzione.Ma la frittata è quasi fatta. Sui social e in generale Nicolas colpisce per le proprie gaffe ed uscite. 

Eppure qual’è l’alternativa? Un manipolo di burattini yankee, che sguazzano felici nell’instabilità politica per prendere in mano giacimenti e capitali e sovvertire la nazionalizzazione che cotanti problemi ha provocato agli USA e non solo? O un movimento che desidera essere una vera opposizione? O si assisterà ad uno stallo politico ancor più doloroso per il paese, in cui nessuno avrà una vera maggioranza e non potrà applicare di fatto alcuna riforma ed indirizzare il lavoro in una direzione precisa?

Il divenire è il domani da che tempo e tempo. E fin che ci sarà concesso, potremo dire comodamente: “staremo a vedere”. 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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