Breaking News L'editoriale — 13 novembre 2013
La comunicazione nel regime dell’etere tra news, apps mobile e whatsapp

Che bello porsi qui a riflettere. Mi mancava scrivere, ricercare e cercare di arrivare a delle conclusioni. A volte la vita e gli eventi t’assorbono e rendono vano le sfumature e tutto ciò che intorno continua a scorrere, te ne accorgi solo quando ti fermi. Ed è in questo fermarsi la libertà che ti permette di riappropriarti di te stesso. ma lo strumento per arrivare a questo senso di libertà è sfortunatamente o paradossalmente, rincorrere. E’ mesi che non scrivo. Ma questo non è un diario bensì un raccoglitore di notizie. Qualcuno se n’è andato per lidi d’indubbio spessore culturale, vuoi whatsapp o facebook limitando il proprio utilizzo di internet a qualche applicazione o pollice alzato. 

Dove siamo rimasti a Cuba, in America Latina, in Europa e nella nostra vicina quanto amata-odiata Italia? Cosa è accaduto e cosa possiamo spolverare tra tutto ciò che che di bello e brutto ha preso fermo in quest’arco temporale? Cosa è rimasto d’attuale tra le macerie di notizie che il tempo ha reso macerie? Chi se n’è andato?

Il tempo non guarda in faccia nessuno, è l’unico elemento che vince sempre, anche laddove l’assoluzione della storia si rifà di volta in volta a differenti interpretazioni, visioni e contesti.

Cosa deve essere un sito di notizie in mezzo ad una miriade di notizie? Deve specializzarsi per catturare l’attenzione di pochi curiosi, chiamiamoli “fissati”. Credo che la risposta stia nell’essenziale. Verità. Tutti la cerchiamo, la rinneghiamo, la dimentichiamo.

Cos’altro deve avere? Direi che dovrebbe andare oltre la banalità, quell’essenza volatile fatta di luoghi comuni. Quei “puntini puntini” con i quali sovente le persone sono solite NON terminare un pensiero, lasciando l’allusione, ma l’allusione di cosa? Lo sapranno i diretti interessati perlomeno? 

Deve essere comunicazione, in una marea di mancata comunicazione.

Deve lanciare un massaggio, colpire nel segno e farlo con ogni mezzo, sconvolgere.

Il sito cosa deve essere? Una entità statica che resta indietro alla nuova concezione d’interpretare in un clic il desiderio di esprimere in prima persona uno stato d’animo sempre più reclamizzato e sempre meno interiorizzato? Deve essere finalizzato ad interessi commerciali, sottostare a regole o semplicemente un flusso continuo d’idee?

E diciamola tutta, anche questo nome, tra un www ed un un suffisso, thisiscuba mi sta stretto. Alla fine, ed i cubani erano stati i primi a chiedermelo, che cazzo ve ne frega a voi italiani della nostra quotidianità?

Facciamo tanto i patetici quando crediamo di conoscerla, viverla, magari per una scappatella, una notte brava, una condivisione di una notte stellata indimenticabile, di un amore che regge il peso degli anni, di un progetto economico che vede instaurarsi un rapporto bilaterali, uno scambio culturale genuino in un clima esotico che fà risvegliare la pochezza in cui tergiversano molti italiani (ed italiane…usiamoli pure questi puntini…).

Lasciamo perdere thisiscuba. Cosa smuove un sito quindi? La verità? Uno scoop? I titoli? NO. Questi sono solo espedienti per arrivare a smuovere quel che è il vero motore di ricerca, ciò che alimenta google: LA CURIOSITA’.

Questi anni sono la politica degli antieroi, senza miti, senza spessore. Non vi sono i cantanti a lasciare un segno indelebili se non quelli del passato, i film se non quelli del passato, non vi è traccia d’originalità, persi ad impiegare il tempo libero a verificare in un palmo il nostro stato d’aggiornamento esistenziale. Maldita popolarità.

Dalle pagine dei giornali di questa sera leggevo che l’Italia và verso la ripresa con un Pil previsto di un punto percentuale in crescita nel 2014. Leggevo del dramma che arriva a intervalli regolari e che questa volta ha spazzato una decina di migliaia di vite nelle Filippine destando la macchina della solidarietà e parallelamente quella maligna della speculazione, dell’astuto ingegno per fare soldi in un mare di morti. Poi lo sdegno, il ricordo sino al prossimo, in un turbine di emozioni che scorrono ad intervalli regolari sempre nello stesso verso, come se fossero regolati da una precisa legge fisica. 

L’America Latina è sempre lì, instabile, insicura, imprecisa, modaiola, divertente. Gli Stati Uniti sono invece ovunque, probabilmente anche a pochi millimetri dal telefonino dal quale starete, si spera, leggendo questa notizia. Obama negherà di sapere, sino a prova contraria ovviamente, con tatto e democrazia, dimostrando ancora una volta quanto l’apparente libertà su cui fanno leva sia in realtà il perno centrale d’un duro regime dittatoriale a stelle e strisce.

L’amico, nonno Fidel, continua ad incontrare lider politici amici e a detti di tutti sta benone. Scrive, vive in disparte, e si vive la propria vecchiaia in pace. Come dire “quel che potevo fare l’ho fatto e anche la battaglia delle idee, spesso colma di ottimi spunti, inizia ad essere latitante” Raul nel frattempo continua a proporre pseudo novità senza disfarsi delle falle del sistema. Sarebbe meglio costruire una casa su un terreno fertile ex-novo che cercare nell’impresa nostalgica di mescolare elementi eterogenei di diversi contesti storici in un ibridi di difficile riuscita.

In Venezuela il governo bolivariano del successore di Chavez, Maduro, continua a accusare le destre di attentati, golpe, tentativi di omicidio, mentre il malcontento della popolazione continua a crescere e rimpiangere i tempi andati. 

Il Cile tra rivolte universitarie e roccaforte dalla mal distribuzione tipica dei regimi di destra, trema al cospetto di Michelle Bachelet.

E altro stato che ho modo di conoscere da vicino, la Colombia? Limitiamoci a dire che è testa di serie ai prossimi mondiali, non molto altro…

Quanto vorremo firmare per tornare indietro, essere costretti come durante un check-in in aeroporto a depositare tutti gli oggetti elettronici e beffarci dei termini della new-economy, a non doverci prendere troppo sul serio a seconda del titolo che rivestiamo in questa maledetta società moderna. Ma è sempre il tempo a vincere, come volevasi dimostrati.

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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