Breaking News U.S.A & America Latina — 18 febbraio 2013
La cubana Yoani Sanchez e il profumo della libertà – capitolo uno, Brasile –

ESP: La bloguera cubana, Yoani Sánchez, arribó durante a la aeropuerto de Recife, en Brasil, al inicio de una gira que la llevará por 12 países tras haber conseguido su permiso de salida de Cuba. La bloguera encontró en el aeropuerto con una protesta en favor de Cubaque la acusaban de estar al servicio de Estados Unidos.

Yoani Sanchez è una blogger, una giornalista di nuova generazione. La giornalista, è nata il 4 settembre 1975 a l’Havana.

Della proprio battaglia contro il governo cubano ha fatto il proprio cavallo di battaglia. Dissidente con un profondo senso della libertà o controrivoluzionaria mercenaria? Non sta a noi dirlo, tanto è che trovare la risposta a questo interrogativo è talmente soggettivo che si potrebbe arbitrarne all’infinito come su un qualsiasi tema etico vuoi che sia esso aborto o eutanasia.

E’ difficile restare oggettivi a tale figura, un’emblema ed un idolo per il mondo della dissidenza al governo socialista dei Castro. Una alternativa che non si capisce bene dove voglia arrivare. Una voce giovane e rivoluzionaria astratta quella di Yoani, che continua a battersi per la libertà e per i diritti violati, come lei sostiene, a Cuba. Una sorte di Beppe Grillo all’italiana. Dice cose giuste…ma alla fine rappresenta una reale alternativa o si ferma ad una mera quanto ipocrita critica dei difetti del proprio paese e soprattutto del proprio governo?

Su Yoani inoltre vi sono molte ombre. E’ stata più volte smascherata da altri illustri giornalisti che non capiscano come una persona che parla sovente di impossibilità a navigare nel web nel proprio paese, possa tranquillamente scrivere tutti i giorni, magari travestendosi per non farsi riconoscere, da un albergo della capitale che promette ai turisti una connessione veloce sfruttando quella poca banda a disposizione, limitata anche, non dimentichiamolo da un embargo che tappa ogni via di fuga e normale comunicazione. Un embargo, se vogliamo ammetterlo, che priva della libertà per il quale in teoria è in essere. Un embargo che rappresenta una delle tante lamentele contro cui Yoani Sanchez s’inspira nei propri copioni.

Yoani Sanchez è un nome spesso sostenuto dalla stampa estera. Il proprio nome gira e trova appoggio negli ambienti di destra, anticastristi convinti. C’è chi sostiene come la blogger, sia, al pari delle damas de blanco, una mercenaria svendutasi al governo degli Stati Uniti, per ricevere popolarità e benefit economici. La signora in questione è stata in più riprese messa in uno stato di fermo e poi prontamente rilasciata. Da notare che Yoani Sanchez è controllata perché i suoi comportamenti provocatori spesso toccano il limite della legalità. Non dimentichiamo che Yoani ha anche dichiarato di essere stata rapita da agenti governativi, poi picchiata con brutalità. Da più parti si è richiesto di provare il tutto con delle foto, con dei testimoni. Niente. Nessuna foto, nessuna prova. E purtroppo la verità, come in ogni processo, emerge solo con le prove. 

Il nome Yoani Sanchez è un business, che si appoggia a gruppi editoriali di prim’ordine, come quello spagnolo, Prisa, il Grupo Promotora de Informaciones, Sociedad Anónima. La critica della blogger spesso perde toni realistici e tergiversa in una vera e propria denigrazione del proprio governo ed il fine è un becero tentativo di riscossa e di incitamento del popolo. Il tutto seguendo una logica di perentoria violenza letterale. IL server utilizzato, Cronon, è il riflesso di una ideologia che spesso il server esalta attraverso lo spazio che offre a siti di estrema destra. 

Yoani Sanchez è amata dalla maggior parte dei cubani che si trovano a beffeggiare, anche se in una incoerente esaltazione del proprio essere cubano, il proprio governo. Inutile negare e mancanze di libertà in ottica di una democrazia intesa in occidente, legato all’esito delle elezioni. Ma i c’è anche da dire che mai come ora la democrazia appare poco credibile ed annacquata, laddove le alternative ai soliti partiti non hanno speranze. Il risultato è legato alla visibilità e quindi al potere. E a Cuba si ragiona in modo differente. E se democrazia deve essere, la spinta non deve avvenire da costrizioni esterne, ma da un vero volere popolare. Eppure Yoani non è un idolo in patria, spesso è pesantemente contestata. Ancor peggio, è poco considerata e quasi snobbata.

Ora Yoani è uscita. Dietro la nuova riforma migratoria ha iniziato il suo “giro del mondo”. Ha già toccato il Brasile dove è stata subito pesantemente contestata.  All’aeroporto di Recife, appena sbarcata col passaporto nuovo di zecca, le sono stati lanciati dollari falsi, all’insegna dell’accanimento dubbio con cui col proprio blog fa informazione. Dai suoi tweet, il suo uccellino azzurro, grida al mondo l’emozione di vivere e saggiare il profumo della libertà. Una libertà che le permetterà di ritirare tanti premi, distribuiti dai paladini della libertà occidentale. Quella tanto amata, poco sobria quanto effimera, libertà. Benvenuta nel mondo Yoani, benvenuta.

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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