Breaking News L'editoriale — 03 settembre 2011
La campagna mediatica contro Cuba

IT: La verità su Cuba in una fotografia realistica che la ritrae senza fotoritocchi, nella propria quotidianità. In una informazione mediatica, che ne oscura i lati positivi ed esalta i difetti ed i problemi, un veloce riepilogo per opporsi a quanto di sbagliato ci viene raccontanto e quanto di giusto viene omesso.

ESP: La verdad sobre Cuba en una fotografía realista que la retira sin mentiras, en la misma cotidianidad. En una información mediática, que oscurece  los lados positivos y exalta los defectos y los problemas, una veloz recapitulación para oponerse a cuánto de equivocado nios viene cuentado y cuanto de justo nos  viene omitido.

In America Latina esistono praterie di contraddizioni.

In quel continente cinto da due sconfinati Oceani, la Storia colonizzatrice, da cui derivano usi, costumi, lingue e tradizioni tende ancora a farsi sentire. L’Area talora appare ancora tristemente instabile.

I governi appaiono ancora delle marionette al cospetto della superpotenza, per quanto in difficoltà economica, a stelle e strisce.

Pochi sono i Paesi che hanno iniziato a percorrere un percorso loro. Difficile, ma anche valoroso.

Mentre Colombia, Messico, Costa Rica continuano ad essere poco altro che fantocci alle dipendenze USA, altri stanno cercando di cambiare. Ci sta provando al Bolivia di Morales e l’Ecuador di Rafael Correa. Quest’ultimo ha saputo resistere ad un tentativo di colpo di Stato, l’ennesimo, avvenuto il 30 Settembre 2010.

Il Cile, nazione progressista per definizione è in fermento. Gli studenti scesi in piazza per opporsi alla privatizzazione del diritto all’educazione ed alla scuola pubblica, ora hanno coinvolti intere classi di lavoratori, sempre più oppressi dalla differenze sociali. La crescita del prodotto lordo esita a coinvolgere le masse, lasciate in disparte. La precarietà lima il potere d’acquisto della maggior parte delle persone, e i diritti sindacali sono una pura facciata propagandistica riservata esclusivamente ai minatori che hanno coinvolto l’attenzione di tutto il mondo lo scorso anno.

Cuba è l’isola che da mezzo secolo si è opposta al gigante statunitense. In pochi capiscono cosa voglia dire avere la forza di opporsi a chi detta legge nel libero mercato. Un libero mercato subdolo, di facciata, che con una mano dona con generosità e con l’altro toglie dignità, possibilità e libertà decisionale allo stesso Stato, attanagliato dai debiti e dagli investimenti stranieri.

Pochi capiscono cosa voglia dire avere il coraggio di nazionalizzare e andar avanti con le proprie gambe. Pochi si informano e pochi hanno il coraggio d’andare oltre il senso di povertà. La povertà è una conseguenza del coraggio. Gli Stati Uniti hanno bloccato l’isola, in ogni senso, il bloqueo, l’embargo chiude ogni ramo alla libera economia, e da qua si capisce che di libero nelle scelte statunitense non c’è nulla.

Cuba ha da subito rappresentato un pericolo per le politiche economiche. E allora come nulla fosse la si è accerchiata e si è impedito ogni comunicazione della stessa con l’esterno. Perfino le navi da crociera non possono attraccare. Persino i medicinali e gli aiuti non possono liberamente arrivare. Persino le transazioni economiche non possono avvenire, se non al cospetto d’un penalizzante doppio cambio.

 

Nell’immagine la raffigurazione dell’economia statunitense, che cinge e chiude l’economia cubana e nega al popolo di Cuba di migliorare le condizioni di vita

Con la faccia tosta e pulita, tutti i Presidenti americani che si sono alternati man mano che l’isola andava avanti sola ma con caparbietà, hanno incolpato il Governo cubano di tirannia feroce. Peccato che nel frattempo, continuasse a garantire istruzione gratuita per tutti, compresi i libri di testo universitari. Peccato che Cuba garantisse il più basso tasso di mortalità tra i nuovi nati al mondo. Peccato che la ricerca cubana abbia sviluppato un centro biotecnologico tra i più avanzati al mondo. Peccato che la sanità sia riuscita a garantire un’età media tra le più alte al mondo. Peccato che nessun cubano sia mai morto per stenti dovuto alla mancanza di cibo o acqua. Peccato che nessun virus abbia mai gettato l’Isla nel panico per la diffusione di pestilenze o emergenze sanitarie, nonostante gli atti di terrorismo dalla vicina Miami non siano mai venuti meno.

Peccato che i giornali e la stampa che conta non abbia mai riferito che quasi 4000 cubani sono le vittime del terrorismo. Peccato non si racconti con il dovuto senso di responsabilità dell’invasione della Baia dei Porci per far cadere il governo di Castro.

Peccato che alcuni governi del Latino America non raccontini la vera storia di Cuba e si limitino ad elencare le colpe di un governo che è stato uno dei pochi a rispettare la vita di tutta. Mai un desaparecidos è stato registrato a Cuba, mai gruppi della morte hanno disseminato terrore tra donne e bambini. I bambini cubani non girano orfani dormendo per le strade, senza una casa o un luogo dove spendere la notte.

Eppure l’immagine che vogliono far passare di Cuba è questa. Se qualcuno si oppone e dice che non è così, viene subito additato come comunista, anche se non lo è e non si sente di esserlo. Ci sono Paesi che lungi dall’essere comunisti mantengono un dialogo con Cuba, senza essere aggressivi come gli Stati Uniti di Bush o di Obama, o come la Spagna di Aznar.

Peccato che a Cuba la mafia sia scomparsa dopo che il governo dell’ex Presidente Fidel Castro ha sradicato i bordelli a cielo aperto che vigevano nel periodo Batistiano. In quel tempo Cuba era una bella facciata, di edifici meno di cadenti di adesso, edificati con il sudore del popolo cubano, che aveva svenduto ogni forma di dignità, tra puttane e schiavi che dovevano svendersi al volere perverso degli imprenditori di Miami.

Peccato che i livelli di delinquenza siano tra i  più bassi al mondo e che il governo abbia sviluppato u sentiment amichevole del popolo verso gli Stati Uniti. A Cuba non ci sono campi che formano terroristi o mentalità integraliste. C’è libertà di pensiero e negli ultimi anni tutti possono professare nel pieno rispetto la propria sessualità.

Peccato parlare di dittatura spietata cove ogni persona è libera di esprimere il proprio talento e le proprie passioni. Non stiamo parlando dei popoli che ancora linciano uomini e donne come se si stesse parlando di vendere patate al mercato. La pena di morte non si applica dal 2003. Capezzone, rampante politico italiano, prima radicale ed ora braccio destro del Presidente del Consiglio Berlusconi, non finisci mai di condannare Cuba, ma si dimentica che la campagna per la moratoria nel mondo della pena capitale “nessuno tocchi Caino”, non si chiama “nessuno tocchi Caino, tranne gli USA perché non mi conviene

E’ questione di logica e di onestà intellettuale. Non si può nascondere a popoli interi la verità o disegnarla in modo distorto. Certo, avviene questo perché se l’informazione è quotata in borsa, allora non potremo pretendere la verità da chi scrive per un quotidiano del potente di turno.

Mi oppongo a tutto questo schifo e ricordo come il Presidente democratico Obama, , non stia rispettando le promesse fatte ai propri elettori. Il centro detentivo di Guantanamo è una vergogna, dove sventola la bandiera presunta della libertà, quella ipocrita a stelle e strisce. Eppure è ancora aperto, nonostante i soprusi che sono stati commessi.

In mezzo a questo Cuba non è perfetta e fa pienamente parte del contesto strano, tragicomico del Latino America, dove gli elementi destabilizzanti fanno parte intrinseca dell’essere dei popoli, quali le credenze religiosi e mistiche. Anche a Cuba esiste la santeria ed è rispettata e venerata, nonostante sia indubbio il danno che arreca alla capacità logico-deduttiva dell’individuo.

I Cubani sono un popolo simpatico e pacifico, ma parte di essi, soprattutto i giovani di oggi sono nati in un sistema già edificato, le cui lotte iniziano a restare sepolte dal peso degli anni. Il governo non progredisce, ma tende perlopiù a difendersi dalle aggressioni esterne e dagli stessi influssi che in un mondo reso sempre più piccolo dalle nuove tecnologie.

Le logiche e gli ideali sembrano quasi volere essere forzatamente inculcati e in un sistema dove il poco non è più abbastanza, e dove la gente chiede di più, il governo sembra muoversi con l’incertezza del neofita, in imbarazzo ad ammettere che alcune concessioni sono diventate le esigenze entro la quale langue dolorante l’economia del paese.

Le riforme avvengono a passo di gallina e poco credibili sono anche alcune prese di posizione attuali, come nel caso della difesa del colonnello Gheddafi in Libia.

In alcuni casi il governo si dimostra incapace di dialogare costruttivamente per perseguire un obiettivo comune, seppure all’interno di un contesto che non vuol dire svendita.

Nelle aziende statali lavoro è sinonimo di assenteismo. La produttività resta misera e l’individuo inizia ad arraffare nel piatto che lo stato cerca di garantire.

Questa è Cuba nel bene e nel male. E non credete a chi ve la dipinge a tinte solo oscure. Il nostro governo in Italia ha poco da condannare, perché un popolo di fantocci, mai deve sentirsi di puntare il dito verso un altro.

Lo stesso vale per gli USA, che mai hanno capito cosa voglia dire l’importante concetto di “sovranità dei popoli”.

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(2) Readers Comments

  1. Chiediti come i Castro vivono nell’oro e il popolo nella merda. Vai a Cuba e vivi come loro e vedi come vive il popolo, e smettila di fare folklore.La libertà in una prigione a cielo aperto, come l’economia che si regge sul turismo, perchè non hanno salario decente.La proprietà delle case e dei terreni,che prima era proprietà dei loro padri e nonni, non esiste, è tutto sotto il controllo dello stato. I turisti che vanno a Cuba sono per loro un occasione, per poter mangiare vendono figlie,mogli e fidanzate. Dove stà la dignità che i Castro hanno dato al popolo.

  2. Questa è la tesi sterile che reggono i puerili sistemi di informazione, che fanno leva nel constatare ed argomentare senza riflettere sulle motivazioni che determinano le conseguenze che vedi e lo stato reale delle cose. in realtà vi sono molti elementi criticabili a Cuba, come ho scritto, ma la prima parte, dove elogio Cuba, è di fatto una vemente protesta verso questo “finto-guardare”, fatto di molto qualunquismo. Tu parli di uno scritto folkloristico ma ti invito a cogliere maggiormente le sfumature e a non limitarti all’offesa nella tua critica. Ora non mi si dica che i Castro hanno il potere di controllare l’opinione pubblica mondiale. E non mi si dica che Cuba non è a dir poco penalizzata da un blocco che conoscono gli addetti ai lavori, anche noi italiani quando decidiamo di investirci. Prova a sopravvivere alle commissioni legate all’esecuzione del doppio-Forex ed imposto del bloque USA, ma se non riesci a maneggiare l’economia perché ogni scambio ti viene fortemente penalizzato, come puoi parlare di atteggiamento democratico a favore del popolo? Facile parlare ma la verità è che ogni economia andrebbe incontro a gravissime conseguenze. E non credere che in Italia il numero di prostitute sia minore. Ne sono pieni i corsi universitari e le tante precarie, che magari hanno un orgoglio superiore alle arrampicatrici sociali dei talk show nostrani. Quelle si che sono vere prostitute. Se nel mio scritto e nel nostro sito vuoi trovare un inno al lavoro dei Castri fai pure. Ma fai attenzione a cogliere la differenza tra raccontare ciò che si vede ed elaborare ciò che si osserva.

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