Breaking News L'editoriale — 23 novembre 2010

La Corea del Nord attacca un territorio sudcoreano in una guerra mai terminata, dove i segni di instabilità sono radicati nell’area asiatica e mai risolti. Numerose le versioni e le motivazioni dietro un gesto che risveglia la tensione internazionale.

Intorno alle 14.30 ore locali, le 6.30 in Italia, la Corea del Nord ha bombardato l’Isola di Yeonpyeong, appartenente alla Corea del Sud e facente parte del tratto di Yellow Sea, un arcipelago a 50 miglia a Ovest di Inchon, da sempre punto caldo per la vicinanza al confine con il vicino del Nord.

I rapporti tra le due Coree non sono mai stati semplici e le tensioni sono andate via via aumentando da quando, a Marzo, è stato affondata una corvette della Repubblica di Corea, episodio in cui persero la vita 46 militari e  che fu attribuito alla stessa Repubblica capitanata da Kim Jong-il.

A tal riguardo, essendo l’episodio stesso il probabile preambolo degli attacchi avvenuti, è interessante quel che riporta il Presidente Cubano Fidel Castro,  che dedicò una riflessione nella quale definì una strana invenzione l’ipotesi che fosse stata la Nord-Corea ad abbattere la corvetta sudcoreana Cheonan – progettata con modernissime tecnologie, dotata di un efficace sistema di sonar e di sensori acustici sottomarini – nelle acque situate di fronte alle sue coste. Fidel Castro afferma di non aver creduto nemmeno per un secondo alla versione che Kim Jong Il avesse dato quell’ordine (ndr:quello di silurare una nave ammiraglia. Si può leggere il resto dell’interessante ricostruzione cliccando qui)

Nelle immagini a disposizione, a testimonianza dell’attacco, si vedono almeno quattro colonne di fumo alzarsi da punti distinti dell’Isola, segni dei colpi d’artiglieria sparati. Decine di abitazioni sono andate a fuoco, mentre i 1300 residenti si sarebbero rifugiati immediatamente nel bunker sotterraneo. Alcuni starebbero già cercando di abbandonare l’isola per dirigersi verso la principale, a poco più di 80 miglia di distanza.

E’ stato subito convocato un Consiglio dei Ministri Speciale dal Capo di Stato Sud-Coreano Lee Myung-bak, che ha riferito di fare il possibile per cercare di risolvere senza ulteriori violenze la vicenda.

Attualmente il bilancio delle vittime, come riferisce il Ministro della Difesa, parla di due morti, membri dei marines sudcoreani, e altri quindici soldati feriti di cui cinque in gravi condizioni. Anche due civili sarebbero stati feriti nel corso degli almeno cento colpi di artiglieria sparati.

Il Governo di Seul ha subito risposto al fuoco e ha inviato una squadra di cacciabombardieri F16 sul luogo. Lo scontro si sarebbe propagato sulle montagne dell’Isola, rimasta nel frattempo senza luce. L’artiglieria Nordcoreana è difficile da colpire in quanto sfrutta al meglio la protezione delle insenature e delle scogliere nelle quali trova sede.

Nel frattempo Le tv nordcoreane non hanno riportato alcuna notizia a riguardo.

E’ uno scontro a fuoco gravissimo che ha subito mobilitato le forze diplomatiche di tutto il mondo nel tentativo di sedare quelle che potrebbero essere le prime avvisaglie di una veloce escalation di violenza.

Gli Stati Uniti, attraverso le parole del Presidente Obama, hanno definito inqualificabile il gesto ed hanno inviato il proprio rappresentante per la Corea del Nord, Stephen Bosworth, che solo qualche giorno addietro si era detto preoccupato per l’impianto attuale a duemila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, che il regime di PyongYang starebbe costruendo, per il sol scopo di strappare ulteriori aiuti dalla comunità internazionale nella tribulata trattativa sul nucleare. Alle parole del Presidente SudCoreano “rispondere in modo duro e gestire la situazione nel migliore dei modi per controllare la escalation di violenza”, gli Stati Uniti hanno offerto immediatamente il massimo supporto. Si tenga conto che gli Stati Uniti vantano già la presenza di un contingente 28500 unità e 50 navi militari stanno monitorando da vicino l’evolversi della situazione. Al momento l’Amministrazione Obama non sembra intenzionata ad inviare riforzi se non a fronte di un inasprirsi degli attacchi.

La Casa Bianca ha riferito “siamo in continuo e stretto contatto con il Governo di Seul,  condanniamo fortemente l’attacco e pretendiamo dalla Nord Corea un immediato stop delle azioni militari intraprese nel pieno rispetto degli accordi di Pace in essere”. L’accordo di Pace fu firmato il 4 Ottobre 2007, anche se, di fatto, la tensione è rimasta alta sino ai giorni nostri per via di spazi aerei e navali violati e di test nucleari condotti in almeno due occasioni dalla Repubblica dello Juche, cioè dell’autosufficienza.

Anche le due superpotenze asiatiche, Cina e Giappone, stanno prestando massima attenzione agli sviluppi della vicenda. Mentre il Ministero degli esteri cinese Hong Lei ha subito insistito sulla necessità di un confronto tra i due paesi per promuovere e ristabilire la pace, il Primo Ministro  giapponese Naoto Kan è stato più duro nella condanna dichiarando che il proprio Paese deve prepararsi ad ogni evenienza, ricollegandosi così alle precedenti parole del portavoce giapponese Yoshito Sengoku, una volta venuto a sapere della nuova struttura nucleare, inconciliabile, a suo dire, con i progetti di pace che si stanno perseguendo nell’area asiatica.

Di pochi minuti fa una agenzia di stampa in cui la Nord Corea precisa che gli attacchi sono dovuti a violazioni dei confini. Una ulteriore, anche minima, violazione dei territori nazionali marittimi provocherà violente rappresaglie e nuovi attacchi nordcoreani.

Col passare delle ore il leader sudcoreano Lee Myung-bak sembra sempre più intenzionato ad attaccare il rivale. I bombardamenti di bombardamenti di stamane rappresentano il primo attacco militare dopo l’armistizio di Panmunjeom del 1953, al termine di una guerra che causò 4 milioni di morti.

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *